martedì 9 settembre 2014

Fear



5.09.2516

C'è paura nel cuore di Grace ma...

Ci sono anche parole nella testa di Grace.

 



 “Siamo una famiglia”
“Io sono qui per te. Non ti lascerò affrontare tutto questo da sola”
“Non devi fare tutto da sola”
“Non riusciresti a proteggerla nemmeno contro un castoro senza le braccia”


Ci sono discussioni che si accavallano, che le tornano alla mente mentre stringe il proprio ciondolo fra le mani in una preghiera muta e rievoca i volti di coloro che le hanno pronunciate: Coco, Gray, Elizabeth, Michael.
Alcune frasi la commuovono di tenerezza, altre la fanno tornare a sorridere più per la loro fantasia che per altro ma sente che non c’è nulla che la possa consolare. Sente che, forse, non è giusto lasciarsi consolare.


C’è qualcuno che le vuole buttare sulle spalle il peso del Mondo, che getta su di lei una colpa come una carcassa che ha il peso di tutte quelle vite che se ne sono andate.


E poi le rassicurazioni di una voce che non è amica, che non ha motivo di mentirti per farti stare meglio.
L’Ammiraglio Solomon Wolfe che le porge le sue condoglianze, che la rassicura su ciò che ha fatto e su ciò che non poteva evitare. 

“Siamo in pausa Ammiraglio, con il fiato sospeso, aspettando di essere felici o di essere morti”


E poi la notizia che forse l’incubo è finito. Il comunicato della Marina.
Se ne sta rannicchiata sulla sedia davanti alla finestra. Il mento sulle mani intrecciate. Si gode l’alba di un nuovo giorno con gli occhi che bruciano di stanchezza. I muscoli indolenziti dopo giorni in cui ha dormito solo un paio d'ore, dopo giorni in cui è stata solo spettro della donna che è davvero.
Odio, tristezza, rimorso e persino le colpe. Tutto questo scompare insieme all’ultima stella della notte inghiottita dalla luce di un Sole che sorge. Un Sole che solo i vivi possono vedere. I vivi, gli unici che hanno bisogno di speranza. 




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