domenica 28 settembre 2014

2 Poesie nel Cassetto

A quanto pare essere solo una persona non va più di moda. Le debolezze vengono viste come limiti e tutti hanno la voglia di fingersi eroi. Io questa voglia proprio non ce l'ho. Limite dopo limite vado avanti. Senza nasconderli. Senza ignorarli. Affrontare i propri limiti ma non perché si è eroi ma perché è giusto dare il meglio di sé mentre si segue la propria strada. Sono solo una donna. Amata o odiata, lodata o vessata. Non permetto a nessuno di giudicarmi per questo. Per essere solo una persona con tutte le paure e le fragilità, le follie e le contraddizioni. Non lo permetto nemmeno a Dio.
... Ma alla fine mi chiedo perché lascio che le parole degli altri mi riducano a brandelli.


Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua.
Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell'esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.

So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere. (*)

(*)Wislawa Szymborska


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-107307>

sabato 27 settembre 2014

Exodus Day 2516

27.09.2516

In casa Sullivan non esiste meteorite o apocalisse che possa intralciare la tradizione di pranzare tutti insieme il 27 settembre, per festeggiare l'Exodus Day. L'aria luttuosa e pesante che si respira da quando il Governatore ha dato l'annuncio aleggia ovunque ma i figli di Greenfield non si fanno piegare tanto facilmente. Continuano la loro vita, continuano a lavorare come fanno i suoi rancheri al Black Oak. Anche se lei li vede... Li vede guardare il cielo, deglutire e poi tornare a curvarsi ma sempre con grande dignità. Curvarsi solo perché la terra è bassa. Curvarsi perché loro, quella terra, la amano.

“Ziaaaaaaaaaaaa”

Un urlo squarcia il rumore di fondo dei suoi pensieri. Fa giusto in tempo a voltarsi per prendere al volo un bambino di sei anni. Bello come il Sole che in questo momento batte sui suoi capelli biondi. Li ha presi dalla madre. Ma il sorriso... Il sorriso è firmato Sullivan.

Danny Sullivan
“Zia papà dice che non possiamo venire al Ranch a trovarti. Dice che ti diamo fastidio!”
“Papà è tutto matto!”

Basta prendere in giro il fratello Christopher, cosa che lei fa sempre molto volentieri comunque che il nipote scoppia a ridere ed annuisce, neanche fosse la battuta migliore del 'Verse.

Lascia andare Danny, sistemandogli il gilet. I bambini son vestiti a festa mentre lei ha dimenticato di rispolverare il suo abitino a fiori e si è presentata con un paio di jeans.

“Zia ora Nonna ti fa il culo perché non hai su l'abito della domenica”
“Non è domenica oggi. E poi che sono queste parole Colin?”
Colin Sullivan
Christopher Sullivan

Se lo tira a sé e lo abbraccia. Ha solo undic
i anni ed è già altissimo. Secco come un chiodo ma il fisico che promette di maturare come quello del padre che esce dalla porta di casa. Christopher Sullivan è un armadio e riesce a mettere in ombra con la propria stazza anche la bella donna bionda che gli è accanto. Alta più di un metro e settanta e con un pancione che grida vita e nipotina in arrivo alla prima occhiata.

“Allison... sei meravigliosa”

Allison
Non può fare a meno di dirlo con le mani che vanno a stringere quelle di lei prima di accarezzarle la pancia.

“Si una meravigliosa mucca. Chris vorrebbe chiamare un esperto veterinario per farmi partorire”
"Allora basto io"

Marito e moglie ridono. L'omone spinge la sorella in casa e richiama i bambini.

“Grace....”
“Ciao mamma”

La madre ha preso il brutto vizio di sembrare commossa e farsi venire gli occhi lucidi ogni volta che la vede da quando si è trasferita e non abita più con loro. Questo indipendentemente dall'età che ormai Grace si porta dietro.

“Dov'è Jason?”

Chiede, cercando con gli occhi il fratello, credendo di trovarlo in cucina a sgraffignare i dolci.

“Non è riuscito a venire. Dice che è ha tanto da fare nel 'Core”

Nel 'Core. Sorride. Per i genitori i pianeti del Core sono uno uguale all'altro come se Jason li abitasse tutti e non ne abitasse nessuno.

“Ciao papà”
“Ciao bambina mia. Come va il lavoro?”
“Bene.”
“Bene.”

Non si scambiano altre parole. Si guardano. E tutti e due sembrano rimandare.

“Forza a tavola! Grace spero che ti ricordi almeno come ci si comporta e le buone maniere visto come ti sei presentata.”

Colin le lancia un'occhiata. Lei ridacchia e gli scompiglia i capelli scuri.
“E' troppo facile avere ragione in questo modo, ragazzino”

Mangiano, bevono, scherzano con i bambini perché si meritano che nulla cambi, si meritano quello che è un pomeriggio di festa che si mescolerà nella loro memoria con altri cento pomeriggi di festa e pranzi con i parenti. Si meritano questo. I bambini devono aver paura dei mostri sotto il letto e non di un pericolo di estinzione.

Tutti si sistemano per il sonnellino pomeridiano. Lei raggiunge il padre in veranda, seguita passo passo da Jock, il vecchio cane di casa. Padrone indiscusso del tappeto davanti al caminetto.

Jock
“Te lo ricordi? Quando da cucciolo inciampava sulle proprie orecchie?”
“Si ed ora è troppo vecchio e stanco per correre. Proprio come me”

Sorride di un amore profondo. L'amore che può legare una figlia ad un padre adorato.

“Dovreste prendere e andare da...”
“No Grace. Non andremo da Jason. Questa è casa nostra. Tua madre ne morirebbe. Prega ogni sera per Greenfield. Qui è dove lei è cresciuta. Dove ha cresciuto te e i tuoi fratelli... Qui ci sono tutti i ricordi legati alla nostra famiglia. Le cose di Richard, la sua tomba. Inoltre Allison partorirà a settimane. Ed è stata una gravidanza difficile, lo sai. Deve rimanere a letto il più possibile”
“Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi”
“Non essere cinica”
“Non lo sono papà ma dovreste andare. Prepararvi ad andare, almeno”

George Sullivan ignora le ultime parole. Si perde a guardare il campo verde davanti alla casa. Le altalene improvvisate sui rami degli alberi.

“E tu?”
“Lo sai che io non posso. Devo rimanere con la gente del Ranch. E con voi.”

La sottile mano di lei finisce fra quelle grandi del padre e lei si sente incredibilmente impotente. Vede gli occhi austeri dell'anziano farsi tristi e sempre più consapevoli. Vede e capisce che lui vorrebbe essere più giovane, vorrebbe poterla proteggere, vorrebbe che i problemi della figlia si potessero prendere a pugni come quando si voltava dall'altra parte mentre i tre fratelli si vendicavano contro il bulletto che l'aveva presa di mira fuori dalla Chiesa anche se è sempre stato uno a favore di "porgi l'altra guancia".

Se ne rimangono in silenzio. Padre e figlia. Due generazioni che devono affrontare la stessa paura. E' molto ingiusto. Per lui che la vita non dovrebbe più occuparsi di metterlo alla prova. Per lei che la vita dovrebbe lasciarsi vivere di più, per darle il tempo di fare progetti a lungo termine, il tempo di ricordare come si spera in un futuro migliore.



giovedì 25 settembre 2014

Darkness



24.09.2516

Rischio estinzione.

Sono bastate due parole e ha visto il suo mondo crollare prima ancora che sia il meteorite a colpirlo.
Un capogiro, crede di cadere. Cadere attraverso mille paure, cadere attraverso il panico che le sta facendo pompare ad un ritmo forsennato il cuore, cadere e frantumarsi insieme a tutta la sua vita.
Le mani di Solomon che l’afferrano, la riportano alla realtà. Stringe quelle di lei, vagamente tremanti.

Respira. Piano. Respira. Reagisci. Cerca di capire.

Lo riempie di domande, cerca risposte che quell’uomo non ha. Strappa all’Ammiraglio la promessa di salvarlo. Salvare Greenfield. E nel momento esatto in cui lui dice che lo farà lei prova un senso di colpa così grande che la schiaccia. La consapevolezza di avergli chiesto troppo, di averlo caricato di un nuovo peso, di una nuova voce che implora di trovare la soluzione ad un problema che, chi ci crede, potrebbe solo mettere nelle mani del Signore. E lei? Come può fare? Chi pregare? Prega la volontà degli uomini, il loro ingegno.


25.09.2516



Buio. Affanno. Le lenzuola intorno alle gambe nude la intrappolano. 


Sii una donna di speranza…

E’ sicura di averla da qualche parte ancora, una fonte di speranza da cui attingere, ricorda che oltre a tutto quel dolore, oltre tutto quel terrore c’è qualcosa. No, forse non qualcosa, qualcuno per cui vale la pena di sperare nella vita. Non lo trova. Non trova nessuno.

E’ troppo buio. Aiuto. Dove sei?

 Più l'incubo cerca di strapparla via dal sonno più la stanchezza accumulata la riporta giù e si trova a metà, in un limbo in cui l'unico orrore è quello di non riuscire ad aprire gli occhi. Smette di lottare, si lascia andare.


E' troppo buio. Aiuto. Dove sei? 



Continua a cercare. Vede sé stessa che corre. Ma verso cosa? Si lamenta, rigirandosi nel letto.
Ah si. La famiglia, gli amici, l'Amore. La sua mente elabora, convinta che la risposta sia lì, nascosta fra quelle parole.

Un gruppo di persone. Chi sono? Le danno le spalle.
Ci deve essere qualcosa, no, qualcuno per cui sono ancora qui. Per cui sto affrontando tutto questo, per cui sto correndo.Vede qualcosa cadere da un cielo che si è fatto improvvisamente chiaro. La luce distrugge le tenebre ma...
Un boato. Tutto diventa bianco. Tutti loro vengono spazzati via.



Lei si ritrova seduta sul letto, la finestra spalancata a causa di un colpo di vento. Ora è sveglia ma non riesce ancora a ricordare. 





martedì 23 settembre 2014

Thank you




24.09.2516

Si butta sul letto. Si tuffa ad occhi chiusi e si lascia cadere all’indietro. L’atto di fiducia che il materasso la prenderà, come un buon e vecchio amico. 


Ha sistemato Nicole Moore ed il suo cucciolo Spritz in una delle stanze libere del secondo piano. Perché hanno finito tardi l’addestramento, perché l’ospitalità è un valore importante.
E’ importante, bambina mia. Quando accogli qualcuno in casa ti fai carico del suo riposo, della sua protezione.  Non mi importa chi sei, non mi importa da dove vieni, se vuoi mangiare mangia se vuoi bere bevi e poi vai.

Vai. Lasciare le persone andare per la propria strada. E’ una cosa che non ha mai imparato a fare. No, non è così. Non ha mai imparato a non farsi segnare prima di lasciarli andare. Si affeziona e si lascia marchiare dal loro passaggio. E ogni volta che dice addio è una bugia.

Si stiracchia, rotolando poi per ritrovarsi a pancia sotto. Le braccia stringono un cuscino morbido.
Vorrebbe ringraziare Nicole. E anche Spritz, perché no. Vuole ringraziare le persone che non ama.

Grazie perché ho sorriso e ti ho fatto sorridere. Grazie perché sarò contenta quando ci rivedremo ma non mi mancherai nel frattempo. La tua mancanza non mi ucciderà, nel frattempo.

Le mancano le persone che non ci sono più e quelle che ci sono e non si fanno vedere, se ne rimangono lontane.  A volte è arrabbiata. E come adesso, increspa le folte sopracciglia scure e da un pugno dritto a quella fiacca bianca di una federa!

Arrabbiata con la Nonna che le ha lasciato il suo nome ed un ciondolo ed un mestiere e non sa quale di questi pesi di più.
Con Richard, che è morto per un eroismo stupido, che aveva promesso di tornare e invece alla sua porta ha bussato una bandiera.
Arrabbiata con Michael e con quelli che reputa amici.
Con Sebastian. La sua assenza le trapassa il cuore come una fitta di dolore. Egoisticamente vuole suo marito, lì. Lo pretende. Si alza, punta i piedi. Lo vuole lì, subito. Qualcuno faccia qualcosa. Vorrebbe ordinare a qualche ranchero di prendere i cani addestrati alla ricerca, andare e scovarlo. Neanche fosse una persona scomparsa.

Ma che crede la gente? Che basti l’amore per essere completi? L’amore ti spezza. Prima sei intero e poi ti apre in due.


Sospira, nascondendo il volto fra le mani. La rabbia scivola via fra le dita insieme al respiro.
Rimane una sorta di malinconia. Un’occhiata alla finestra aperta.

E’ grata
. Non arrabbiata.
Grata alla Nonna per averle insegnato a farsi delle domande e per averle dato tutti i consigli giusto per cercare le risposte. Per affrontare il peso di quelle che rimangono sempre un’incognita.
A Richard perché quella è stata l’unica promessa che non ha rispettato.
Grata a Michael, a Coco e agli altri. Non con le orecchie a portate di fischio ma con le gambe svelte per raggiungerla nel caso si trovasse nei guai.
A Sebastian. Perché la ama, perché le ha insegnato il coraggio anche se lui non lo sa. Il coraggio di affrontare sé stessa, l’insicurezza, l’attesa. Ed è felice di essere a metà se l’altra metà è lui




Thank you for loving me

For being my eyes
When I couldn't see
For parting my lips
When I couldn't breathe
I never knew I had a dream
Until that dream was you
When I look into your eyes
The sky's a different blue.

Thank you for loving me.

sabato 20 settembre 2014

Poesie nel cassetto

 Grace è convinta che ci siano delle poesie, delle parole, da tenere nel cassetto o in tasca. A portata di mano e da tirare fuori quando servono, quando la vita ti impone emozioni che non sai dire.


Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana. (*)


*:Wislawa Szymborska - Ringraziamento






venerdì 19 settembre 2014

L'Uomo giusto.

Past




Il profumo che arriva dalla cucina richiama il suo stomaco di dodicenne come la luce fa con la falena.
La piccola Grace vestita di bianco va incontro ad un nuovo giorno, dolcissima e come sempre scalza.

"Nonna?" La cerca, sapendo già di trovarla. "Nonna dove sono tutti?"
"A lavoro e a scuola. Rimango io con te. Ti senti meglio?"
"Si! Non ho più la febbre!"
"E come fai a dirlo?"
"Non ho gli occhi lucidi e rossi, la fronte non è bollente e questa notte ho sudato tanto da dover cambiare due volte la camicia"

La mette alla prova, la Dottoressa, insegnandole quelle poche cose, a fare rapporto come fosse un giro visite, accontentandosi di ben poco data la giovane età della nipote, accontentandosi della sua buona volontà di imparare.
Nonna Grace ha occhi molto scuri  e sottili, lunghi capelli bianchi che tiene sempre stretti in una treccia tenuta acconciata sulla nuca. Austera ma dalla voce e dal sorriso perennemente gentili.
"Nonna mi racconti una storia?"
"Che storia?"
"Una bella. D'amore."

Nonna Grace le racconta una storia. Niente principesse, niente cavalieri ma di un cowboy che vagava solitario per Greenfield. Aveva sognato tre anni prima di trovare un tesoro ma non sapeva dove, non sapeva quando, non sapeva come. Un giorno sentì che in una cittadina poco distante da dove si trovava c'era una donna, la più bella che il 'Verse avesse mai visto ma anche la più gentile, la più premurosa con la gente. Il cowboy si innamorò con le orecchie. Corse con il suo cavallo marrone molte miglia per incotrare la giovane. I due passarono tutta la notte e tutto il giorno a parlare. Lui le raccontò la sua storia. Lei gli chiese quando sarebbe dovuto ripartire. Lui rispose: mai. Aveva trovato il tesoro.
"E poi che è successo?"
"E poi si sono sposati e hanno vissuto insieme per il resto della vita"
"E' un sacco di tempo!"
"Eh si... ma non sembra poi tanto quando ami qualcuno"
"Come si fa a capire, Nonna? Perché c'è il figlio del vicino che dice di essere innamorato ma a me sembra una cavolata! Anzi, il bastardo mi ha anche tirato i capelli!"
"GRACE SULLIVAN! Ma che linguaggio è?"
"Scusa Nonna"

Si sorridono mentre l'accompagna di nuovo in camera sua. La dodicenne si sistema sul letto, gambe incrociate. L'anziana le spazzola con un amore infinito i lunghissimi capelli.
"Ora è troppo presto. Ma lo capirai quando verrà il momento..."
"Se ci devo passare insieme tutta la vita dovrebbe essere l'uomo perfetto!"
"Non esiste quello perfetto, esiste quello giusto per te. E' molto diverso"

Present 19.09.2516

Le sono bastati gli aromi della colazione per ricordare con un moto di nostalgia la Nonna. Le manca ancora tantissimo. E' scomparsa qualche tempo dopo. Il suo cuore grande che alla fine ha ceduto, spossato dall'età e da tutto quello che aveva vissuto.
Sorride poi, si guarda la fede che porta al dito. Guarda tutti e tre quegli anelli che rappresentano un giuramento.
Solamente ora capisce che le parole della Nonna sull'Amore le sono entrate dentro.

Sai Grace... l'uomo giusto ti regalerà dei fiori solo perché è giovedì.

Sebastian che le fa recapitare a casa rose, girasoli, arriva con i tulipani.

Ti dirà che sei bellissima e a te sembrerà una cosa speciale e meravigliosa.
Sebastian che le dice sempre quanto è bella dopo che hanno fatto l'Amore.

L'uomo giusto avrà una storia dietro alle spalle, Grace, avrà dietro alle spalle tanti anni di tramonti ma ti guarderà come si guarda l'alba. Come se tu fossi la speranza di un giorno nuovo.
Sebastian che la guarda imbambolato e sorride senza motivo apparente, che vuole condividere il suo orizzonte con lei.

Io spero per te, bambina, che quell'uomo sarà come il cowboy. Che capirà che ti stava cercando e soprattutto capirà di doversi fermare una volta che ti ha trovato. Che ti tratterà e ti difenderà come il tesoro che sei. Perché questo fa l'uomo giusto.
Sebastian che le rimane accanto, che le vuole fare da scudo, che l'affianca.

Ma non è solo quello che tu sei per lui è quello che lui è per te. Perché le stesse cose le proverai tu. Anche se ora ti sembra sciocco, lui sarà il cuore del tuo corpo. Ma capirai davvero solo quando succederà. 



Grace che non ha parole per dire a Gray quanto lo ama. Così, ogni tanto, usa quelle di una poesia o di una vecchia canzone. Ogni tanto ne vorrebbe inventare di nuove. Ogni tanto si accontenta di dire "Ti amo". Ogni tanto preferisce starsene in silenzio, di rado ma lo fa. Il loro Amore che la arma contro tutte le paure, quelle legate a loro, quelle legate al 'Verse.

E poi ti prometterà di amarti per sempre e a quel punto dovrai prendere una decisione. Perché l'Amore è anche una scelta.

La decisione di Grace è stata: Si. Ha scelto di regalare, per sempre, il suo cuore malandato. Ha scelto di prendersi cura di quello di Sebastian.
Non un si naturale come respirare, anche di più. Un si normale come è stato innamorarsi di lui. Un Amore così grande che una vita sola non può bastare e quindi ha deciso di dedicare almeno quella che le è stata concessa a lui. Diventare sua moglie un po' di fretta e con un po' di furia. Ma si dice che quando incontri l'uomo per te devi fare qualcosa o rischi di vedere un'altra che si sposa tuo marito.



martedì 9 settembre 2014

Fear



5.09.2516

C'è paura nel cuore di Grace ma...

Ci sono anche parole nella testa di Grace.

 



 “Siamo una famiglia”
“Io sono qui per te. Non ti lascerò affrontare tutto questo da sola”
“Non devi fare tutto da sola”
“Non riusciresti a proteggerla nemmeno contro un castoro senza le braccia”


Ci sono discussioni che si accavallano, che le tornano alla mente mentre stringe il proprio ciondolo fra le mani in una preghiera muta e rievoca i volti di coloro che le hanno pronunciate: Coco, Gray, Elizabeth, Michael.
Alcune frasi la commuovono di tenerezza, altre la fanno tornare a sorridere più per la loro fantasia che per altro ma sente che non c’è nulla che la possa consolare. Sente che, forse, non è giusto lasciarsi consolare.


C’è qualcuno che le vuole buttare sulle spalle il peso del Mondo, che getta su di lei una colpa come una carcassa che ha il peso di tutte quelle vite che se ne sono andate.


E poi le rassicurazioni di una voce che non è amica, che non ha motivo di mentirti per farti stare meglio.
L’Ammiraglio Solomon Wolfe che le porge le sue condoglianze, che la rassicura su ciò che ha fatto e su ciò che non poteva evitare. 

“Siamo in pausa Ammiraglio, con il fiato sospeso, aspettando di essere felici o di essere morti”


E poi la notizia che forse l’incubo è finito. Il comunicato della Marina.
Se ne sta rannicchiata sulla sedia davanti alla finestra. Il mento sulle mani intrecciate. Si gode l’alba di un nuovo giorno con gli occhi che bruciano di stanchezza. I muscoli indolenziti dopo giorni in cui ha dormito solo un paio d'ore, dopo giorni in cui è stata solo spettro della donna che è davvero.
Odio, tristezza, rimorso e persino le colpe. Tutto questo scompare insieme all’ultima stella della notte inghiottita dalla luce di un Sole che sorge. Un Sole che solo i vivi possono vedere. I vivi, gli unici che hanno bisogno di speranza.