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sabato 28 marzo 2015

La ballata dei mostri

Ci sono due tipi di sogni: quelli che vivi in prima persona e quelli a quali, invece, assisti e ti trovi fuori di te.
Quello che Grace Sullivan sta facendo in questo momento, addormentata nella sua camera del Black Oak Ranch è uno di questi.
Guarda da lontano la scena. Si riconosce nella prima figura di donna ma... è lei e non è lei. E' più bella di quanto non sia in realtà o almeno è una bellezza diversa, così prepotente in quelle labbra rosse da risultare crudele e gli occhi non sono i suoi, sono di un inquietante e innaturale viola.
E quel vestito nemmeno è il suo. Dio, non potrebbe mai avere qualcosa del genere nel suo armadio! Nero e con solo due strisce di stoffa a coprire il seno più florido, voluttuoso. Dio, neanche quelle tette sono le sue.





Ne vede un'altra di donna. Occhi verdi.
Appizza la mente quando quel sogno diventa anche parole. Cosa sta dicendo?

Gli disse
"Portami domani"
Tralalalalla tralallalero
Gli disse portmani domani
"Il cuore di tua madre per i miei cani"


Dalla madre andò e l'uccise
Tralalalalla tralallalero
dal petto il cuore le strappò e dal suo amore ritornò.


Sente abbaiare e lo vede: il cuore sbranato da Libero e da Rain, anche Soul che con l'entusiasmo da cucciolo cerca di accaparrarsi un pezzo della strana merenda.

Non era il cuore, non era il cuore

Tralalalalla tralallalero
non le bastava quell'orrore
voleva un'altra prova del suo cieco amore.



Vede sé stessa sfiorare il labbro della donna con le dita prima di leccarsi la bocca ed avvicinarla all'orecchio dell'altra. La voce che è come miele, così passionale da nascondere la promessa di morte. Vorrebbe fermarsi, fermarla. Può avvertire, lucidamente anche se in sogno che è il proprio senso di colpa ad imporle di guardare come la più terribile delle torture.


Gli disse
"Amor se mi vuoi bene"
Tralalalalla tralallalero 

Gli disse amor, se mi vuoi bene
"Tagliati dai polsi le quattro vene"


Le vene ai polsi si tagliò,
tralalalalla tralallalero
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò. 


Lo shock, se possibile, della sua mente stanca, del suo incoscio che assiste a tutta quella malvagità è ancora più grande quando si sente ridere. La risata dei campanellini, alta, forte e con una sola nota stonata.


Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallalero
gli disse lei ridendo forte,
"L'ultima tua prova sarà la morte"


E per convincerla che ne valga la pena anche di morire per lei, la tira per i capelli attorcigliando una ciocca intorno all'indice e si stringe a lei. La bacia mettendoci lingua e morsi tanto da lasciarla senza fiato.


E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.


 Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.

Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene. (*)


E' in quel momento terribile che il sogno cambia. Il viola scivola via e lo sguardo torna ad essere nocciola e lei si trova nei panni sconci della sua vanità, della sua femminilità crudele, del suo egoismo di donna priva di valori e di morale e sentimenti. Il petto si alza e si abbassa furiosamente mentre si guarda le mani sporche del sangue di Cath Meyer. Sporche del sangue del suo amore, del suo affetto, della loro amicizia e del loro legame. Cade in ginocchio e la culla. La stringe al proprio petto e la culla: inerme e senza vita.
Le ripete che le dispiace mentre le toglie i capelli dal viso per baciarle la fronte. Ed è quando si scosta che gli occhi della donna si aprono di scatto e la fissano con una pupilla sadica e soddisfatta.

"Isabel"


(*): La ballata dell'amore cieco o della Vanità - F. De André