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venerdì 9 gennaio 2015

7 Poesie nel cassetto

Che ne sarà di loro?





Sempre si troverà una donna,
che, fredda e lieve,
compatendo e un poco amando,
ti plachi come un fratello.
Sempre si troverà la spalla di una donna
dove, abbandonata la testa scapestrata,
tu possa respirare con ardore
e a cui possa affidare il tuo ribelle sonno.
Sempre si troveranno gli occhi di una donna
che, smorzando il tuo dolore,
in parte almeno, se non proprio tutto,
vedano la tua sofferenza.
Ma c'è una mano
che ha particolare dolcezza
quando la fronte tormentata sfiora,
come l'eternità e il destino.
Ma c'è una spalla

che, un mistero il perché,
in eterno ti è data, non per una notte sola,
e questo tu da tanto l'hai capito.

Ma ci sono occhi
che appaiono sempre tristi,
e sono gli occhi del tuo amore e della tua coscienza,
fino ai tuoi ultimi giorni.
Ma tu vivi malgrado te stesso,
e quella mano, quella spalla,
quegli occhi tristi non ti bastano...
Quante volte in vita li hai traditi!
Ma eccolo, arriva, il castigo.
<<Traditore!>> - ti schiaffeggia la pioggia.
<<Traditore!>> - i rami ti sferzano il viso.
<<Traditore!>> - rimbalza l'eco nel bosco.
Ti rattristi, ti agiti, ti tormenti.
Non saprai perdonare tutto questo a te stesso.
E solo quella mano diafana perdona,
anche se grave l'offesa,
e solo quella spalla stanca
perdona adesso e perdonerà ancora,
e solo quegli occhi tristi
perdonano quello che non si può perdonare.(*)



(*): Sempre si troverà una donna -
Evgenij Aleksandrovic Evtusenko

mercoledì 24 dicembre 2014

Fra digiuno e scorpacciate di affetto

A few days ago...

Nel buio apre gli occhi di scatto. Il dolore alla gamba torna improvviso così tanto da strapparla all'incoscienza che si era riuscita a regalare dopo minuti e minuti a rigirarsi fra le lenzuola.
Non è in camera sua ma nell'infermeria del ranch. Sono le narici a ricordarglielo per quell'odore di pulito, di ambiente sterile. Gira appena il viso, la guancia preme su un cuscino troppo duro. Sul lettino singolo vicino c'è Emile. E' rimasta anche se hanno discusso, anche se entrambi hanno fatto incosapevolmente gli stronzi, anche se lei ha alzato la voce. E' rimasta perché ha detto che non l'avrebbe lasciato solo, che se avesse sentito male alle ferite doveva svegliarla. Disposta a dargli più antidolorifici e a cantargli una ninnananna per farlo addormentare ma lui non l'ha chiamata, non la chiama.

"Emile... dormi?"

Lo chiede con un filo di voce che pur se lui fosse sveglio, non riuscirebbe comnque a sentirla.
Si passa le mani sul viso.
Imparano a conoscersi ma non riescono ancora a capirsi. Lui lo ha detto con una frase ironica che in un momento diverso l'avrebbe fatta ridere e che ora non riesce a ricordare per cui non può nemmeno sorriderci sopra. 

Si è sentita male e dannatamente ridicola. E arrabbiata. Arrabbiata da voler mettere un muro fra lui e lei per togliergli ogni potere di farle del male perché non è riuscita a farsi scivolare addosso quello che ha detto. L'ha trattata da puttana. Senza volerlo ma lo ha fatto. Lei che non ha bisogno di braccia di uomo o di donna a proteggerla, che non ha bisogno delle mani di nessuno per sentirsi meno sola. Che si è imposta un letto vuoto e l'astinenza che ne consegue. Lui non la conosce e forse è anche colpa sua perché non riesce a lasciarsi andare. Nessuno, comunque, avrebbe il diritto di giudicare il modo in cui ha deciso di rimettere insieme i propri pezzi. Non lo ha permesso nemmeno a Gray, una delle poche cose che non gli ha permesso di fare con lei. Ridicola. 


Sapere a chi e quanto dare affetto. E' una cosa che non riesce ancora ad imparare. Alterna m
omenti di totale digiuno ad intere scorpacciate in cui si ritrova ancora capace di slanci di apertura verso il prossimo.

Quando torna a camminare senza l'aiuto della stampella va dritta all'albero di Natale in salone. Legge i biglietti dei suoi rancheri.

Cazzo, ragazzi, non potreste essere più materialisti? Come faccio a regalarvi la pace nel 'Verse?

Sbuffa. Un pensierino ad Aura e alla sua clinica, intanto, perché una donazione non fa mai male.

Trascina Hawk fino al mercato di Oak Town. Entrano insieme nella piccola bottega del giocattolaio. Un luogo magico, nascosto in quelle viuzze che lei conosce a memoria e potrebbe percorrere ad occhi chiusi. Il giocattolaio è un amico, è da lui che compra i regali per i suoi tre nipoti. Ha mani d'oro in quello che fa. E' il migliore di tutta la contea. Una volta gli ha chiesto perché proprio i giocattoli e lui gli ha risposto che era un bel modo per portare la magia nella vita dei bambini e che è un modo per non farli sentire soli, i bambini. Lei aveva solo una bambola da piccina. Una bambolina di pezza fatta a mano, con bellissimi capelli rossi e occhietti vispi con la testa troppo grande dato che, dopo uno sfortunato incidente con il loro cane, ha deciso di riparlarla, di "guarirla" da sola. Non sa ancora che Emile la mattina del 24 le farà trovare una scatola con una bamboletta del tutto simile e che la chiamerà Polly perché le piace dare i nomi alle cose per sentirle più sue.
Regala a lui il modellino di una nave spaziale perché una vera non può proprio comprargliela ma può aiutarlo a dare forma a quel desiderio, strappargli un sorriso magari. Non pretende poi molto.

Meng. Oh Meng.  Lei che le ha regalato un anellino placcato in oro con la forma di un'ala e che dimostra di conoscerla bene. Quante cose vorrebbe dirle? Tante. Ogni tanto crede che potrebbe andare da lei e confessarsi. Funziona così con i pastori? Potrebbe accogliere nel suo cuore le confessioni del mio? Ma ha una bocca pallida che si ostina a tacere con tutti. Come te lo dico, Meng, che non sei l'unica ad avere difficoltà ad esprimersi, a parlare? Se potessimo farlo tenendo la bocca chiusa? Inventerò una storia su questo. Una favola. Nella sua camera da letto inizia a ricopiare con l'inchiostro nero una poesia perché forse potrà aiutare l'altra a trovare ispirazione, perché forse la aiuterà a trovare le parole per far tornare la fede nella vita, in sé stessi. In Dio no, perché non pretende tanto da quel dono. Un dono che le affida una parte di Grace, quella più nascosta e insicura e fragile e leggera.

Sei greve quanto la terra che ti attira
Leggera quanto un battito d’ali
.
 Viva quanto il tuo cuore palpita
Giovane quanto i tuoi occhi vedono lontano.
Buona quanto quelli che ami
Cattiva quanto quelli che odi.

 Sia quel che sia, il tuo colore
È quello che vede chi ti sta di fronte.
Non considerare guadagno ciò che vivi:
Sei vicina alla fine quanto vivi
Quantunque tu viva
La tua vita è quanto hai amato.
 Sei felice quanto puoi ridere
Non rattristarti
Sappi che riderai quanto hai pianto

Non credere che tutto sia finito
Sarai amata quanto tu hai amato.
È nel nascere del sole
Il valore che ti da la natura
E quanto dai valore a chi hai di fronte,
Sei umana.
Se un giorno dirai bugie
Lascia che chi hai di fronte creda per quanto ha fiducia in te.
La nostalgia che si ha per l’innamorato è nel raggio
Di luna
E per quanto hai nostalgia per l’innamorato
Sei vicina al tuo amore.
Ricorda!
Sei bagnata quanto la pioggia che cade
Calda quanto il sole scalda.
Sola, tanto quanto ti senti sola
E forte quanto ti senti forte.

Bella, quanto ti senti bella.
Ecco, è questa la vita!
Ecco vivere è questo.
Vivrai tanto quanto ti ricorderai di questo,
nel momento in cui lo dimenticherai
sentirai freddo quanto ogni respiro che prendi
e, come dimenticherai chi hai di fronte
sarai in fretta dimenticata.

Il fiore è bello quanto è annaffiato
Gli uccelli piacevoli quanto riescono a cantare
Il bambino è bimbo quanto piange
E tutto lo sai quanto lo hai imparato.
Impara anche questo,
sei amata quanto ami. (*)

E quando lei gli consegna il foglio, di notte, al freddo di una serata in cui nevica, in mezzo alla radura dove il Black Oak ha deciso di fermarsi per il viaggio a Jasonville, Meng le mima un grazie e la bacia sulla fronte e a lei basta questo anche se non ha idea di che cosa l'altra ne pensi.


Scorpacciate di affetto, appunto. Regali e bei pensieri. Buoni propositi per il prossimo anno. E ti voglio bene non detti ma dimostrati.
E poi... digiuno.

Si trova a discutere con Emile, di nuovo
Ad alzare la voce, di nuovo.
Lui la tratta da stronza senza possibilità d'appello, di nuovo.
Lei non se lo merita. O forse si, di nuovo.
Lui la ferisce, di nuovo.
Lui dà un ultimatum alle sue paure e la perde prima ancora di averla. Come ogni animale messo alle strette, lei attacca e poi scappa. Lui ha parole troppo dure, ha troppa irruenza, non ha comprensione e non ha clemenza e lei non gli darà più modo di farle del male, di giudicare quello che lui non sa, quello che lei ha cercato di spiegargli. Non possono capirsi e le va bene.

Una sorpresa. Una videochiamata. Un cuore che soffre o riprende a cantare. Un muso e una faccia diversi ma sempre gli stessi. Cose che non cambiano mai. E campanelli e risate graffiate. Un posto da raggiungere. Una valigia da preparare prima di cambiare idea.


(*) Can Yucel: Ogni cosa è celata in te


mercoledì 22 ottobre 2014

Ultimo brindisi

Si lascia avvelenare. Dalla propria rabbia, dal proprio odio, dal proprio amore e dall’alcol ovviamente. Beve a stomaco vuoto. Ogni goccia rimbomba, producendo un eco che la scuote dall’interno. Voglio solo dimenticare. Elizabeth capisce, le dice che potranno bere tanto da dimenticarsi il proprio nome. Non mi basta, Beth, devo scordarmi tutte le parole, tutte quelle che ho sempre usato, tutte quelle che ho inventato.

Meng le dice di smettere di bere. Beth le dice che deve mangiare. Non può fare nessuna delle due cose probabilmente. Ci proverà, forse, non lo sa.
Dorme con Elizabeth quella sera, nella sua stanza al Red Queen. Le si stringe contro nel sonno, senza volerlo, si addormenta rigirando fra le dita una ciocca dei suoi capelli rossi.
Dorme tantissimo. Continua a dormire anche quando ha recuperato tutte le energie.
Odiarlo è la cosa che più mi sfinisce...

Anche Nicole capisce. Dopo che le ha spiegato perché il proprio volto rivela una bellezza più spigolosa, lineamenti più decisi, zigomi più netti perché le guance hanno perso la loro morbidezza naturale.

“Ma che cazzo hai combinato?”
“Ho lo stomaco chiuso ultimamente, sarà che sto ancora digerendo il tradimento di quel bastardo”

Non insiste sul dirle di mangiare. Si regalano, alla fine, un momento di pace insieme. Tanto tanto vino. Una bottiglia e una mela a testa. Dimenticare.

Un ultimo sorso. Un ultimo brindisi. E poi basta. Dimenticare.

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.(*)

(*)"Ultimo brindisi" - Anna Achmatova

domenica 19 ottobre 2014

Ruin

"Io credo che un tuo bacio possa valere le macerie in cui un giorno mi lascerai"

"Prenderei tutto splendori e miserie e poi sputerei sopra quelle macerie"





martedì 14 ottobre 2014

Ogni certezza persa dentro al tuo odore

Coglione.

C'è qualcosa dentro di lei che non può fare a meno di chiamarlo in questo modo. Una parte che è così arrabbiata che vorrebbe prenderlo a schiaffi. Una parte che vorrebbe così tanto... mordelo. E si ritrova ad affondare i denti sul suo collo prima di riuscire a formulare un discorso logico.

Sei il suono, le parole
di ogni certezza persa dentro il tuo odore
.

Si perde. In un desiderio che l'accende nonostante il pessimo tempismo, nonostante il discorso serio che le richiede uno sforzo di razionalità che pagherà per le ore successive.

Parla. Parla con razionalità e il fatto che la follia di quell'amore immenso le sembri totalmente logico le fa capire di essere fregata. Gli mette il proprio cuore nelle mani. E per tutte le cose che vorrebbe sentirsi dire e Lui invece non dice e ne dice altre. Tremende. Sente quelle mani stringerlo in una morsa.

"Permetterò al mio amore per te di bruciarmi ma non permetterò a te di farmi soffrire."

Che cosa vuol dire Grace? Che cosa diavolo stai dicendo? Abbassa quelle spalle. Non ti crede nessuno. 

"Tu non mi conosci."

Una grande verità. Tu non conosci lui. Altra grande verità. Ma siete qui insieme. Verità anche questa.
Un muro di silenzio li divide. Mille visi e mille nomi si mettono in mezzo fra loro.

"Non ho più parole."

E mentre lo dice la colpisce una consapevolezza profonda. Non ne ha più. Ha usato tutta la sua voce per spiegargli almeno un pezzo di ciò che prova, che non c'è verità che possa dividerli. Se lui la ama. Non c'è difficoltà che non possa affrontare. Se lui la ama. Ora sta a lui. Si sentirà stanca... ore dopo. Quando l'avrà salutato prima di partire. Quando sarà di nuovo sola. Si sentirà stanca di tutte quelle parole ma non ora. Ora è solo una moglie comprensiva ed una donna decisamente arrabbiata.

Da quando lo morde di nuovo a quando se lo ritrova sopra sul letto sfatto ci passa un discorso probabilmente ma fa fatica a ricordarselo.

Siamo gli ostaggi di un amore
che esplode ruvido di istinto e sudore.
È stato un lampo esploso in un secondo
a illuminarti in un riflesso, quando temevi tutta la luce intera,
l'iridescenza della tristezza.


Tutta la rabbia la riversa ora mentre fanno l'amore. Mentre fa l'amore con quel bastardo che occupa ogni spazio del suo cuore, ogni pensiero della sua giornata. Con quel ladro di tempo, di energie. Con quell'uomo che si prende il meglio di lei e le fa dire una marea di stronzate sull'amore e sulla passione neanche fosse l'ultima poetessa sfigata del 'Verse. E tutta questa mescolanza di accuse lui gliela può leggere in faccia.

"Coglione"
"Ma sono il tuo, Coglione"

Il controllo della situazione. E' con un sorriso che gli ricorda che lei lo ha mantenuto dall'inizio alla fine. Ci sarà tempo per impazzire, si dice. Più tardi.  Ora preferisce naufragare con lui.

Probabilmente lasciandomi cadere a peso morto
al tuo cospetto avrei sicuramente permesso la visuale
sulle mie alienazioni, sui miei tormenti, sui miei frammenti.
Ma voglio che tu piano piano scivoli dentro me,
ma voglio che poi nell'insinuarti sia incantevole.
Ma voglio che tu piano piano faccia strage di me
in un incerto compromesso tra la mia anima e il suo riflesso.

Senza più confini. Liquidi. Ritrovando la loro intimità mentre si graffiano e si  ringhiano addosso di piacere, di frustrazione, di tutto quello che forse con suoni coerenti non sono capaci di dire.

      Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare,
tutte le reti del tuo odore dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.

"Amo te. Voglio te. Ho bisogno di te."

La voce scura di Sebastian. Come un altro graffio. Un altro livido sui polsi. Un altro segno di Lui addosso. Sorride perché non può fare altro.

Forse l'attesa ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo non sapevamo stare così distanti
ad aspettarci ancora.(*)




(*):L'odore - Subsonica








mercoledì 8 ottobre 2014

Miracles


“Corri Flame Corri!”

Lei comanda e il cavallo obbedisce. Sono lanciate in una corsa che le imperla tutte e due di sudore. L’aria immobile della sera diventa vento che le sferza il volto e la schiaffeggia. Una cavalcata più che imprudente dato che non rallenta neanche quando devono attraversare l’Abram’s Bridge. Prova una fiducia cieca non nelle sue doti di cavallerizza quanto nell’abilità del suo esemplare di Appaloosa che sembra capire l’urgenza di quel corpo teso sopra di lui.

Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi.

Non proprio ma quasi. Mentre lei corre a casa sua, dalla sua famiglia, la Marina, l’equipaggio della Last Dance e quell’incosciente di suo marito stanno andando verso il Meteorite per distruggerlo.

La grande Casa ha tutte le luci illuminate e lei smonta quando Flame non si è ancora fermata del tutto.

“Zia... La mamma!”
“Non ti preoccupare Colin. Ci pensiamo io ed il nonno alla mamma. Ricordi cosa ti dico sempre? Ognuno ha il suo compito. Tu devi prenderti cura di Flame, adesso. Capito?”

Poggia le mani su quelle magre del nipote, leggendo tutte le paure dei suoi pochi anni mentre le annuisce convinto.

“Andrà tutto bene” E mentre dice queste tre parole capisce di star facendo una promessa che non è certa di poter mantenere.

“Papà!”
Richiama dall’ingresso. Sente i rumori e le urla provenire dal piano di sopra.
“E’ già in travaglio Grace. Tua madre ha portato via Danny.”
“Non è stata una gravidanza facile... non sarà un parto facile.”

Il padre annuisce. Infondo queste regole gliele ha insegnate lui.

Sale le scale e raggiunge la grande camera da letto.
Allison è stesa, una mano sull’addome pregno e una in quelle immense di Christopher che sembrano chiuse in un gesto di preghiera. Ciocche di capelli biondi appiccicate alle tempie e alla fronte. L’espressione sofferente.

“E’ colpa mia Grace! Perché sono voluta uscire e ora sto perdendo la bambina!”
“Non dire stronzate cara. Non è colpa tua ed io non permetterò che succeda niente alla piccola. Chris aiuta papà a portare l’acqua e gli asciugamani.”

Ha la voce ferma e gentile allo stesso tempo.
Appena i due uomini escono dalla tasta si avvicina alla cognata. Il lenzuolo sopra di lei che ne copre in parte la nudità, le coperte sotto diventate rosse.

“Grace... fai tutto per far star bene la bambina. Ti prego. Pensa prima a lei e poi a me”
“Per pensare a lei devo pensare a te. Tua figlia è come tutti i Sullivan, non le piace adeguarsi troppo alla tradizione e se ne sta uscendo con i piedi davanti. Ora la devo girare. Farà male ma poi andrà tutto molto meglio. Devo farlo subito perché non abbiamo tanto tempo.”

Giusto il tempo di lavarsi con cura fino al gomito e infilare i guanti sterili praticamente.

Tutto quello che viene dopo è fatto di manovre dettate dall’esperienza, da troppi asciugamani che devono essere cambiati, da sofferenza e preoccupazione mescolate insieme ma Lei di questo non sente niente. Lavora e basta. Dà ordini persino al padre.

“Ci siamo Ally. Un’ultima spinta solamente”

Un’altra mezza promessa che non sa se può mantenere ma vede in quel volto stanchissimo il bisogno di sapere che presto potrà riposarsi. Finalmente quella nuova vita viene al Mondo con un grido che qualche secondo dopo frantuma l’aria, appena le libera le vie respiratorie. Si esibisce nel primo pianto appena viene reciso il cordone ombelicale.

“Ciao meraviglia…” Le mormora, pulendola appena con un panno. “Lo so che nessuno te l’ha chiesto di venire qui da noi ma ormai ci sei. Vedrai che sarà tutto molto divertente.” Parla piano e si perde. Lo ammetterà a sé stessa più tardi ma Grace si perde e si scorda del ‘Verse, si scorda del Meteorite, si scorda dei cavalli pazzi, si scorda di quel ferito che Meng ha raccattato nei loro campi mentre conta il numero delle dita della neonata. Cinque. Cinque. Cinque. Cinque. Perfetta. Si riscuote solo quando viene chiamata. Mostra la figlia ai genitori. Entrambi le sorridono. Allison che ha perso tanto sangue ha ancora la forza di regalare il suo sorriso prima di lasciarsi andare.

“Rimango io con lei. Tu va’”

Ognuno ha il suo compito.
Stringe la nipotina fra le braccia, cambiando stanza per avere la tranquillità di medicarla e farle il primo bagnetto.  Ci sarà tempo dopo per fare le presentazioni ufficiali.
Infila alla piccola il pigiamino che le ha confezionato la nonna prima di lasciarla fra le braccia esperte del fratello.

Sospira. La mano ciondola lungo il fianco e sente la protuberanza dentro la tasca. Il cpad. Se ne era dimenticata. Lo controlla, convinta di trovarci un nuovo messaggio di Garcia e invece è il contatto di Sebastian. Quante ore sono passate da quando è stato inviato? Le gambe le stanno per cedere. No, le cedono. Le ginocchia impattano contro il pavimento di legno.

Ti amo. Ricordati sempre questo, anche se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Un pugno dritto nello stomaco. Il messaggio le porta via tutta l’aria. L’angoscia è così forte che per un momento il senso di panico la priva di ogni senso. Le lacrime le affollano gli occhi e non vede. Il rombo del proprio cuore disperato le tambura nelle orecchie e non può sentire.

Rimane per terra e inizia a chiamare la sua frequenza. Niente. Riprova. Niente. Riprova. Niente.

“Avanti fottuto affare!” Riprova. Niente. Riprova. Niente. Riprova riprova riprova. Niente niente niente.

Chris la trova così. Ad imprecare contro un cortex pad che non ha colpe mentre lacrime bollenti di frustrazione le rigano le guance.

“Grace che è successo?!”
“Questo coso non funziona! Perché non funziona? Prestami il tuo! Forza dammelo!”
Trova la colpa ovunque senza ragionare, senza logica. Sta anche per lanciarlo contro il muro quando il braccio le viene bloccato dall’uomo. Della donna forte di prima non vi è più traccia alcuna. Ne è rimasto l’eco nella stanza affianco ma nel corridoio c’è solo una moglie preoccupata per la vita del marito.

Riesce a raccontare a mozzichi e bocconi quello che è successo. O almeno crede di farlo ma dall’espressione confusa del fratello è possibile che in realtà stia solo piangendo senza dire nulla. Non lo sa nemmeno lei.
L’abbraccia e la porta in camera da letto. Le rimane vicino mentre per ore e ore continua a chiamare una linea irraggiungibile. E’ solo la luce che filtra dalla finestra a farle capire quanto tempo è passato. Si volta. Chris dorme. Tutta la casa dorme probabilmente dato il silenzio. Poi un pianto leggerissimo, il rumore di vagiti.
Si alza piano. Cammina con un passo pesante di stanchezza fino alla porta socchiusa. Allison dorme nel letto che è stato rifatto. George si è addormentato sulla poltrona, facendo la veglia alla nuora.
Si avvicina alla culla prende in braccio quel bocciolo dalle guance arrossate e gli occhi sorprendentemente aperti, spalancati che la fissano in modo curioso. Sembra chiederle se magari si sono già incontrate. Sembrano salutarla.

Le sfiora una manina con l’indice prima di prenderla in braccio.
“Shhhh... Lasciamoli riposare” Le dice, quasi con complicità tornando sul letto dove il fratello russa sonoramente.
Si sistema con la schiena sui cuscini, cullandola per farla addormentare. La osserva respirare, socchiudere gli occhi.

Non credere ai grandi miracoli, che sono solo fumo negli occhi per persone che hanno bisogno di illusioni. Credi in quelli che ti sembrano piccoli, che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Io credo nei miracoli che posso abbracciare. Credo in te, che sei nata lottando. Credo in Gray che ha avuto il pensiero per scrivermi. Lui, il mio Amore, il miracolo che posso abbracciare. Lo abbraccerò di nuovo.

Appena questa intima convinzione riesce a passarle dal cuore alla mente lei scivola in un sonno che ha il sapore di una semplice tregua e non di pace. Una speranza sulle labbra e un miracolo fra le braccia.


mercoledì 1 ottobre 2014

3 Poesie nel cassetto

 "A volte, a volte mi sfiora questo pensiero. L'idea di te e di noi, l'idea che non sia il nostro primo incontro, l'idea che fossimo destinati a trovarci ed amarci perché era già successo in passato e che accadrà ancora."

Le parole di Sebastian mi cullano ancora. Con l'orecchio appoggiato sul suo petto, il suo cuore sonnolento dopo aver fatto l'amore mi suona una canzone di vita e di speranza. Non ho bisogno del lenzuolo a coprire la mia nudità. No, non per pudore. Fra me e mio marito di pudore probabilmente non ce n'è mai stato. Sarà perché ha visto ogni centimetro di me e lo ha amato. Forse dal primo momento. Sarà che non ho mai preteso di essere la donna più bella del 'Verse ma lui mi ci fa sentire. Sarà che guarda il mio corpo come si legge la propria poesia preferita. Con estasi. Ha la temperatura del corpo perennemente alta così gli avvicino i piedi gelati alla gamba senza sensi di colpa. Mi riscalda e credo che perderò l'abitudine di dormire sotto le coperte, ora che c'è Lui a proteggermi dai mostri. Perché è così che funziona, non lo sapete? Fatevelo spiegare dai bambini, i miei nipoti me lo ricordano sempre quando gli do la buonanotte: che i mostri riescono a prenderti solo se dormi scoperto e che non c'è miglior scudo di una copertina ben rimboccata. E guai a far ciondolare un braccio fuori dal materasso! Allora quando lancio un'occhiata al piede di Gray che finisce inevitabilmente fuori dal perimetro del letto un po' troppo piccolo per lui, penso che si, è davvero coraggioso. 

Lui ha così tanta fede. Ed io? Penso che varrebbe la pena, rifarsi tutto questo sbattimento di vita e morte e rinascista solo per incontrarlo ancora. L'idea mi piace. Non che io abbia capito molto bene come funzioni. A me il destino piace chiamarlo necessità. Era necessario che accadesse tutto quello che ci è accaduto: sia a me che a lui. Che tutto quello che abbiamo fatto era un passo verso questo preciso momento. Che due persone o due anime, alla fine si trovano. 




Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(*)

(*)Wislawa Szymborska - Amore a prima vista

giovedì 25 settembre 2014

Darkness



24.09.2516

Rischio estinzione.

Sono bastate due parole e ha visto il suo mondo crollare prima ancora che sia il meteorite a colpirlo.
Un capogiro, crede di cadere. Cadere attraverso mille paure, cadere attraverso il panico che le sta facendo pompare ad un ritmo forsennato il cuore, cadere e frantumarsi insieme a tutta la sua vita.
Le mani di Solomon che l’afferrano, la riportano alla realtà. Stringe quelle di lei, vagamente tremanti.

Respira. Piano. Respira. Reagisci. Cerca di capire.

Lo riempie di domande, cerca risposte che quell’uomo non ha. Strappa all’Ammiraglio la promessa di salvarlo. Salvare Greenfield. E nel momento esatto in cui lui dice che lo farà lei prova un senso di colpa così grande che la schiaccia. La consapevolezza di avergli chiesto troppo, di averlo caricato di un nuovo peso, di una nuova voce che implora di trovare la soluzione ad un problema che, chi ci crede, potrebbe solo mettere nelle mani del Signore. E lei? Come può fare? Chi pregare? Prega la volontà degli uomini, il loro ingegno.


25.09.2516



Buio. Affanno. Le lenzuola intorno alle gambe nude la intrappolano. 


Sii una donna di speranza…

E’ sicura di averla da qualche parte ancora, una fonte di speranza da cui attingere, ricorda che oltre a tutto quel dolore, oltre tutto quel terrore c’è qualcosa. No, forse non qualcosa, qualcuno per cui vale la pena di sperare nella vita. Non lo trova. Non trova nessuno.

E’ troppo buio. Aiuto. Dove sei?

 Più l'incubo cerca di strapparla via dal sonno più la stanchezza accumulata la riporta giù e si trova a metà, in un limbo in cui l'unico orrore è quello di non riuscire ad aprire gli occhi. Smette di lottare, si lascia andare.


E' troppo buio. Aiuto. Dove sei? 



Continua a cercare. Vede sé stessa che corre. Ma verso cosa? Si lamenta, rigirandosi nel letto.
Ah si. La famiglia, gli amici, l'Amore. La sua mente elabora, convinta che la risposta sia lì, nascosta fra quelle parole.

Un gruppo di persone. Chi sono? Le danno le spalle.
Ci deve essere qualcosa, no, qualcuno per cui sono ancora qui. Per cui sto affrontando tutto questo, per cui sto correndo.Vede qualcosa cadere da un cielo che si è fatto improvvisamente chiaro. La luce distrugge le tenebre ma...
Un boato. Tutto diventa bianco. Tutti loro vengono spazzati via.



Lei si ritrova seduta sul letto, la finestra spalancata a causa di un colpo di vento. Ora è sveglia ma non riesce ancora a ricordare. 





martedì 23 settembre 2014

Thank you




24.09.2516

Si butta sul letto. Si tuffa ad occhi chiusi e si lascia cadere all’indietro. L’atto di fiducia che il materasso la prenderà, come un buon e vecchio amico. 


Ha sistemato Nicole Moore ed il suo cucciolo Spritz in una delle stanze libere del secondo piano. Perché hanno finito tardi l’addestramento, perché l’ospitalità è un valore importante.
E’ importante, bambina mia. Quando accogli qualcuno in casa ti fai carico del suo riposo, della sua protezione.  Non mi importa chi sei, non mi importa da dove vieni, se vuoi mangiare mangia se vuoi bere bevi e poi vai.

Vai. Lasciare le persone andare per la propria strada. E’ una cosa che non ha mai imparato a fare. No, non è così. Non ha mai imparato a non farsi segnare prima di lasciarli andare. Si affeziona e si lascia marchiare dal loro passaggio. E ogni volta che dice addio è una bugia.

Si stiracchia, rotolando poi per ritrovarsi a pancia sotto. Le braccia stringono un cuscino morbido.
Vorrebbe ringraziare Nicole. E anche Spritz, perché no. Vuole ringraziare le persone che non ama.

Grazie perché ho sorriso e ti ho fatto sorridere. Grazie perché sarò contenta quando ci rivedremo ma non mi mancherai nel frattempo. La tua mancanza non mi ucciderà, nel frattempo.

Le mancano le persone che non ci sono più e quelle che ci sono e non si fanno vedere, se ne rimangono lontane.  A volte è arrabbiata. E come adesso, increspa le folte sopracciglia scure e da un pugno dritto a quella fiacca bianca di una federa!

Arrabbiata con la Nonna che le ha lasciato il suo nome ed un ciondolo ed un mestiere e non sa quale di questi pesi di più.
Con Richard, che è morto per un eroismo stupido, che aveva promesso di tornare e invece alla sua porta ha bussato una bandiera.
Arrabbiata con Michael e con quelli che reputa amici.
Con Sebastian. La sua assenza le trapassa il cuore come una fitta di dolore. Egoisticamente vuole suo marito, lì. Lo pretende. Si alza, punta i piedi. Lo vuole lì, subito. Qualcuno faccia qualcosa. Vorrebbe ordinare a qualche ranchero di prendere i cani addestrati alla ricerca, andare e scovarlo. Neanche fosse una persona scomparsa.

Ma che crede la gente? Che basti l’amore per essere completi? L’amore ti spezza. Prima sei intero e poi ti apre in due.


Sospira, nascondendo il volto fra le mani. La rabbia scivola via fra le dita insieme al respiro.
Rimane una sorta di malinconia. Un’occhiata alla finestra aperta.

E’ grata
. Non arrabbiata.
Grata alla Nonna per averle insegnato a farsi delle domande e per averle dato tutti i consigli giusto per cercare le risposte. Per affrontare il peso di quelle che rimangono sempre un’incognita.
A Richard perché quella è stata l’unica promessa che non ha rispettato.
Grata a Michael, a Coco e agli altri. Non con le orecchie a portate di fischio ma con le gambe svelte per raggiungerla nel caso si trovasse nei guai.
A Sebastian. Perché la ama, perché le ha insegnato il coraggio anche se lui non lo sa. Il coraggio di affrontare sé stessa, l’insicurezza, l’attesa. Ed è felice di essere a metà se l’altra metà è lui




Thank you for loving me

For being my eyes
When I couldn't see
For parting my lips
When I couldn't breathe
I never knew I had a dream
Until that dream was you
When I look into your eyes
The sky's a different blue.

Thank you for loving me.