Coglione.
C'è qualcosa dentro di lei che non può fare a meno di chiamarlo in questo modo. Una parte che è così arrabbiata che vorrebbe prenderlo a schiaffi. Una parte che vorrebbe così tanto... mordelo. E si ritrova ad affondare i denti sul suo collo prima di riuscire a formulare un discorso logico.
Sei il suono, le parole
di ogni certezza persa dentro il tuo odore.
Si perde. In un desiderio che l'accende nonostante il pessimo tempismo, nonostante il discorso serio che le richiede uno sforzo di razionalità che pagherà per le ore successive.
Parla. Parla con razionalità e il fatto che la follia di quell'amore immenso le sembri totalmente logico le fa capire di essere fregata. Gli mette il proprio cuore nelle mani. E per tutte le cose che vorrebbe sentirsi dire e Lui invece non dice e ne dice altre. Tremende. Sente quelle mani stringerlo in una morsa.
"Permetterò al mio amore per te di bruciarmi ma non permetterò a te di farmi soffrire."
Che cosa vuol dire Grace? Che cosa diavolo stai dicendo? Abbassa quelle spalle. Non ti crede nessuno.
"Tu non mi conosci."
Una grande verità. Tu non conosci lui. Altra grande verità. Ma siete qui
insieme. Verità anche questa.
Un muro di silenzio li divide. Mille visi e mille nomi si mettono in mezzo fra loro.
"Non ho più parole."
E mentre lo dice la colpisce una consapevolezza profonda. Non ne ha più. Ha usato tutta la sua voce per spiegargli almeno un pezzo di ciò che prova, che non c'è verità che possa dividerli. Se lui la ama. Non c'è difficoltà che non possa affrontare. Se lui la ama.
Ora sta a lui. Si sentirà stanca... ore dopo. Quando l'avrà salutato prima di partire. Quando sarà di nuovo sola. Si sentirà stanca di tutte quelle parole ma non ora. Ora è solo una moglie
comprensiva ed una donna
decisamente
arrabbiata.
Da quando lo morde di nuovo a quando se lo ritrova sopra sul letto sfatto ci passa un discorso probabilmente ma fa fatica a ricordarselo.
Siamo gli ostaggi di un amore
che esplode ruvido di istinto e sudore.
È stato un lampo esploso in un secondo
a illuminarti in un riflesso, quando temevi tutta la luce intera,
l'iridescenza della tristezza.
Tutta la rabbia la riversa ora mentre fanno l'amore. Mentre fa l'amore con quel bastardo che occupa ogni spazio del suo cuore, ogni pensiero della sua giornata. Con quel ladro di tempo, di energie. Con quell'uomo che si prende il meglio di lei e le fa dire una marea di stronzate sull'amore e sulla passione neanche fosse l'ultima poetessa sfigata del 'Verse. E tutta questa mescolanza di accuse lui gliela può leggere in faccia.
"Coglione"
"Ma sono il tuo, Coglione"
Il controllo della situazione. E' con un sorriso che gli ricorda che
lei lo ha mantenuto dall'inizio alla fine. Ci sarà tempo per impazzire, si dice. Più tardi. Ora preferisce naufragare con lui.
Probabilmente lasciandomi cadere a peso morto
al tuo cospetto avrei sicuramente permesso la visuale
sulle mie alienazioni, sui miei tormenti, sui miei frammenti.
Ma voglio che tu piano piano scivoli dentro me,
ma voglio che poi nell'insinuarti sia incantevole.
Ma voglio che tu piano piano faccia strage di me
in un incerto compromesso tra la mia anima e il suo riflesso.
Senza più confini. Liquidi. Ritrovando la loro intimità mentre si graffiano e si ringhiano addosso di piacere, di frustrazione, di tutto quello che forse con suoni coerenti non sono capaci di dire.
Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare,
tutte le reti del tuo odore dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.
"Amo te. Voglio te. Ho bisogno di te."
La voce scura di Sebastian. Come un altro graffio. Un altro livido sui polsi. Un altro segno di Lui addosso. Sorride perché non può fare altro.
Forse l'attesa ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo
non sapevamo stare così distanti
ad aspettarci ancora.
(*)
(*):L'odore - Subsonica