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lunedì 10 novembre 2014

Ritrovarsi

Adorabile.
Non è il modo giusto con cui definirla.
"Sono una donna fatta di nervi e brividi"

"Sei piena di contraddizioni Grace Sullivan"

Nel freddo di una stanza, sola,
riempie il lato del letto.
Una mano strangola il lenzuolo
unico testimone di quell’atto d’amore.
Così non potrà mai svelare
quei sospiri liberati dalla prigione della contraddizione.
Lei ha
una fantasia da cavalcare,
può volare senza sbattere le ali.
E Lui allora ha una, due, mille facce.

E’ tutti gli uomini con cui è stata
E’ l’uomo con cui non starà
mai.
Ha occhi azzurri, castani, grigi e verde foglia.
Lui è l’amante proibito. E’ il marito.

E’ il peccato
. E’ giustificato.
Lui è la noncuranza. L’invadenza.
E’ il gelo degli spazi che queste cose lasciano.
Vuoti da colmare. E allora
nella
dolcezza della solitudine
essere di tutti loro e non esserlo di nessuno
solo per ritrovarsi ed essere mia.

martedì 14 ottobre 2014

Ogni certezza persa dentro al tuo odore

Coglione.

C'è qualcosa dentro di lei che non può fare a meno di chiamarlo in questo modo. Una parte che è così arrabbiata che vorrebbe prenderlo a schiaffi. Una parte che vorrebbe così tanto... mordelo. E si ritrova ad affondare i denti sul suo collo prima di riuscire a formulare un discorso logico.

Sei il suono, le parole
di ogni certezza persa dentro il tuo odore
.

Si perde. In un desiderio che l'accende nonostante il pessimo tempismo, nonostante il discorso serio che le richiede uno sforzo di razionalità che pagherà per le ore successive.

Parla. Parla con razionalità e il fatto che la follia di quell'amore immenso le sembri totalmente logico le fa capire di essere fregata. Gli mette il proprio cuore nelle mani. E per tutte le cose che vorrebbe sentirsi dire e Lui invece non dice e ne dice altre. Tremende. Sente quelle mani stringerlo in una morsa.

"Permetterò al mio amore per te di bruciarmi ma non permetterò a te di farmi soffrire."

Che cosa vuol dire Grace? Che cosa diavolo stai dicendo? Abbassa quelle spalle. Non ti crede nessuno. 

"Tu non mi conosci."

Una grande verità. Tu non conosci lui. Altra grande verità. Ma siete qui insieme. Verità anche questa.
Un muro di silenzio li divide. Mille visi e mille nomi si mettono in mezzo fra loro.

"Non ho più parole."

E mentre lo dice la colpisce una consapevolezza profonda. Non ne ha più. Ha usato tutta la sua voce per spiegargli almeno un pezzo di ciò che prova, che non c'è verità che possa dividerli. Se lui la ama. Non c'è difficoltà che non possa affrontare. Se lui la ama. Ora sta a lui. Si sentirà stanca... ore dopo. Quando l'avrà salutato prima di partire. Quando sarà di nuovo sola. Si sentirà stanca di tutte quelle parole ma non ora. Ora è solo una moglie comprensiva ed una donna decisamente arrabbiata.

Da quando lo morde di nuovo a quando se lo ritrova sopra sul letto sfatto ci passa un discorso probabilmente ma fa fatica a ricordarselo.

Siamo gli ostaggi di un amore
che esplode ruvido di istinto e sudore.
È stato un lampo esploso in un secondo
a illuminarti in un riflesso, quando temevi tutta la luce intera,
l'iridescenza della tristezza.


Tutta la rabbia la riversa ora mentre fanno l'amore. Mentre fa l'amore con quel bastardo che occupa ogni spazio del suo cuore, ogni pensiero della sua giornata. Con quel ladro di tempo, di energie. Con quell'uomo che si prende il meglio di lei e le fa dire una marea di stronzate sull'amore e sulla passione neanche fosse l'ultima poetessa sfigata del 'Verse. E tutta questa mescolanza di accuse lui gliela può leggere in faccia.

"Coglione"
"Ma sono il tuo, Coglione"

Il controllo della situazione. E' con un sorriso che gli ricorda che lei lo ha mantenuto dall'inizio alla fine. Ci sarà tempo per impazzire, si dice. Più tardi.  Ora preferisce naufragare con lui.

Probabilmente lasciandomi cadere a peso morto
al tuo cospetto avrei sicuramente permesso la visuale
sulle mie alienazioni, sui miei tormenti, sui miei frammenti.
Ma voglio che tu piano piano scivoli dentro me,
ma voglio che poi nell'insinuarti sia incantevole.
Ma voglio che tu piano piano faccia strage di me
in un incerto compromesso tra la mia anima e il suo riflesso.

Senza più confini. Liquidi. Ritrovando la loro intimità mentre si graffiano e si  ringhiano addosso di piacere, di frustrazione, di tutto quello che forse con suoni coerenti non sono capaci di dire.

      Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare,
tutte le reti del tuo odore dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.

"Amo te. Voglio te. Ho bisogno di te."

La voce scura di Sebastian. Come un altro graffio. Un altro livido sui polsi. Un altro segno di Lui addosso. Sorride perché non può fare altro.

Forse l'attesa ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo non sapevamo stare così distanti
ad aspettarci ancora.(*)




(*):L'odore - Subsonica








mercoledì 1 ottobre 2014

3 Poesie nel cassetto

 "A volte, a volte mi sfiora questo pensiero. L'idea di te e di noi, l'idea che non sia il nostro primo incontro, l'idea che fossimo destinati a trovarci ed amarci perché era già successo in passato e che accadrà ancora."

Le parole di Sebastian mi cullano ancora. Con l'orecchio appoggiato sul suo petto, il suo cuore sonnolento dopo aver fatto l'amore mi suona una canzone di vita e di speranza. Non ho bisogno del lenzuolo a coprire la mia nudità. No, non per pudore. Fra me e mio marito di pudore probabilmente non ce n'è mai stato. Sarà perché ha visto ogni centimetro di me e lo ha amato. Forse dal primo momento. Sarà che non ho mai preteso di essere la donna più bella del 'Verse ma lui mi ci fa sentire. Sarà che guarda il mio corpo come si legge la propria poesia preferita. Con estasi. Ha la temperatura del corpo perennemente alta così gli avvicino i piedi gelati alla gamba senza sensi di colpa. Mi riscalda e credo che perderò l'abitudine di dormire sotto le coperte, ora che c'è Lui a proteggermi dai mostri. Perché è così che funziona, non lo sapete? Fatevelo spiegare dai bambini, i miei nipoti me lo ricordano sempre quando gli do la buonanotte: che i mostri riescono a prenderti solo se dormi scoperto e che non c'è miglior scudo di una copertina ben rimboccata. E guai a far ciondolare un braccio fuori dal materasso! Allora quando lancio un'occhiata al piede di Gray che finisce inevitabilmente fuori dal perimetro del letto un po' troppo piccolo per lui, penso che si, è davvero coraggioso. 

Lui ha così tanta fede. Ed io? Penso che varrebbe la pena, rifarsi tutto questo sbattimento di vita e morte e rinascista solo per incontrarlo ancora. L'idea mi piace. Non che io abbia capito molto bene come funzioni. A me il destino piace chiamarlo necessità. Era necessario che accadesse tutto quello che ci è accaduto: sia a me che a lui. Che tutto quello che abbiamo fatto era un passo verso questo preciso momento. Che due persone o due anime, alla fine si trovano. 




Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(*)

(*)Wislawa Szymborska - Amore a prima vista

lunedì 11 agosto 2014

How i save a life



Past

Che cos'ero intorno a vent'anni?
un manicomio in un letto di danni




Grace è giovane e totalmente autodistruttiva.
Non si è interrogata molto sulla cosa ma qualcosa è successo, deve essere successo per aver innescato la miccia di quel percorso che la porterà a schiantarsi da qualche parte prima o poi.
Da tre mesi non lavora più. Da tre interi mesi non tocca un bisturi e nemmeno una garza. Da quando ha perso quei sette pazienti. Sette pazienti in sette giorni. Sembravano stare bene, avevano superato i momenti più difficili del post-operatorio e poi si sono aggravati, uno dietro l’altro. Ho perso il ciondolo di famiglia. L’ho perso e loro sono morti, non sono riuscita a salvarli. Senza il ciondolo io, allora, non funziono. Il ciondolo poi l’ha ritrovato ma troppo tardi probabilmente e lei ha mollato.
“Ci sono pazienti che muoiono altri che vivono. I medici non sono Dio, non possono fregare la morte per sempre. Non siamo noi ad avere l’ultima parola. Se non l’hai capito vuol dire che ho perso il mio tempo ad insegnarti. Se adesso te ne vai, se ti arrendi, se abbandoni tutti quelli che invece potresti aiutare ho perso il mio tempo come padre oltre che come insegnante.”
Le parole di George Sullivan le si mescolano nella testa mentre ogni tipo di alcolico che riesce a trovare le si mescola nello stomaco. Così quando la mattina apre gli occhi non si stupisce di non riconoscere la stanza in cui si trova. Si tira su con la schiena e riesce a vedere la sagoma di un uomo in un bagno. Lo guarda. Gli da le spalle. Lui è completamente nudo, ma chissà per quale motivo quello che si sente un verme non è lui. Cerca come può di nascondersi sotto al lenzuolo umido che, in qualunque modo lo tiri, gli lascia scoperte o le gambe o il petto. Strano. Deglutisce, stringendo le labbra pallidissime e screpolate. Trova il proprio vestitino a fiori buttato ai piedi del letto, se lo infila alla rovescia ma va di fretta. Non saluta, non si presenta, non chiede se quel vassoio con la colazione e una margherita in bella mostra sono proprio per lei perché non avrebbe niente di carino da dire. Scusami, non mi ricordo come ti chiami. Sono venuta con te solo perché ero ubriaca, perché ieri sera quando abbiamo ballato mi sembravi più carino, perché quando il cuore degli altri mi batte addosso mi dimentico che il mio è scarico, che è già mezzo malconcio. Si, meglio andarsene e basta.

Il pavimento di casa Sullivan scricchiola sotto il peso leggero della più giovane di loro. Spera di riuscire a sgattaiolare in camera senza farsi sentire.
“Grace” La voce di suo fratello Richard la fa sobbalzare e lei da verme fa una metamorfosi e passa a sentirsi come un topolino spaventato.
“Non lo dire a mamma e papà va bene?” 

Non c'è legame più grande che unisce due fratelli e lei lo chiede come quando da piccola rompeva un bicchiere perché voleva arrivare allo scaffale tutto da sola o portava un randagio a casa o per arrampicarsi su un albero si rompeva la gonna nuova oltre a graffiarsi le ginocchia e le mani.
Non aspetta neanche la sua risposta e chiude la porta dietro di sé.
I pupazzi di quando era una bambina la guardano con occhi inquisitori. L’orsetto la sta giudicando e il gatto la beffeggia, giusto il cagnolino pare avere un po’ di comprensione in quei bottoncini neri. Anche le loro anime di ovatta si saranno stancate di vederla continuare a ferirsi in quel modo. Lei che senza regole non ci sa stare non rispetta più neanche quelle che si è imposta da sola.

“Non puoi andare avanti così. Non è tuo dovere salvare ogni persona che bussa alla nostra porta o al lazzaretto della Chiesa. Ognuno ha il suo compito, il tuo è quello di provarci e perdonarti se non ci riesci. Non buttarti via, sorellina. So che è un brutto periodo... ma abbi fede. Andrà meglio” Le sembra di sentire il calore delle spalle ampie di Richard attraverso il legno.
“Non sono una donna di fede”
“Sii una donna di speranza allora” 


Amica cara, amica speranza
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai.

venerdì 8 agosto 2014

"Resta con me questa notte e scoprirai il senso di tutte le poesie"

 Respira dal naso più profondamente mentre il volto di Lei s'avvicina al suo e Lui può sentire la bocca di lei sulla barba che gli infesta il collo e le labbra a forma di cuore che gli parlano all'orecchio del vangelo dell'esistenza mentre la mano di lei passa per tutta la lunghezza della sua camicia gonfiata dai muscoli con una carezza ondulata, morbida come se la carne fosse umida argilla, finché lei trova la cinghia di cuoio della sua cintura e apre la fibbia.

Since the day that we first met...

Lui le tira la maglietta fino a scoprirle i seni.

Until i take y dying breath...

Le dita di lei lottano per entrare nei suoi jeans.

I'll be tangled in your net.

Con le bocche bagnate, si trasformano in un turbolento dipinto murale, fisico, che esplora avidamente il letto. I loro polmoni si svuotano e si riempiono di disperazione e bisogno. I loro muscoli si tendono attraverso gli ultimi indumenti. Nella nera architettura di quella camera si artigliano e si trattengono come fosse la dissipazione del tempo stesso a portata di mano.
Le loro ombre toccate dalla luna si muovono come streghe possedute da qualche furibondo sogno notturno e lei non riesce a farlo entrare dentro abbastanza in fretta; non riesce a stringerlo con le bianche gambe nude abbastanza in fretta.
Sono oltre gli occhi e il pensiero. Sono una cruda simmetria dove non esiste né sopra né sotto. Lei è reale e trasparente. Lei è liquida ma ha la forza di tendini e ossa. Il mondo è tutto e niente e le spalle profumano di bianche pianure di sale. E non è possibile riconciliare ciò che la mente sa e ciò che il suo corpo sente.
I suoi singulti sono violenti e vellutati e lui vuole possederla e divorarla e salvarla e schiacchiarla con il suo peso.
La faccia di lei premuta contro l'incavo della spalla di lui e i denti di lui sul collo di lei e l'odore travolgente sulla pelle di lui. Il muschio della notte, e quando lui la solleva prendendola per le cosce i polpastrelli di lei scavano nella sua schiena fino a lasciare i segni rossi imperlati.
La bocca di lei s'apre e la gola di lui si blocca fino a soffocare per il puro piacere e la faccia non rasata trema contro il petto madido di lei e quando arrivano all'orgasmo ha la violenza di un'emorragia.
E' come se qualche grossa spaccatura nel terreno li avesse aperti verso una dimensione più intensa del piacere. Più incalcolabile della brama o dell'amore. I fantasmi degli anni, ora sciolti.

Cominciano a rilassarsi sulle pieghe del copriletto inzuppato di sudore e saliva. Le violente emozioni fisiche s'assestano in brevi pause e fremiti finché tutto ciò che resta sono due cuori sonnolenti che si parlano attraverso il peso e la durata della loro vita. 

[Brano tratto dal libro "Abisso di solitudine" di Boston Teran]