Visualizzazione post con etichetta Emile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Emile. Mostra tutti i post

domenica 12 aprile 2015

Spiccare il volo

Ogni saluto l'ha distrutta. Lascia così tanti pezzi di sé. Il senso di colpa è prepotente. Il fatto di averli stupiti quasi tutti con quella decisione, il fatto di non poter rispondere loro nulla che possa rassicurarli.
"Non andartene" Emile, Roland, tutti glielo lo hanno chiesto ma deve farlo. E' arrivato il momento. Per lei si ma anche per loro. Ha promesso che tornerà. E lo farà. Non lascerà al suo cuore la possibilità di fermarsi mentre è via. Tornerà e si opererà ma il viaggio... Il viaggio deve farlo prima perché il rischio che non ci sia un dopo è piccolo ma c'è e lei non può correrlo. Ha tante cose sulla lista di "le cose da fare prima di morire" ma si potrebbe pure accontentare di depennare quella solamente.
Ha scritto tante lettere una arriverà a destinazione prima, altre dopo ma tutte sono necessarie per lei e per le persone che le devono ricevere. Le ultime parole perché con gli addii non è mai stata brava.

°°°
Caro Emile,
ormai tutto quello che avevo da dirti te l'ho detto e ti ho scritto un messaggio ben più lungo di questa già. Ormai ti ho salutato ma riuscire a partire davvero è difficile. Non so cosa mi aspetta. Tanti mondi e tante facce nuove. Ho promesso che non ti avrei mai fatto soffrire e partire è l'unico modo che ho per mantenere davvero la promessa perché rimanendo qui mancherei ad una promessa che mi sono fatta tanti anni e fa, finirei per tradire me stessa e con qualcuno così vicino non si può proprio essere felici. Tornerò quando il mio cuore sarà guarito. Tu hai una vita qui, hai il Ranch che ha ancora bisogno di te. Ti ho regalato il mio cuore e me lo sono dovuto riprendere ma non ti ho tolto nulla davvero. Non ti lascio, ti lascio libero che è molto diverso.
Sei un uomo che sa essere meraviglioso, buono, dal cuore grande. Non te lo scordare.
Ti chiamo appena arrivo a destinazione. Non so neanche quale sarà.
Prenditi cura di te, prenditi cura del Black Oak per me ora che non posso farlo più io perché tu ed il Ranch siete la mia casa.

Con amore,

Grace

***

Dolce Gabrielle,
io sto per partire e purtroppo non riuscirò a vederti per abbracciarti e salutarti.
Sei diventata una donna forte, coraggiosa, ancora più capace nel proprio lavoro. Spero che, in qualche modo chissà, un po' sia anche merito mio. In ogni caso sono felice di averti accolti al Ranch, felice di averti teso la mano anche se a volte non nel modo più giusto.
Sono sempre stata tanto fiera di te.

Bada a te stessa

Grace

***
Cara Aura,
mi spiace non essere riuscita a salutarti.
Ti voglio bene. Sei stata un'amica e ti sei trasformata sotto i miei occhi passando da una ragazza ad una donna sicura di sé con un po' anche lo spirito di Greenfield nel sangue.
Continua a lavorare sodo per ogni tuoi obbiettivo e non ti far dire mai da nessuno che non puoi arrivare o riuscire a fare qualcosa. Lavora per il Ranch, non temere di prendere l'iniziativa. So che andrai lontano e so che ho fatto bene a darti fiducia durante quel primo colloquio.

Con affetto,

Grace


***

Cara Meng,
speravo di abbracciarti, di informarti, di spiegarti meglio rispetto a quella stramba confessione che ti ho fatto qualche tempo fa. Devo partire. Per quel viaggio di cui ti ho parlato. Non sento più niente a tenermi ancorata a terra. Adesso posso spiccare il volo. Ho sistemato il Ranch, ho sistemato le persone a cui voglio bene o almeno ci ho provato. Ora che so che il Ranch starà bene e che i miei affetti staranno bene posso andare via. Spero di rivederti ma non so quando la mia strada mi porterà su Roanoke di nuovo. Sei stata un porto sicuro per me. Partire, sai, è l'unica decisione che posso prendere in questo esatto momento della mia vita che dia meno sofferenza alle persone che amo. Lo so è una frase strana da dire e l'inchiostro è troppo poco per spiegarla. Prenditi cura di Emile ora che lavorate insieme. Ha bisogno di qualcuno che gli guardi le spalle, che gli ricordi di non gettarsi in un pericolo senza via di uscita. Prenditi cura di te.
Saluta la tua combriccola di animali da parte mia. Mi mancherete moltissimo ma vi porterò
sempre nel mio cuore.
Con tutto l'affetto del 'Verse,
Grace

***
Cara Cath,
quando ti ho incontrato ho incontrato una parte di me. Dirti addio mi strazia il cuore così ti dirò solo un arrivederci perché ti scriverò da ovunque sarò per farti sapere che io ci sono, viva da qualche parte nel 'Verse e tu mi farai sapere che ci sei, da qualche parte, nel 'Verse. Grazie a te so che esiste qualcuno strano e difettoso come lo sono io. Saperti viva, sapere che esisti anche se lontano da me mi fa sentire meno sola e spero che sia lo stesso per te. E' quello che ho sempre sperato.
Siamo così simili. Differenti come due gocce d'acqua. E così mi chiedo come farò senza il mio specchio. Mi chiedo come farò dato che in alcuni momenti mi è sembrato di essere reale, di essere capita solo con te a guardarmi, compresa solo perché mi stavo riflettendo nei tuoi occhi.
Tu sei uno dei motivi che mi ha spinto a rimanere per tanto. La convinzione di dovermi prendere cura di te, di dover ascoltare la tua storia. Ma ho rimandato indietro Isabel e ho finito di ricomporre il tuo diario e l'ho letto tante volte. Ora posso andare. Ora che tante cose sono state dette, ora che tante cose sono state fatte. Dopo aver fatto con te e di te ogni guaio immaginabile e aver messo poi tutto al suo posto. Spero.
Grazie per avermi amato tanto intensamente. Grazie per avermi aiutata a capirmi. Parto con una consapevolezza nuova di me stessa, con un dolore che tu senza neanche volerlo mi hai aiutato ad accantonare. Sei una forza della natura. Sei una gemma preziosa in mezzo a tanto marcio, in mezzo a tanto ferro privo di valore. La tua luce è abbagliante quando decidi di regalarla. Ho ancora così tanto da dirti, ancora così tanto... Che nonostante tutto mi sembra di lasciare il nostro libro a metà. Mettimi da parte ma non ti dimenticare mai di me, del nostro stranissimo legame. Sii la donna fantasiosa ed intrigante e premurosa e calorosa che sai essere. Sii te stessa. Sii felice.

°°°

"Miss Sullivan, è pronta?"

Sistema il cappello - il preferito - di Roland che l'uomo che la lasciato prima della loro ultima sbronza insieme. Un'occhiata alla mano destra: l'anellino di Meng è lì all'anulare. Il braccialetto di Gabrielle vicino al cortex pad. Il diario e le poesie che le ha scritto Cath copiate una per una sono nel quadernino dentro lo zainetto. La bandana del Black Oak Ranch al polso: non poteva lasciarla. Rievoca tutti, uno per uno. I loro occhi, i loro sorrisi. Emile, Cath, Roland, Meng, Gabrielle, Aura, Megan e ancora la sua famiglia e ancora tutti i rancheri ed ex rancheri e ancora tutte le persone che hanno prese strade diverse prima della sua Michael, Joe, Coco, Owen, Nicole, Elizabeth, Jonathan.
Abbassa la mano a toccare la testa del suo gigante a quattro zampe che l'accompagnerà e la difenderà durante quel viaggio. Libero la guarda e abbaia una singola volta. Sorride mentre sente le sue ali sulla schiena spalancarsi, le radici immaginarie che la legano a quel pianeta accarezzarle le caviglie prima di lasciarla libera.

"Pronta"
... A spiccare il volo.







giovedì 12 marzo 2015

Fra sguardi sperduti ed istinti.




Ultimamente quando torna a casa le sembra una vittoria. Ringrazia e si stupisce di essere arrivata sana e salva. E’ il ‘Verse che sta cambiando o forse è lei ma c’è qualcosa che non va. Quel qualcosa le scorre sotto pelle e fitte dolorose le arrivano al petto.


“Stati panico ed ansie sono sintomi di chi soffre di cuore”

Non è questo, Aura. Non è colpa di un cuore che le batte furioso nel petto solo per aver fatto le scale di corsa... forse.  Sta per succedere qualcosa di brutto. E’ una consapevolezza che la fa impazzire, che la fa rannicchiare contro la porta. Al Ranch, alle persone che ama o a lei? Ma sta per succedere. Non c’è niente di logico in questo, non c’è niente di razionale eppure è una sensazione così forte che le stringe lo stomaco in una morsa, il suo corpo si irrigidisce come se fosse di acciaio e le mani le fanno male.
Cerca di prendere respiri profondi. Guarda i muri come se si aspettasse di vederli crollare da un momento all’altro, si aspetta di sentire lo scoppio dei vetri infranti. Sgrana gli occhi quando sente qualcuno urlare, un grido soffocato e ci mette più di una manciata di secondi a rendersi conto che è la sua la bocca spalancata che preme contro il cuscino. Lo scaglia lontano in quella loro stanza disordinata e vuota perché Emile non è ancora rientrato dal lavoro.
Il possibile arrivederci di Aura le ha dato un dispiacere leggero per un’altra persona che forse se ne andrà, alla ricerca di cosa? Realizzazione personale sicuramente, voglia di spiccare al volo. E’ giusto. Lo è sempre. Questo non lo rende più facile per lei. Non è facile tenerli per mano per così tanti mesi e poi lasciarli andare soprattutto quando sai che il loro cammino li porterà lontani.
Il certo addio di Gray non le ha fatto provare niente. La consapevolezza di non avere più niente da dirgli la fa sentire leggera. Non gli mancherà. Si sono ridotti a due estranei con un passato, un tratto di strada in comune e niente di più.
Quello che Cath dice è come una goccia che scava su una roccia: erosione lenta ma inesorabile. Mette in luce ogni sua insicurezza, ogni sua fragilità, dà voce a quello che lei mette a tacere di sé con ostinata tenacia. E, senza volerlo, senza esserne totalmente consapevole lei fa lo stesso nei confronti dell'altra.
Quello che Emile non dice le fa un po' male, invece. E' il pizzico al petto di una paura solo mezza incoscia. Sono parole taciute che mettono legna da ardare nel fuocherello della sua paranoia.

"E' solo che la sera è più difficile."
E' solo questo.
Si passa le mani sulla faccia prima di fare forza sulle gambe ed alzarsi.
“Dove diavolo le ho messe...”

Cerca tastandosi le tasche del cappotto e ritrovando un pacchetto di sigarette che ha sequestrato al figlio adolescente di uno dei rancheri con la promessa di non dirlo ai genitori (a meno che non venga scoprire che non ha smesso). Ne pinza una fra le labbra e l’accende con un fiammifero. Apre la finestra facendo entrare il gelo della sera nella stanza. Rabbrividisce ma non si muove da lì. Offre all'orizzonte uno sguardo sperduto.
Spera che l’istinto le stia solo giocando un brutto scherzo. Spera che la netta sensazione che qualcosa non va le si scrolli di dosso. Si guarda intorno, la lingua che scivola sulla bocca che si avvelena di fumo di scarsa qualità. C’è un errore. Forse è per questo quella sensazione. Ma...Dove? In chi? Quanto grande? Come riuscirò a rimediare ma soprattutto: quanto ci metterò a scovarlo?


Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver ogoglio
quasi fossi un uomo.
Ma. al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: "Sera, sera dolce e mia!"
Sembrami d'aver fra le dita la
stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo sperduto,
sguardo sperduto e vene. (*)


(*): Sibilla Aleramo - Son tanto brava

lunedì 2 marzo 2015

Come un colibrì

Past.

Spazioporto di Oak Town.

Zainetto sulle spalle ed occhi fissi a guardare le navi che vanno e vengono. Alcune più grandi e belle di altre: quelle sicuramente fanno avanti e indietro dal Core.
Sente la tasca pesante dei suoi risparmi: è più il peso di pensare che non siano abbastanza per partire o quello di spenderli tutti in una volta dopo aver faticato tanto per formare quel gruzzolletto di dollari stropicciati.
Trae un profondo respiro. Non riesce a muoversi. I piedi sono ancorati a terra e la diciottenne Grace Sullivan non può fare a meno di chiedersi se quelle che la legano a Greenfield siano catene oppure radici. Da quel giorno in poi comunque, che sia vero oppure solo istinto di sopravvivenza, si convince che è meglio essere un albero che una prigioniera.

"Allora ragazzina che fai? Sali oppure no?"
"No, no... magari un'altra volta"


Perché la mamma ne morirebbe, perché papà verrebbe a cercarmi, perché ho i miei pazienti e devo far partorire la signora Gregor la prossima settimana, perché non ho abbastanza soldi per andarmene via e sperare di durare più di due giorni, perché la mia vita è qui.

Pensa questo mentre osserva un firefly decollare senza di lei.
Pensa questo e non capirà mai se è onestà intellettuale o solamente delle scuse per rimandare a mai.

Gira i tacchi e riprende a camminare sulla via di casa. La strada è lunga ma i ripensatori proprio come i ritardatati devono avere buone gambe. Infila le mani nelle tasche e... ha la malsana idea che comunque a casa ci tornerà più leggera: devia verso la casa di Robb. E' un tale che si sta facendo un nome fra i giovani ed i giovanissimi di Oak Town: ha convertito il suo salone in uno studio per tatuaggi. Si dice che abbia un vero talento , si dice che potrebbe anche diventare un eccentrico artista come quelli corer quando guadagnerà abbastanza per trasferirsi su Horyzon.

"Ciao. C'è nessuno? Robb sei tu giusto?"
"Ce li hai i soldi?"

Tira fuori tutto quello che ha e lo lascia sul tavolo.

"Benissimo. Sei... la più giovane dei Sullivan, giusto?"
"Proprio io"
"Ho un dente che mi fa male, me lo puoi controllare dopo?"
"Si va bene"
"Che cosa vuoi? Un fiorellino? Una stella? Un nome?"

Glielo chiede annoiato, sbadigliando.

"No in realtà pensavo... Due ali su tutta la schiena. Credi di esserne in grado?"

Lo sguardo di Robb si illumina. Il suo cervello inizia a lavorare ma le mani sono giù su un foglio dove inizia a scarabocchiare tutte le sue idee.
Ore dopo ha finito il modello. Lei sorride, soddisfatta.

"Non avrei saputo immaginarle meglio."
"Sei sicura,Grace? Perché ti farà male e soprattutto... beh, non è un fiorellino."
"Voglio ricordarmi che sono qui perché l'ho scelto io. Che ho le ali per volare via, che ho la forza di farlo, tutte le carte in regola per diventare chiunque io voglia in qualunque parte del 'Verse ma che scelgo di rimanere. Ho bisogno di scrivermi tutto questo sulla pelle. Forse è stupido ma..."

Alza le spalle. Quelle famose spalle che stanno diventando davvero spalle da uccellino.
Robb la guarda ed annuisce. Lui può capire.

"Va bene, togliti la camicia"
"Non sbirciare!"
"No no, figurati. Sono professionale io!"

Ed ovviamente ci prova a sbirciare ma non vede nulla se non quella schiena nuda che sta per diventare la sua opera d'arte.

"Fa malissimo, Robb. Porca di una cavalla in calore!"
"Te l'avevo detto! Vuoi fare una pausa?"
"Non posso... devo tornare a casa per cena."
"Raccontami qualcosa allora. Così ti distrai."


Due favole, una poesia e tre barzellette dopo si può alzare dal lettino e guardare allo specchio il tatuaggio finito. La pelle arrossata non riesce comunque a nascondere la bellezza dei dettagli messi in ogni singola piuma nera. Voltando il viso ha una consapevolezza nuova: si sente diversa, quasi più sicura di sé e del suo corpo come se solamente adesso avesse preso la forma giusta.

"Perfetta"

***

"Mamma! Ti prego calmati!"

Una ciabatta vola sopra la sua testa mentre si abbassa rifugiandosi dietro al divano.

"GRACE SULLIVAN!"

Il suo nome non le è sembrato mai tanto minaccioso.
E' riuscita a nasconderlo, il tatuaggio, per un po'. Non abbastanza. Troppo grande per sperare di celare sempre tutto quell'inchiostro nero che le rende la schiena bianca più viva, fremente.
Corre intorno al tavolo per non farsi acciuffare e raggiungere dalla seconda pantofola.
Si aspettava quella reazione da parte di sua madre, suo padre l'ha guardata con muta aria di riprovero: occhi così severi che ti gelano sul posto. Un'occhiata e un lungo silenzio che durerà almeno tre giorni.

"Come hai potuto fare questo? Che penserà la gente?"
"Mamma ma che vuoi pensi!"
"Non mi rispondere sai?"

I fratelli rientrano insieme, dopo aver passato la mattinata a curare l'orticello di casa. Osservano la scena sbigottiti prima di fare alla sorella da scudo umano. Sono così tanto più alti e massicci di lei che la celano completamente alla vista della madre.

"Non capisci? Ma come farai a trovare un marito conciata in quel modo!"

Ed eccola lì. La preoccupazione più importante. Che forse quel tatuaggio nella sua vita non ha contribuito a farle trovare marito ma buoni amanti, si.

"Ah mamma se è per questo allora non ti preoccupare! Con il caratterino che ha non ha già speranze di trovarne uno."

Pizzica il braccio a Jason, il terzo genito, con violenza per quelle parole che si becca anche un cazzotto a testa dagli altri due fratelli.

"Quello che Jason voleva dire, mamma. E' che chiunque si prenderà Grace..."
"Si prenderà?!"
"Zitta se vuoi che ti salvi da questa situazione."
"..."
"...Le vorrà bene con il suo carattere e con qualsiasi segno avrà sul corpo che sia un tatuaggio o i calli sulle mani."

Margareth sembra farsi convincere da Richard, forse non può fare altro dato che ha finito le cose da lanciare.


Today.

Braccia interecciate sotto un seno molto più florido rispetto a 12, quasi 13 anni fa. Occhi sicuramente molto più consapevoli ma che mantengono quella scintilla. Solo il sorriso è rimasto lo stesso.
Osserva le navi che vanno e vengono. Ne ha prese tante di quelle da un anno a questa parte ma, ovviamente, è stato sempre per ritornare. Radici o catene l'ha tengono ancora su Greenfield? Forse nessuna delle due cose. Forse la parola giusta è: legami. La parola giusta che cercava anche con Meng in una discussione di diverso tempo fa. Una piccola parte di lei invidia la libertà di Ryan Baker. Quando sono andati insieme in moto le è sembrato che non ci fosse nulla al mondo per lui se non la più totale libertà nascosta nella velocità impazzita e che per raggiungere quella libertà e quella velocità serva per forza lasciarsi dietro tante cose, tante persone. Non può fare a meno di chiedersi se ci sia qualcuno che riesce a tenere il suo passo e se qualcosa può competere con quella botta di adrenalina che può diventare una droga pesante, che può arrivare a fare male. Ma, infondo, quella era solo una moto.

Ha trovato nuovi modi, nel corso del tempo, tutti suoi per volare via.
Vola via ogni volta che legge una poesia.
Vola via ogni volta che inventa una storia.
Vola via ogni volta che fa l'amore con Emile.

Avverte un brivido lungo la schiena. Le sue ali che sembrano fremere. Prima o poi forse seguiranno davvero un vento che la porterà lontano e per tanto tanto tempo. Forse. Ma come un colibrì che usa la stessa energia sia per volare in avanti che per tornare indietro. Una grande prodezza per uno dei piccolissimi di Madre Natura. Tutto si riduce a questo: andare avanti, indietro o rimanere fermi in un volo stazionario. In tutti e tre i casi l'uccellino vive e magari è felice ma tienigli bloccate le ali e lui morirà in poco tempo. Togli a Lei la possibilità di scegliere, toglile la libertà di essere quello che è e farà lo stesso.

Volta le spalle allo spazioporto, riprendendo la via di casa. Vola all'indietro, si potrebbe dire, per tornare ai fiori che ama, a quelli di cui si nutre per stare bene. Con il suo cuore che va troppo veloce quasi volesse arrivare ai 1200 battiti, come i colibrì.




domenica 15 febbraio 2015

Nightmare before sunrise


"Ciao Gracie"
"No non ci credo! Ancora tu!"

Osserva la donna dai fluttuanti capelli neri, l'abito viola scuro che le cade addosso al corpo come una seconda pelle.

"Grace! Grace! Brutta idiota svegliati!"

Si chiama da sola, guardando in alto e pensando che è solo un sogno, che può svegliarsi, che ha lei il controllo della propria notte.

"Sei troppo stanca, non riuscirai a svegliarti. Dovresti darti meno da fare, riposarti, dormire di più."
"Non credi che sia controproducente per te darmi questi consigli?"

La Morte alza le spalle. La guarda come qualcuno che non ha nessuna fretta di fare o di andare.

Grace, intanto, nella sua stanza si rigira nel letto. L'incubo non riesce a strapparla dall'incoscienza del sonno. Le palpebre troppo pesanti per sollevarle. Pesanti di giorni che iniziano all'alba e di notti lunghe.

"Sai credo di essermi sbagliata..."
"Lo stai dicendo sul serio? Tu?"
"Si. Io. Ti ho detto che ti avrei portata via senza lasciarti il tempo di salutarli ma... le persone che ami sembrano tutte rincorrermi e forse mi prenderò prima loro che te. In ogni caso mi rendono i giochi troppo facili al contrario tuo."
"... Che vuoi dire?"
"Non mi dire che non te ne sei accorta!"

Le labbra sanguigne che ridono, mostrando denti bianchi e perfetti.

"Stupida ragazza. Non ci hai fatto caso? Meng che si caccia sempre e volontariamente nei guai. Questa volta se l'è cavata con quelle cicatrici ma la prossima... Chissà. Roland invece quante volte è finito in un ospedale? Per non parlare di Emile... Ti sei andata a scegliere qualcuno che si eccita con il pericolo, che non sembra temere nemmeno i proiettili. L'elenco sarebbe ancora molto lungo."

"..."
"Non mi dire che sei senza parole! Proprio tu! Comunque lo devo dire sai? Hai buon gusto..."

Quell'atmosfera bianca dove non c'è né sopra né sotto si trasforma nella sua camera da letto. L'indice lungo di un candore strano che va sul grigio sfiora la mascella di un Hawk addormentato.

"Non ti azzardare"

Lo dice fra i denti, quasi ringhiando ma quando prova ad afferrare quella mano, si dissolve. Si ritrova la donna dietro le spalle.

"Calma calma. Non te lo tocca nessuno. O almeno non io o almeno non ancora."

Le porta le labbra rosse all'orecchio, scostandole i lunghi capelli castani sulla spalla opposta.

"Stupida ragazza. Buoni gusti. Pessima scelta."

Lo elenca con un mormorio.

Gli occhi di Grace si riempiono della visione di loro due abbracciati, osservandosi da lontano.


"Lui non ti ama, mia cara. Ma se anche ti amasse mi chiedo come tu abbia potuto scordartelo: un giorno o l'altro, tutto il piacere e la gioia che l'amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato."

Sgrana lo sguardo che si affolla di incertezze e paure e tristezza.
La sua camera da letto viene risucchiata in un vortice e tutto ritorna bianco. La donna l'afferra per il braccio e la tira lontano prima di spingerla di nuovo contro di sé, in un passo di danza improvvisato.

"Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia. Avrai di nuovo freddo fino nelle ossa e il sangue formerà dei ghiaccioli che sentirai passare sotto la pelle."

Una giravolta troppo violenta, incespica con i piedi e si ritrova a terra o quello che è: sa solo che le ginocchia nude sbattono violentemente contro quel bianco.

"Lasciami stare! Grace ti prego! Ti prego svegliati! Svegliati svegliati svegliati! Ho bisogno che ci porti via da qui!"

Urla, rannicchiandosi contro il nulla.
Lei la guarda dall'alto in basso, senza l'ombra di comprensione.

"La meccanica del tuo cuore esploderà. Ti ho impiantato io questo orologio, conosco perfettamente i limiti del suo funzionamento. Può darsi che resista all'intensità del piacere, e sarebbe già molto. Ma non è abbastanza robusto da sopportare queste pene. (*) Sarà il tuo affetto per tutti loro forse che ti porterà da me o il finale così banale, già scritto, di questo genere di cose. Comunque sarà divertente! Ci vediamo, Gracie."

Il suo inconscio rimane lì con i singhiozzi che in realtà non sono altro che respiri più profondi, morendo di freddo che in realtà non è che lo spiffero dalla finestra ed un piede scoperto, riuscendo alla fine ad alzarsi ed andarsene che in realtà non è che aprire gli occhi. Occhi stretti come quella luce che filtra dalle tapparelle e le colpisce la fronte, segno di un Sole che sta facendo capolino. Sbadiglia e quella lacrima raccoltasi all'angolo scivola giù perdendosi su metà guancia. Si guarda pigramente intorno, si gira sul fianco e accantona tutto come un incubo appena prima dell'alba.

"Ah si come fosse vero"


(*): Mathias Malzieu - La meccanica del cuore







giovedì 5 febbraio 2015

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera.

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera. (*)




"Quando quello che sta dietro alle vostre nuvole distribuiva la modestia tu hai fatto il giro due volte?"
"Credevo fosse la fila per le tette grandi! Come si può capire ero decisamente in errore."

Risponde ad una pseudo domanda seria con una battuta piena di autoironia per la quale ridacchia da sola, con leggerezza, con divertimento, con un'ironia costante.

"Ho sempre rienuto l'onestà intelluttale una dote sopravvalutata ma... ma tu sembri così reale. Non capisco se sei una dei pochi fra noi a non portare una maschera o sono io che non riesco a rendermene conto."

"Sai qual è il fatto, Alexander? Che portare una maschera è stancante come lo è cercare di fregare perennemente il prossimo. Io da molto tempo ho deciso di non fare nell'una nell'altra cosa. Per quale scopo, poi?"

"Le persone portano maschere per autodifesa. E' lo stupido modo che ha trovato l'essere umano per difendersi: portare anche più maschere una sopra l'altra. Non è qualcosa che si può condannare. Io tuoi occhi, Grace, hanno visto più di ciò che il tuo sorriso lascia intendere."

Le parole finali, improvvise, fuori contesto. Deglutisce. Stringe le labbra in una linea così sottile che quasi spariscono. Tutto ciò che ha visto. Tutto ciò che ha passato. Immagini che le si piazzano prepotentemente nella mente. E' una carrellata che le passa davanti in un flash confuso e vivido insieme.


La Guerra. La fame. I troppi pazienti. Richard tornato a casa... No, una bandiera tornata a casa ed il fratello che ha una tomba vuota su Greenfield ed una piena chissà dove su St. Andrew.
Del in catene, la corsa per riscattarla.
La corsa a cavallo verso due mezzi impazziti, l'esplosione, il fuoco. Provare a salvarne due e riuscirci solo a metà.
I suoi rancheri vittime delle scommesse crudeli di quel bastardo.
L'uomo con vestiti e carne a brandelli, impalato, il grido della morte sul viso scavato. Una testa, un corpo lontano pezzi di quella che era una donna. Vittime di incubi mangia uomini che stanno per arrivare.

Il Southern Cross Ranch... il nulla della distruzione. Un peso sulle spalle.
Il meteorite. Il rischio di estinzione a pochi mesi da un'epidemia. Il non poter fare nulla se non rimanere e pregare per sé, per tutti.
L'abbandono. Il tradimento. La solitudine. Gli addi.
Lo sparo. Il dolore. La cicatrice. 

Il cuore rotto.



Non risponde. Non a quello. Era una domanda retorica o anche solo una constatazione da parte sua.

"Non lo metto in dubbio, Alexander. Credo che il peccato più grande sia mentire a sé stessi quindi... c'è differenza fra portare una maschera in maniera consapevole per utilità o portarla senza nemmeno accorgersene. In ogni caso non condanno nessuno. Ognuno dovrebbe poter trovare la strada verso una vita serena nel modo che più ritiene opportuno. Personalmente non penso che si possa farlo con una maschera appiccicata in faccia ma è soggettivo. Io sono malata Mister White. Un problema cardiaco. E avendo meno tempo degli altri da passare su questa terra... Faccio in modo di vivere la mia vita come meglio credo. Provando a portare me stessa e quello che sono nel mio lavoro e nelle mie relazioni. Le maschere sono solo perdite di tempo ed io non ne ho abbastanza."

Un altro incontro. Il Crazy Horse Saloon è ultimamente frequentato da così tanti corer che si potrebbe pensare di aver sbagliato pianeta se non fosse per il sorriso accogliente di Jimbo e per la musica squillante che viene dal palchetto.
Cath.
E Grace capisce una cosa: che non sono solo le maschere che ci imponiamo ma sono anche quelle che gli altri ci vedono sulla faccia. Gli occhi degli altri vedono noi ma attraverso filtri. I filtri delle loro esperienze, del loro passato, del loro carattere e allora noi cambiamo ed il nostro mostrarci così come siamo è in realtà mostrarci così come gli altri ci vedono e per strappare il velo, per disobbedire alle loro aspettative, per far vedere che si può regalare spontaneità senza chiederla in cambio, che si può fare quello che si vuole senza un secondo fine è più difficile perché è come togliere contemporaneamente la propria maschera e quella della persona che ti sta davanti. Forse nel momento esatto in cui si danno il cambio su quel palco, forse, ci sono riuscite.

Ci sono altre cose sulle quali ragiona, camminando da sola sotto la neve, seguendo la strada del Black Oak Ranch in un flusso di pensieri che la portano lontano:

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni certezza possibile... c'è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.
(**)

E questo che ha imparato a fare, che sta imparando a fare: lasciarsi andare, non pianificare, non temere il salto nel buio, rischiare.

"Tu sei l'unico con cui voglio perdere il controllo."

Che è una confessione più intima di quanto Emile possa immaginare.
Che il controllo lo ha già perso. Che la paura non la ferma più. Che ha deciso di buttarsi ad occhi chiusi. Che si fida tanto da farsi cadere convinta che la prenderà al volo.


(*): Arthur Schnitzler
(**): Herman Hesse

venerdì 30 gennaio 2015

Sulla morte, senza esagerare



“Ciao Gracie
“Nessuno mi chiama così”
“No, infatti. Non da quando è morto tuo Nonno almeno”
“...”
“L'ho portato via troppo presto, non è vero? Era un bell'uomo. Molto fiero.”
“Portato via?”
“Oh si...”
“Ma chi sei tu?”

La donna scoppia a ridere. E' bella da togliere il fiato ed ha occhi innaturalmente viola.

“Oh Gracie, ci conosciamo da tanto tempo. Ti ho osservata sai? Il modo in cui ostinatamente ti sei sempre messa in mezzo fra me e le persone che volevo. E' per la tua ostinazione che ti ho lasciata vincere tanto spesso.”
“Senti bella non so quale sia il tuo problema ma io non ne voglio sapere niente.”

Alza le mani, fa per andarsene. Ma andarsene dove? Non ci sono strade, non c'è nemmeno un pavimento quando abbassa lo sguardo.

“E' questo il bello. Non puoi sfuggirmi, Grace Sullivan”

Si ritrova quel mormorio sulle labbra mentre l'altra le insinua le dita lunghe fra i capelli e sfiora il naso con il suo.

“Sono indispettita dalla tua famiglia: troppi medici. E poi sei arrivata tu... e ho sperato davvero che te ne andassi in giro per il 'Verse, seguendo un qualche amore magari e invece no. Hai deciso di rimanere e di imparare e di diventare un dottore. Che noia.”
“Mi dispiace di aver disatteso alle tue aspettative.”
“Non essere sarcastica con me, Grace Sullivan”

Le tira i capelli, costringendola ad alzare il mento ed esporre il collo.

“Che cosa vuoi?”
“Voglio te, Gracie”
“Beh mi dispiace, la cosa non è reciproca”
Ah si come fosse vero

Un soffio e la bacia, con una violenza tale che se non fosse per quei capelli tirati avrebbe fatto un passo indietro.

“Il tuo tempo sta per scadere. Lo avverto in ogni battito del tuo cuore. Ticchetta come un orologio.”
“Sto bene”
“Puoi raccontare queste balle a chi vuoi ma non a me.”

Si irrigidisce e la spinge via. L'altra molla la presa.

“Ne sei consapevole anche tu. Il tempo ti sfugge via, mia cara. E quel lieto fine che tanto sogni, con qualcuno accanto non lo avrai mai.”
“Perché allora non mi porti via adesso?”
“Adesso è troppo presto. I giochi non sono ancora finiti.”
“Se è un gioco tu non vincerai”
“ Alla fine io vinco sempre! Per questo mi diverto tanto. Adoro questo lato di te, Grace. Cerchi il controllo di tutto. Pianifichi senza accorgertene ed il fatto di non poter controllare la tua morte ti fa impazzire più della cosa stessa.”
“...”
“Perché non ti lascerò il tempo di salutarli.

Un sussurro sull’orecchio, una voce suadente che è una promessa più che una minaccia perché non c’è aggressività, solo un dato di fatto.

Nessuno di loro. Non Roland, non Meng, non Willy, non Emile e nessuno dei rancheri. Non potrai dire addio alla tua famiglia. Non potrai scrivere a quelli che non vedi più augurandogli il meglio. Non dirai ti amo a nessuno di loro. Ci vediamo presto, Grace

Si sveglia di soprassalto, alla ricerca di aria. Una mano al petto con tanta violenza da graffiare la pelle con le unghie quando lo stringe, neanche volesse arrivare direttamente a quel cuore che urla disperato per una tachicardia furiosa. Un sudore gelido che si ghiaccia al centro della schiena bianca.

Si alza dal letto, incespicando fra le tante, troppe coperte.

Anche i sogni di Grace sono storie da raccontare, non la lasciano solo con sensazioni al risveglio ma con immagini vivide. Sono incubi che prendono forma, colore, sostanza. Sono incubi che parlano.  Tossisce. Le dita alle labbra gonfie, come fossero state morse. Un vago sapore ferroso in bocca.

Trova il modo di accendere la luce e con gli occhi che ancora fanno fatica a vedere va al suo cassetto. Cerca qualcosa con frenesia. Trova il foglietto, lo stringe nel pugno. Studia il proprio riflesso pallido.

Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.


Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.


La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.

Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
(*)


Recita la poesia. E la sua preghiera. E la sua rassicurazione. E' un gioco e lei vince con ogni respiro, con ogni nuovo passo. Sorride. La sua immagina le sorride di rimando. E in quel momento, solo un secondo, è un attimo, un sorriso ma Grace si sente immortale. Non ha paura. Nessuno può portarle via tutto quello che ha già fatto. Non permetterà al germe di quella paura di troncarle le gambe. Il suo cuore continuerà a correre, forse avrà l'affanno ma lei non ha intenzione di fermarsi.

"Ah si, come fosse vero"

(*): "Sulla morte, senza esagerare" - Wislawa Szymborska