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lunedì 3 novembre 2014

Luce Lei e colori Loro



“Ehi ehi tu” 

Il cucciolo dagli occhi ancora blu la guarda mentre tira con i denti la manica del suo vestitino rosso, gettato alla rinfusa sul letto. 

“E’ impossibile che tu non abbia ancora sonno, lo sai?”

Chiede e nasconde uno sbadiglio. Probabilmente lo sbadiglio è così contagioso che si trasmette non solo da essere umano ad essere umano ma anche agli animali. O sarà solo la stanchezza e il fatto che è molto molto tardi ma il cane sbadiglia pure lui. 

Si stiracchia e muove appena la testa. Il volto deformato da una smorfia di fastidio. Si massaggia il collo dolorante e le ritorna alla mente il motivo di quei muscoli tesi: la notte passata a dormire in magazzino, solo a dormire, con Joe. Il suo braccio come cuscino. Ben due favole della buona notte e le sue parole. Le sue parole che le hanno riscaldato il cuore, che l’hanno fatta tornare sé stessa, che le hanno ricordato chi è anche se in queste ultime settimane si era decisamente persa di vista.
Tu...Sei come una luce abbagliante.”
“In così tanti hanno cercato di spegnermi”

Va davanti al piccolo tavolino, preparando il regalo che farà trovare a Baxter la mattina successiva: due pacchetti di sigarette. Scrive velocemente il biglietto, di getto, senza ragionarci troppo: “Uno è per tutte quelle che ti ho rubato. L’altro per tutte quelle che continuerò a rubarti. Buona giornata, Grace”

Si passa le mani sul viso. L’abbaiare di... 

“Bisogna trovarti un nome. Ma forse dovremmo dormirci su”

Scivola sotto le coperte e sistema il cucciolo ai piedi del letto, avvolgendolo con l’ abitino rosso come una coperta, lasciando che sia il suo odore impregnato nella stoffa a rassicurarlo durante quelle ore che li separano dall’alba, dal domani.
Con una carezza augura la buona notte al suo piccolo miracolo. “Quello di cui hai bisogno per tornare a stare bene.” E lei capisce che il miracolo non è solo quel cuoricino di nuova vita che le farà compagnia d’ora in avanti ma è il pensiero di tutto quello che l'ha portata a quel preciso momento. Di chi ha architettato una serata solamente per farla stare meglio. Il miracolo sono le braccia di Owen che le impediscono di frantumarsi in mille pezzi e che si ingegna per salvarla. Il miracolo è la premura di Elizabeth e i discorsi di Joe.
Il buio l’avvolge e lei non ha paura. Dovrò dire a Nicole che nel buio possono nascondersi i mostri ma anche la speranza. Pensieri sconclusionati mentre la marea la porta verso l’incoscienza del sonno. Che il nostro precipitare può essere l’occasione per i nostri amici di afferrarci e di salvarci.

Allunga le dita per sfiorare le orecchie delicate del cane prima di alzare il braccio sulla fronte fresca. Avverte il fiorellino che ha ancora attorcigliato intorno ad una ciocca scura. Sorride nell’oscurità.  

Una serata a cercare i colori. Mi ricorda qualcosa... 


mercoledì 22 ottobre 2014

Ultimo brindisi

Si lascia avvelenare. Dalla propria rabbia, dal proprio odio, dal proprio amore e dall’alcol ovviamente. Beve a stomaco vuoto. Ogni goccia rimbomba, producendo un eco che la scuote dall’interno. Voglio solo dimenticare. Elizabeth capisce, le dice che potranno bere tanto da dimenticarsi il proprio nome. Non mi basta, Beth, devo scordarmi tutte le parole, tutte quelle che ho sempre usato, tutte quelle che ho inventato.

Meng le dice di smettere di bere. Beth le dice che deve mangiare. Non può fare nessuna delle due cose probabilmente. Ci proverà, forse, non lo sa.
Dorme con Elizabeth quella sera, nella sua stanza al Red Queen. Le si stringe contro nel sonno, senza volerlo, si addormenta rigirando fra le dita una ciocca dei suoi capelli rossi.
Dorme tantissimo. Continua a dormire anche quando ha recuperato tutte le energie.
Odiarlo è la cosa che più mi sfinisce...

Anche Nicole capisce. Dopo che le ha spiegato perché il proprio volto rivela una bellezza più spigolosa, lineamenti più decisi, zigomi più netti perché le guance hanno perso la loro morbidezza naturale.

“Ma che cazzo hai combinato?”
“Ho lo stomaco chiuso ultimamente, sarà che sto ancora digerendo il tradimento di quel bastardo”

Non insiste sul dirle di mangiare. Si regalano, alla fine, un momento di pace insieme. Tanto tanto vino. Una bottiglia e una mela a testa. Dimenticare.

Un ultimo sorso. Un ultimo brindisi. E poi basta. Dimenticare.

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.(*)

(*)"Ultimo brindisi" - Anna Achmatova

martedì 23 settembre 2014

Thank you




24.09.2516

Si butta sul letto. Si tuffa ad occhi chiusi e si lascia cadere all’indietro. L’atto di fiducia che il materasso la prenderà, come un buon e vecchio amico. 


Ha sistemato Nicole Moore ed il suo cucciolo Spritz in una delle stanze libere del secondo piano. Perché hanno finito tardi l’addestramento, perché l’ospitalità è un valore importante.
E’ importante, bambina mia. Quando accogli qualcuno in casa ti fai carico del suo riposo, della sua protezione.  Non mi importa chi sei, non mi importa da dove vieni, se vuoi mangiare mangia se vuoi bere bevi e poi vai.

Vai. Lasciare le persone andare per la propria strada. E’ una cosa che non ha mai imparato a fare. No, non è così. Non ha mai imparato a non farsi segnare prima di lasciarli andare. Si affeziona e si lascia marchiare dal loro passaggio. E ogni volta che dice addio è una bugia.

Si stiracchia, rotolando poi per ritrovarsi a pancia sotto. Le braccia stringono un cuscino morbido.
Vorrebbe ringraziare Nicole. E anche Spritz, perché no. Vuole ringraziare le persone che non ama.

Grazie perché ho sorriso e ti ho fatto sorridere. Grazie perché sarò contenta quando ci rivedremo ma non mi mancherai nel frattempo. La tua mancanza non mi ucciderà, nel frattempo.

Le mancano le persone che non ci sono più e quelle che ci sono e non si fanno vedere, se ne rimangono lontane.  A volte è arrabbiata. E come adesso, increspa le folte sopracciglia scure e da un pugno dritto a quella fiacca bianca di una federa!

Arrabbiata con la Nonna che le ha lasciato il suo nome ed un ciondolo ed un mestiere e non sa quale di questi pesi di più.
Con Richard, che è morto per un eroismo stupido, che aveva promesso di tornare e invece alla sua porta ha bussato una bandiera.
Arrabbiata con Michael e con quelli che reputa amici.
Con Sebastian. La sua assenza le trapassa il cuore come una fitta di dolore. Egoisticamente vuole suo marito, lì. Lo pretende. Si alza, punta i piedi. Lo vuole lì, subito. Qualcuno faccia qualcosa. Vorrebbe ordinare a qualche ranchero di prendere i cani addestrati alla ricerca, andare e scovarlo. Neanche fosse una persona scomparsa.

Ma che crede la gente? Che basti l’amore per essere completi? L’amore ti spezza. Prima sei intero e poi ti apre in due.


Sospira, nascondendo il volto fra le mani. La rabbia scivola via fra le dita insieme al respiro.
Rimane una sorta di malinconia. Un’occhiata alla finestra aperta.

E’ grata
. Non arrabbiata.
Grata alla Nonna per averle insegnato a farsi delle domande e per averle dato tutti i consigli giusto per cercare le risposte. Per affrontare il peso di quelle che rimangono sempre un’incognita.
A Richard perché quella è stata l’unica promessa che non ha rispettato.
Grata a Michael, a Coco e agli altri. Non con le orecchie a portate di fischio ma con le gambe svelte per raggiungerla nel caso si trovasse nei guai.
A Sebastian. Perché la ama, perché le ha insegnato il coraggio anche se lui non lo sa. Il coraggio di affrontare sé stessa, l’insicurezza, l’attesa. Ed è felice di essere a metà se l’altra metà è lui




Thank you for loving me

For being my eyes
When I couldn't see
For parting my lips
When I couldn't breathe
I never knew I had a dream
Until that dream was you
When I look into your eyes
The sky's a different blue.

Thank you for loving me.