mercoledì 26 novembre 2014

Legami



Devo fare piano... Piano...

Bum. Sbatte il ginocchio.
Porca troia ma da quando c’è una sedia qui?

Più o meno da sei, sette mesi. Ha gli occhi lucidi di tristezza e di scotch che mischiarlo con il vino non è stata una grande idea. Se ne pentirà amaramente domani mattina, quando le sembrerà di avere indosso una corona di spine. Cerca di togliersi uno stivale, saltellando su un piede solo. Si trova mezza spiaccicata contro l’armadio e ne approfitta, usandolo come appoggio. Via uno, via l’altro. Alla rinfusa.
Lotta con la cinta, poi con il bottone dei jeans. Spogliarsi diventa una guerra che dura quasi dieci minuti ma che alla fine la vede vincitrice.

 “Stai attento. E se hai bisogno di  un medico vieni qui. E non ti ubriacare il primo giorno di lavoro. Non mettere il muso: fai amicizia! E niente battutacce sulle donne che non sanno tenere in mano un’arma.”
“Va bene mamma, lo farò.”


E si sorridono. Ne hanno affrontate tante, insieme. Epidemie, sabotaggi, marauders, addirittura un meteorite che voleva distruggere il loro pianeta. E anche molte sbronze, ovviamente. Questa probabilmente non sarà l’ultima. Capisce che ci sono persone che è la Vita stessa ha deciso di unire, legami che si creano a prescindere dalla volontà di due che forse nemmeno si sarebbero scelti.


“Mi mancherai”
“Mi mancherai anche tu”


Tira su con il naso, ripensando all’abbraccio con Roland che le dice che è una brava Boss (anche se è una donna ovviamente). Non è un addio ma... “Sarai qui e comunque non sarai qui.” Non è stato un addio neanche con Jonathan ed Elizabeth ma loro si sono trasferiti nel Core. Quindi forse... si, forse è stato un addio. Al Ranch non è rimasto più nessuno del suo inizio. Tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, alcune persone se le è portata via, altri hanno deciso di seguire nuove e diverse correnti. Lei è quella che rimane. E che li ama. Li ha amati tutti, tantissimo, per tutto il tempo in cui sono rimasti e, alcuni, anche quando hanno deciso di andarsene. Ora si deve prendere cura dei nuovi legami, delle persone che fanno affidamento su di lei e su cui lei fa affidamento, di quei nuovi sorrisi che riempiono la Casa del Black Oak Ranch.

Non ha la forza di cercare il pigiama. Non ricorda neanche se ce lo ha un pigiama. D’improvviso sente un freddo glaciale come se avesse passato la vita intera a dormire nuda e con le finestre spalancate.
Rimane con gli slip e recupera una camicia di Joe da sopra quella maledetta sedia. Praticamente le sta come un vestito, le maniche arrivano a coprirle le mani.
Si trascina sul letto, già occupato. Si stringe a Joe, cerca il suo calore, la sua presenza, l’unico antidoto per sentirsi meno sola. Inizia a baciarlo sulla fronte, la punta del naso, la linea della mascella, la guancia, il collo. Baci rapidi come battiti di ciglia e con la stessa delicatezza. Incurante del fatto che è molto tardi e che rischia di svegliarlo.

“Non mi lasciare”

Una preghiera nella notte.

sabato 15 novembre 2014

6 Poesie nel cassetto


“Le tue piccole contraddizioni, Grace. E’ lì che vedo la tua bellezza”
Ogni parola le rimbomba nella mente mentre ogni gesto le si riverbera nel corpo anche se ora è sola, in camera. Si è buttata sotto il getto gelato della doccia per domare l’incendio di sé, quello che riconosce anche se è passato tanto tempo. Si passa una mano fra i lunghi capelli bagnati prima di avvolgerli nell’asciugamano giallo. Si toglie l’accappatoio umido, facendolo cadere con noncuranza sul pavimento. Allunga una mano per afferrare la vestaglia di seta. Intercetta la propria figura riflessa nello specchio. Volta i fianchi, gira il capo tanto che il mento le sfiora la spalla e lì vede: i segni rossi che le ha inciso delicatamente Joe sulla schiena. E lì, nel segreto della propria stanza, sorride. Si rende conto che quel sorriso è, esso stesso una grande contraddizione.
Chiude gli occhi per impedire a quella scintilla di malizia e voglie mal trattenute di brillare infondo alla pupilla. Lui la confonde. E’ l’elettricità del suo bacio a mandarla in tilt. 



 La mia bocca si schiude come un taglio.
Sono stata bistrattata tutto l'anno, notti
tediose, niente se non ruvidi gomiti contro di esse
e delicate scatole di fazzoletti a dirmi piagnona
piagnona, stupida!

Prima d'oggi il mio corpo era inutile.
Ora cerca di strappar via i suoi spigoli.
Ora è cangiante pieno di questi lampi elettrici.
Zang! Resurrezione!


I miei nervi si sono riaccesi. Li ascolto come
strumenti musicali.
Dove c'era silenzio
tamburi, corde stanno inguaribilmente suonando. Sei stato tu.
Puro genio all'opera. Caro, il compositore ha camminato
nel fuoco. (*)


(*): "Il bacio" di Anne Sexton



lunedì 10 novembre 2014

Ritrovarsi

Adorabile.
Non è il modo giusto con cui definirla.
"Sono una donna fatta di nervi e brividi"

"Sei piena di contraddizioni Grace Sullivan"

Nel freddo di una stanza, sola,
riempie il lato del letto.
Una mano strangola il lenzuolo
unico testimone di quell’atto d’amore.
Così non potrà mai svelare
quei sospiri liberati dalla prigione della contraddizione.
Lei ha
una fantasia da cavalcare,
può volare senza sbattere le ali.
E Lui allora ha una, due, mille facce.

E’ tutti gli uomini con cui è stata
E’ l’uomo con cui non starà
mai.
Ha occhi azzurri, castani, grigi e verde foglia.
Lui è l’amante proibito. E’ il marito.

E’ il peccato
. E’ giustificato.
Lui è la noncuranza. L’invadenza.
E’ il gelo degli spazi che queste cose lasciano.
Vuoti da colmare. E allora
nella
dolcezza della solitudine
essere di tutti loro e non esserlo di nessuno
solo per ritrovarsi ed essere mia.

giovedì 6 novembre 2014

Cuoremalandato

Southern Cross Ranch
05.11.2516
2:06


Si rigira nel … No non nel letto ma in quella mezza specie di sacco a pelo, al riparo nella tenda che uno dei rancheri ha sistemato per lei.
E' stanca ma non riesce a dormire.
Una volta le piaceva addormentarsi nel letto insieme a qualcuno e risvegliarsi la mattina da sola: bei tempi quando il giocattolino di turno prendeva e se ne andava via senza sapere che quella fuga serviva a lei per evitarle di dire ciao e dare un bacio sulla bocca così a stampo, freddo perché uno può anche fare sesso la notte ma la gelida luce della mattina li trova e li illumina per quello che sono: estranei.
Adesso invece odia dormire da sola. Sto proprio invecchiando. Che palle.
Non c'è nemmeno Soul che si appisola mentre le morde il dito come fosse un ciuccio. L'ha lasciato a Sam perché non voleva fargli affrontare il viaggio in treno fino a lì. E' così piccolo.
Pensa di alzarsi e entrare di nascosto nella tenda di Beth ma aveva un sorriso strano prima di andarsene. Meglio evitare. Una sigaretta. Ci vorrebbe. Ma da quando fumo così tanto? Ah si. Giusto. Ma lei di pacchetti non ne ha. Potrebbe infilarsi nella tenda di Joe, stare attenta per non svegliarlo e cercare le sue sigarette artigianali. Meglio evitare. Già solo a pensarlo è un piano che fa acqua da tutte la parti.
Che palle.
Sbuffa. Assottiglia lo sguardo, infastidita dalla luce improvvisa del Cpad. Non c'è nessuno da cercare. E' troppo tardi.

I rancheri sono stati bravi questa sera. Tutti quanti. E a me invece è venuto subito l'affanno.

Il pensiero finale le fa sbarrare gli occhi di paura per un momento. Si porta una mano al petto.

“Ci sono cose che mi stancano prima di altre. Tipo nuotare”

E quelle cose aumentano sempre di più. Sta peggiorando. Peggiorerà. Lo stress fisico ed emotivo che ha dovuto affrontare da qualche mese a questa parte ha spossato il suo cuore malandato più di quanto non immaginass probabilmente.

“Grace dovresti fare altre analisi e un elettrocardiogramma per...”
“Papà basta. Tutti dobbiamo morire prima o dopo e sapere se ho o meno la patologia di famiglia non mi interessa. Sono giovane. Ho un cuore forte. Corro, mi tengo in esercizio. Sto benone. E non potrei essere più Sullivan di così. Se devo crepare come la nonna che ben venga.”

Grace ha vent'anni e tanta rabbia dentro. Esce fuori di casa sbattendo la porta. Fanculo il cuore grande dei Sullivan.

Devo mangiare meglio. Evitare gli sforzi inutili. Lo stress. Smetterla di bere e di fumare. Beh no. Queste due cose le posso fare. Fanculo il cuore grande dei Sullivan.
Non farà nessuna nuova analisi. Nessun nuovo esame. Non ancora. Non fino a quando non sarà necessario. I medici sono i peggiori pazienti del mondo. Lei, comunque, si sente benissimo. Forse in futuro si dovrà preoccupare ma non adesso. Adesso può farsi cullare dal battito che, lento, scandisce il passare del tempo.

E' un orologio-cuore quello dei Sullivan. Ad un certo punto si ferma ma non si può ricaricare. Un cuore normale dovrebbe pesare sui 300 / 350 grammi. Per questione genetica il loro arriva fino a cento grammi in più. E un cuore grande è un cuore che fatica di più, che deve sopportare di più e che dura di meno. Il cuore è una macchina e la sua cigola ma la sta rimettendo in ordine. Tutto qui. Ha solo bisogno di darsi delle nuove regole.

Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell'orologio del tuo cuore, la grande lancetta
delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,
le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.
(*)

(*) Mathias Malzieu - La maccenica del cuore.

 

mercoledì 5 novembre 2014

5 Poesie nel cassetto

Una serata a cercare i colori. Mi ricorda qualcosa...


Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent'anni.

Domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa.
La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato


E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori. (*)


(*) Cesare Pavese: Agonia

lunedì 3 novembre 2014

Luce Lei e colori Loro



“Ehi ehi tu” 

Il cucciolo dagli occhi ancora blu la guarda mentre tira con i denti la manica del suo vestitino rosso, gettato alla rinfusa sul letto. 

“E’ impossibile che tu non abbia ancora sonno, lo sai?”

Chiede e nasconde uno sbadiglio. Probabilmente lo sbadiglio è così contagioso che si trasmette non solo da essere umano ad essere umano ma anche agli animali. O sarà solo la stanchezza e il fatto che è molto molto tardi ma il cane sbadiglia pure lui. 

Si stiracchia e muove appena la testa. Il volto deformato da una smorfia di fastidio. Si massaggia il collo dolorante e le ritorna alla mente il motivo di quei muscoli tesi: la notte passata a dormire in magazzino, solo a dormire, con Joe. Il suo braccio come cuscino. Ben due favole della buona notte e le sue parole. Le sue parole che le hanno riscaldato il cuore, che l’hanno fatta tornare sé stessa, che le hanno ricordato chi è anche se in queste ultime settimane si era decisamente persa di vista.
Tu...Sei come una luce abbagliante.”
“In così tanti hanno cercato di spegnermi”

Va davanti al piccolo tavolino, preparando il regalo che farà trovare a Baxter la mattina successiva: due pacchetti di sigarette. Scrive velocemente il biglietto, di getto, senza ragionarci troppo: “Uno è per tutte quelle che ti ho rubato. L’altro per tutte quelle che continuerò a rubarti. Buona giornata, Grace”

Si passa le mani sul viso. L’abbaiare di... 

“Bisogna trovarti un nome. Ma forse dovremmo dormirci su”

Scivola sotto le coperte e sistema il cucciolo ai piedi del letto, avvolgendolo con l’ abitino rosso come una coperta, lasciando che sia il suo odore impregnato nella stoffa a rassicurarlo durante quelle ore che li separano dall’alba, dal domani.
Con una carezza augura la buona notte al suo piccolo miracolo. “Quello di cui hai bisogno per tornare a stare bene.” E lei capisce che il miracolo non è solo quel cuoricino di nuova vita che le farà compagnia d’ora in avanti ma è il pensiero di tutto quello che l'ha portata a quel preciso momento. Di chi ha architettato una serata solamente per farla stare meglio. Il miracolo sono le braccia di Owen che le impediscono di frantumarsi in mille pezzi e che si ingegna per salvarla. Il miracolo è la premura di Elizabeth e i discorsi di Joe.
Il buio l’avvolge e lei non ha paura. Dovrò dire a Nicole che nel buio possono nascondersi i mostri ma anche la speranza. Pensieri sconclusionati mentre la marea la porta verso l’incoscienza del sonno. Che il nostro precipitare può essere l’occasione per i nostri amici di afferrarci e di salvarci.

Allunga le dita per sfiorare le orecchie delicate del cane prima di alzare il braccio sulla fronte fresca. Avverte il fiorellino che ha ancora attorcigliato intorno ad una ciocca scura. Sorride nell’oscurità.  

Una serata a cercare i colori. Mi ricorda qualcosa...