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domenica 12 aprile 2015

Spiccare il volo

Ogni saluto l'ha distrutta. Lascia così tanti pezzi di sé. Il senso di colpa è prepotente. Il fatto di averli stupiti quasi tutti con quella decisione, il fatto di non poter rispondere loro nulla che possa rassicurarli.
"Non andartene" Emile, Roland, tutti glielo lo hanno chiesto ma deve farlo. E' arrivato il momento. Per lei si ma anche per loro. Ha promesso che tornerà. E lo farà. Non lascerà al suo cuore la possibilità di fermarsi mentre è via. Tornerà e si opererà ma il viaggio... Il viaggio deve farlo prima perché il rischio che non ci sia un dopo è piccolo ma c'è e lei non può correrlo. Ha tante cose sulla lista di "le cose da fare prima di morire" ma si potrebbe pure accontentare di depennare quella solamente.
Ha scritto tante lettere una arriverà a destinazione prima, altre dopo ma tutte sono necessarie per lei e per le persone che le devono ricevere. Le ultime parole perché con gli addii non è mai stata brava.

°°°
Caro Emile,
ormai tutto quello che avevo da dirti te l'ho detto e ti ho scritto un messaggio ben più lungo di questa già. Ormai ti ho salutato ma riuscire a partire davvero è difficile. Non so cosa mi aspetta. Tanti mondi e tante facce nuove. Ho promesso che non ti avrei mai fatto soffrire e partire è l'unico modo che ho per mantenere davvero la promessa perché rimanendo qui mancherei ad una promessa che mi sono fatta tanti anni e fa, finirei per tradire me stessa e con qualcuno così vicino non si può proprio essere felici. Tornerò quando il mio cuore sarà guarito. Tu hai una vita qui, hai il Ranch che ha ancora bisogno di te. Ti ho regalato il mio cuore e me lo sono dovuto riprendere ma non ti ho tolto nulla davvero. Non ti lascio, ti lascio libero che è molto diverso.
Sei un uomo che sa essere meraviglioso, buono, dal cuore grande. Non te lo scordare.
Ti chiamo appena arrivo a destinazione. Non so neanche quale sarà.
Prenditi cura di te, prenditi cura del Black Oak per me ora che non posso farlo più io perché tu ed il Ranch siete la mia casa.

Con amore,

Grace

***

Dolce Gabrielle,
io sto per partire e purtroppo non riuscirò a vederti per abbracciarti e salutarti.
Sei diventata una donna forte, coraggiosa, ancora più capace nel proprio lavoro. Spero che, in qualche modo chissà, un po' sia anche merito mio. In ogni caso sono felice di averti accolti al Ranch, felice di averti teso la mano anche se a volte non nel modo più giusto.
Sono sempre stata tanto fiera di te.

Bada a te stessa

Grace

***
Cara Aura,
mi spiace non essere riuscita a salutarti.
Ti voglio bene. Sei stata un'amica e ti sei trasformata sotto i miei occhi passando da una ragazza ad una donna sicura di sé con un po' anche lo spirito di Greenfield nel sangue.
Continua a lavorare sodo per ogni tuoi obbiettivo e non ti far dire mai da nessuno che non puoi arrivare o riuscire a fare qualcosa. Lavora per il Ranch, non temere di prendere l'iniziativa. So che andrai lontano e so che ho fatto bene a darti fiducia durante quel primo colloquio.

Con affetto,

Grace


***

Cara Meng,
speravo di abbracciarti, di informarti, di spiegarti meglio rispetto a quella stramba confessione che ti ho fatto qualche tempo fa. Devo partire. Per quel viaggio di cui ti ho parlato. Non sento più niente a tenermi ancorata a terra. Adesso posso spiccare il volo. Ho sistemato il Ranch, ho sistemato le persone a cui voglio bene o almeno ci ho provato. Ora che so che il Ranch starà bene e che i miei affetti staranno bene posso andare via. Spero di rivederti ma non so quando la mia strada mi porterà su Roanoke di nuovo. Sei stata un porto sicuro per me. Partire, sai, è l'unica decisione che posso prendere in questo esatto momento della mia vita che dia meno sofferenza alle persone che amo. Lo so è una frase strana da dire e l'inchiostro è troppo poco per spiegarla. Prenditi cura di Emile ora che lavorate insieme. Ha bisogno di qualcuno che gli guardi le spalle, che gli ricordi di non gettarsi in un pericolo senza via di uscita. Prenditi cura di te.
Saluta la tua combriccola di animali da parte mia. Mi mancherete moltissimo ma vi porterò
sempre nel mio cuore.
Con tutto l'affetto del 'Verse,
Grace

***
Cara Cath,
quando ti ho incontrato ho incontrato una parte di me. Dirti addio mi strazia il cuore così ti dirò solo un arrivederci perché ti scriverò da ovunque sarò per farti sapere che io ci sono, viva da qualche parte nel 'Verse e tu mi farai sapere che ci sei, da qualche parte, nel 'Verse. Grazie a te so che esiste qualcuno strano e difettoso come lo sono io. Saperti viva, sapere che esisti anche se lontano da me mi fa sentire meno sola e spero che sia lo stesso per te. E' quello che ho sempre sperato.
Siamo così simili. Differenti come due gocce d'acqua. E così mi chiedo come farò senza il mio specchio. Mi chiedo come farò dato che in alcuni momenti mi è sembrato di essere reale, di essere capita solo con te a guardarmi, compresa solo perché mi stavo riflettendo nei tuoi occhi.
Tu sei uno dei motivi che mi ha spinto a rimanere per tanto. La convinzione di dovermi prendere cura di te, di dover ascoltare la tua storia. Ma ho rimandato indietro Isabel e ho finito di ricomporre il tuo diario e l'ho letto tante volte. Ora posso andare. Ora che tante cose sono state dette, ora che tante cose sono state fatte. Dopo aver fatto con te e di te ogni guaio immaginabile e aver messo poi tutto al suo posto. Spero.
Grazie per avermi amato tanto intensamente. Grazie per avermi aiutata a capirmi. Parto con una consapevolezza nuova di me stessa, con un dolore che tu senza neanche volerlo mi hai aiutato ad accantonare. Sei una forza della natura. Sei una gemma preziosa in mezzo a tanto marcio, in mezzo a tanto ferro privo di valore. La tua luce è abbagliante quando decidi di regalarla. Ho ancora così tanto da dirti, ancora così tanto... Che nonostante tutto mi sembra di lasciare il nostro libro a metà. Mettimi da parte ma non ti dimenticare mai di me, del nostro stranissimo legame. Sii la donna fantasiosa ed intrigante e premurosa e calorosa che sai essere. Sii te stessa. Sii felice.

°°°

"Miss Sullivan, è pronta?"

Sistema il cappello - il preferito - di Roland che l'uomo che la lasciato prima della loro ultima sbronza insieme. Un'occhiata alla mano destra: l'anellino di Meng è lì all'anulare. Il braccialetto di Gabrielle vicino al cortex pad. Il diario e le poesie che le ha scritto Cath copiate una per una sono nel quadernino dentro lo zainetto. La bandana del Black Oak Ranch al polso: non poteva lasciarla. Rievoca tutti, uno per uno. I loro occhi, i loro sorrisi. Emile, Cath, Roland, Meng, Gabrielle, Aura, Megan e ancora la sua famiglia e ancora tutti i rancheri ed ex rancheri e ancora tutte le persone che hanno prese strade diverse prima della sua Michael, Joe, Coco, Owen, Nicole, Elizabeth, Jonathan.
Abbassa la mano a toccare la testa del suo gigante a quattro zampe che l'accompagnerà e la difenderà durante quel viaggio. Libero la guarda e abbaia una singola volta. Sorride mentre sente le sue ali sulla schiena spalancarsi, le radici immaginarie che la legano a quel pianeta accarezzarle le caviglie prima di lasciarla libera.

"Pronta"
... A spiccare il volo.







domenica 15 marzo 2015

Silenzi folli e impossibili addii.

La rabbia ed il dolore le esplodono nel petto.
La domanda non è più chi deve pregare ma contro chi deve bestemmiare.

Si guarda intorno per la cabina della nave che dallo Skyplex la riporta su Greenfield. Quell'ambiente asettico la manda in bestia: il non avere niente da lanciare, da distruggere, da sgretolare fra le mani che sono rigide come artigli.
L'Amore. L'Amore non porta niente di buono. Perché si è sempre ostinata a difenderlo con tanta energia? Quando ogni volta la conduce solo sull'orlo del precipizio. L'Amore è un uomo che la tira per i capelli, costringendola ad affacciarsi da un burrone, uno strapiombo che porta in un oblio di sofferenza. Sofferenza sua, la sofferenza di Cath. Quel bastardo poi le da un calcio e la fa precipitare. Mentre cade è solo il senso di vuoto e di tanta tanta solitudine.

Posso udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà. E quando il distacco si è improvvisamente compiuto - o quando non ne colgo più il suono - allora il silenzio è ancora più terribile perché c'è solo follia intorno a me, la follia delle cose strappate, che si strappano dal di dentro, radici che si lacerano a vicenda per crescere separatamente, lo sforzo compiuto per conseguire l'unità.(*)

Questo non lo può affrontare. Non di nuovo. Non con lei. Questo è un addio che non può permettersi. Non sapendo che in realtà non se ne va. Sapendo che in qualche modo è solamente colpa sua. Sapendo che la sta facendo soffrire, sapendo che non può fare altrimenti. Sapendo che Cath, da qualche parte nel 'Verse, è intenta ad ammazzare l'amore che prova nei suoi confronti e una volta che ci sarà riuscita cosa resterà di loro due? Cosa resterà di due donne che sono come specchio l'una per l'altra? Forse solo frammenti, scheggie che fanno sanguinare. O peggio ancora non resterà niente, neanche l'ombra di quell'amicizia in cui sperava e forse c'è stata almeno per un po'. 

Il petto si alza e si abbassa con violenza. Il cuore le impreca contro il costato, come volesse uscire da quella prigione di ossa. Per andare dove non si sa. Forse solo via da tutto. Non ce la fa più. Si arrende. Per la prima volta da quando le sue condizioni di salute sono peggiorate, Grace Sullivan si sente male. Male davvero. Tutto quel tormento la sfinisce e si ritrova svenuta a qualche passo dal piccolo letto. Scivolando nell'incoscienza dove non c'è l'amore di Emile che tace, dove non c'è l'amore di Cath che invece parla e parla forte, dove non ci sono addii imposti o saluti necessari, non ci sono nemmeno i suoi egoismi, non c'è nessuno che le faccia male ma soprattutto non c'è nessuno a cui lei possa far del male.


(*) La casa dell’incesto -  Anaïs Nin

giovedì 19 febbraio 2015

Lettera ad un fratello

Caro Richard,

quando ti ho perso non ho perso solo un fratello ma anche una parte della mia infanzia e del mio futuro. Tutte le promesse che ci siamo fatti da piccoli e tutte le liti ed il ricordo di me bambina si è macchiato, offuscato.

Mi sarebbe piaciuto conoscere tua moglie, stringerla a me come se avessi acquistato una nuova sorella. Vederti innamorato e prenderti in giro per questo. Mi sarebbe piaciuto diventare la zia dei tuoi figli. Sarebbero stati dei bravi bambini e dei bravi uomini o donne. I tuoi figli Richard... I miei figli... si incontreranno nel mondo dei “se e dei ma”, nel mondo dell’impossibile e dell’improbabile e saranno arrabbiati con i loro genitori per non averli fatti nascere. Si lo so, tu almeno hai una buona scusa ma anche io, fratello mio, ho le mie.
Quando ho perso te ho perso una parte dei miei genitori. Qualcosa in loro si è rotto, infranto e non c’è modo di riportarlo indietro quel qualcosa. Avrei preferito essere più grande perché non ero pronta per dire addio nemmeno ad un quarto di loro. La nostra mamma, Richard, è così invecchiata. Ogni volta che l’abbraccio sembra farsi più piccola ed egoisticamente vorrei che non fosse così, vorrei dirle di smetterla, di ricordarle che anche se siamo cresciuti ha ancora tre figli ma non lo dirò perché viene un momento nella vita di un figlio in cui è ora di ridare indietro tutto quello che ha preso in termini di amore e di sostegno. La nostra mamma... aveva bisogno di un corpo sul quale piangere ma non ci è stato dato ed una madre non può disperarsi su una bandiera. A volte la guardo e credo che lei sia convinta dentro di sé, convinta di un errore, uno scambio di persona e ti pensa lontano ma pronto per  fare ritorno. Io invece so che tu non tornerai mai. Dove sei Richard? Questo me lo chiedo. Mi domando se ti hanno seppellito e se quando lo hanno fatto hanno pensato che eri amico, figlio e fratello di qualcuno. Fratello mio.

Mi manchi. Mi manchi ogni giorno. Anche se di te non parlo.
Mi manchi anche se non riesco più a suonare la chitarra. So che mi sgrideresti, dicendo di averti fatto perdere tempo ad insegnarmi ma tanto non sono mai stata molto brava. Continuo a cantare però.

Ne ho vissute così tante da quando non ci sei più che mi chiedo se saresti fiero di me, di come sta andando avanti la mia vita e di come sono cambiata e dei sacrifici che ho fatto e della felicità che mi sono presa. Perché me la sono presa la felicità Richard, l’ho strappata alla vita, l’ho pretesa: attimo dopo attimo, sorriso dopo sorriso. Mi chiedo se con qualche tuo consiglio mi sarei salvata da tutto il dolore che mi ha travolto, da tutti i guai in cui mi sono cacciata, da tutte le scelte sbagliate che probabilmente ho fatto e sto facendo.

Credevo che avremmo vissuto insieme la vecchiaia dei nostri genitori.

E' difficile, Richard, difendersi da soli. E' difficile ringhiare e mostrare i denti, far vedere chi è che comanda, non farsi mai mettere i piedi in testa.
Io e te siamo difesi con le unghie per tutta la vita ma alla fine io non ero con te. Spero tanto che tu non abbia avuto paura, che non ti sia sentito solo, che l’amore di casa sia riuscito ad arrivare fin lì, su un pianeta tanto freddo e tanto lontano...

Mi manchi. Ti scrivo così, con tanto amore e meno forte di quanto forse pretenderesti da me.
Volevo dirti solo che lo sono ancora, una donna di speranza come mi hai insegnato tu.

Tua sorella,
Grace


Grace Sullivan lascia questa lettera, incastrata nel segreto di gambi di meravigliosi fiori arancioni sulla tomba di Richard Sullivan. Ci lascia anche una lacrima. Una sola. Che le riga la guancia nel momento in cui il vento freddo di Greenfield le fa abbassare le ciglia. Poi volta le spalle e da sola se ne torna a lavoro come se niente fosse, se ne torna alla vita.




La ballata dell'Eroe

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle. 

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria.

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d'un soldato vivo , d'un eroe morto che ne farà,
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria?


La ballata dell'eroe - Fabrizio De André


  

domenica 15 febbraio 2015

Nightmare before sunrise


"Ciao Gracie"
"No non ci credo! Ancora tu!"

Osserva la donna dai fluttuanti capelli neri, l'abito viola scuro che le cade addosso al corpo come una seconda pelle.

"Grace! Grace! Brutta idiota svegliati!"

Si chiama da sola, guardando in alto e pensando che è solo un sogno, che può svegliarsi, che ha lei il controllo della propria notte.

"Sei troppo stanca, non riuscirai a svegliarti. Dovresti darti meno da fare, riposarti, dormire di più."
"Non credi che sia controproducente per te darmi questi consigli?"

La Morte alza le spalle. La guarda come qualcuno che non ha nessuna fretta di fare o di andare.

Grace, intanto, nella sua stanza si rigira nel letto. L'incubo non riesce a strapparla dall'incoscienza del sonno. Le palpebre troppo pesanti per sollevarle. Pesanti di giorni che iniziano all'alba e di notti lunghe.

"Sai credo di essermi sbagliata..."
"Lo stai dicendo sul serio? Tu?"
"Si. Io. Ti ho detto che ti avrei portata via senza lasciarti il tempo di salutarli ma... le persone che ami sembrano tutte rincorrermi e forse mi prenderò prima loro che te. In ogni caso mi rendono i giochi troppo facili al contrario tuo."
"... Che vuoi dire?"
"Non mi dire che non te ne sei accorta!"

Le labbra sanguigne che ridono, mostrando denti bianchi e perfetti.

"Stupida ragazza. Non ci hai fatto caso? Meng che si caccia sempre e volontariamente nei guai. Questa volta se l'è cavata con quelle cicatrici ma la prossima... Chissà. Roland invece quante volte è finito in un ospedale? Per non parlare di Emile... Ti sei andata a scegliere qualcuno che si eccita con il pericolo, che non sembra temere nemmeno i proiettili. L'elenco sarebbe ancora molto lungo."

"..."
"Non mi dire che sei senza parole! Proprio tu! Comunque lo devo dire sai? Hai buon gusto..."

Quell'atmosfera bianca dove non c'è né sopra né sotto si trasforma nella sua camera da letto. L'indice lungo di un candore strano che va sul grigio sfiora la mascella di un Hawk addormentato.

"Non ti azzardare"

Lo dice fra i denti, quasi ringhiando ma quando prova ad afferrare quella mano, si dissolve. Si ritrova la donna dietro le spalle.

"Calma calma. Non te lo tocca nessuno. O almeno non io o almeno non ancora."

Le porta le labbra rosse all'orecchio, scostandole i lunghi capelli castani sulla spalla opposta.

"Stupida ragazza. Buoni gusti. Pessima scelta."

Lo elenca con un mormorio.

Gli occhi di Grace si riempiono della visione di loro due abbracciati, osservandosi da lontano.


"Lui non ti ama, mia cara. Ma se anche ti amasse mi chiedo come tu abbia potuto scordartelo: un giorno o l'altro, tutto il piacere e la gioia che l'amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato."

Sgrana lo sguardo che si affolla di incertezze e paure e tristezza.
La sua camera da letto viene risucchiata in un vortice e tutto ritorna bianco. La donna l'afferra per il braccio e la tira lontano prima di spingerla di nuovo contro di sé, in un passo di danza improvvisato.

"Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia. Avrai di nuovo freddo fino nelle ossa e il sangue formerà dei ghiaccioli che sentirai passare sotto la pelle."

Una giravolta troppo violenta, incespica con i piedi e si ritrova a terra o quello che è: sa solo che le ginocchia nude sbattono violentemente contro quel bianco.

"Lasciami stare! Grace ti prego! Ti prego svegliati! Svegliati svegliati svegliati! Ho bisogno che ci porti via da qui!"

Urla, rannicchiandosi contro il nulla.
Lei la guarda dall'alto in basso, senza l'ombra di comprensione.

"La meccanica del tuo cuore esploderà. Ti ho impiantato io questo orologio, conosco perfettamente i limiti del suo funzionamento. Può darsi che resista all'intensità del piacere, e sarebbe già molto. Ma non è abbastanza robusto da sopportare queste pene. (*) Sarà il tuo affetto per tutti loro forse che ti porterà da me o il finale così banale, già scritto, di questo genere di cose. Comunque sarà divertente! Ci vediamo, Gracie."

Il suo inconscio rimane lì con i singhiozzi che in realtà non sono altro che respiri più profondi, morendo di freddo che in realtà non è che lo spiffero dalla finestra ed un piede scoperto, riuscendo alla fine ad alzarsi ed andarsene che in realtà non è che aprire gli occhi. Occhi stretti come quella luce che filtra dalle tapparelle e le colpisce la fronte, segno di un Sole che sta facendo capolino. Sbadiglia e quella lacrima raccoltasi all'angolo scivola giù perdendosi su metà guancia. Si guarda pigramente intorno, si gira sul fianco e accantona tutto come un incubo appena prima dell'alba.

"Ah si come fosse vero"


(*): Mathias Malzieu - La meccanica del cuore







mercoledì 24 dicembre 2014

Fra digiuno e scorpacciate di affetto

A few days ago...

Nel buio apre gli occhi di scatto. Il dolore alla gamba torna improvviso così tanto da strapparla all'incoscienza che si era riuscita a regalare dopo minuti e minuti a rigirarsi fra le lenzuola.
Non è in camera sua ma nell'infermeria del ranch. Sono le narici a ricordarglielo per quell'odore di pulito, di ambiente sterile. Gira appena il viso, la guancia preme su un cuscino troppo duro. Sul lettino singolo vicino c'è Emile. E' rimasta anche se hanno discusso, anche se entrambi hanno fatto incosapevolmente gli stronzi, anche se lei ha alzato la voce. E' rimasta perché ha detto che non l'avrebbe lasciato solo, che se avesse sentito male alle ferite doveva svegliarla. Disposta a dargli più antidolorifici e a cantargli una ninnananna per farlo addormentare ma lui non l'ha chiamata, non la chiama.

"Emile... dormi?"

Lo chiede con un filo di voce che pur se lui fosse sveglio, non riuscirebbe comnque a sentirla.
Si passa le mani sul viso.
Imparano a conoscersi ma non riescono ancora a capirsi. Lui lo ha detto con una frase ironica che in un momento diverso l'avrebbe fatta ridere e che ora non riesce a ricordare per cui non può nemmeno sorriderci sopra. 

Si è sentita male e dannatamente ridicola. E arrabbiata. Arrabbiata da voler mettere un muro fra lui e lei per togliergli ogni potere di farle del male perché non è riuscita a farsi scivolare addosso quello che ha detto. L'ha trattata da puttana. Senza volerlo ma lo ha fatto. Lei che non ha bisogno di braccia di uomo o di donna a proteggerla, che non ha bisogno delle mani di nessuno per sentirsi meno sola. Che si è imposta un letto vuoto e l'astinenza che ne consegue. Lui non la conosce e forse è anche colpa sua perché non riesce a lasciarsi andare. Nessuno, comunque, avrebbe il diritto di giudicare il modo in cui ha deciso di rimettere insieme i propri pezzi. Non lo ha permesso nemmeno a Gray, una delle poche cose che non gli ha permesso di fare con lei. Ridicola. 


Sapere a chi e quanto dare affetto. E' una cosa che non riesce ancora ad imparare. Alterna m
omenti di totale digiuno ad intere scorpacciate in cui si ritrova ancora capace di slanci di apertura verso il prossimo.

Quando torna a camminare senza l'aiuto della stampella va dritta all'albero di Natale in salone. Legge i biglietti dei suoi rancheri.

Cazzo, ragazzi, non potreste essere più materialisti? Come faccio a regalarvi la pace nel 'Verse?

Sbuffa. Un pensierino ad Aura e alla sua clinica, intanto, perché una donazione non fa mai male.

Trascina Hawk fino al mercato di Oak Town. Entrano insieme nella piccola bottega del giocattolaio. Un luogo magico, nascosto in quelle viuzze che lei conosce a memoria e potrebbe percorrere ad occhi chiusi. Il giocattolaio è un amico, è da lui che compra i regali per i suoi tre nipoti. Ha mani d'oro in quello che fa. E' il migliore di tutta la contea. Una volta gli ha chiesto perché proprio i giocattoli e lui gli ha risposto che era un bel modo per portare la magia nella vita dei bambini e che è un modo per non farli sentire soli, i bambini. Lei aveva solo una bambola da piccina. Una bambolina di pezza fatta a mano, con bellissimi capelli rossi e occhietti vispi con la testa troppo grande dato che, dopo uno sfortunato incidente con il loro cane, ha deciso di riparlarla, di "guarirla" da sola. Non sa ancora che Emile la mattina del 24 le farà trovare una scatola con una bamboletta del tutto simile e che la chiamerà Polly perché le piace dare i nomi alle cose per sentirle più sue.
Regala a lui il modellino di una nave spaziale perché una vera non può proprio comprargliela ma può aiutarlo a dare forma a quel desiderio, strappargli un sorriso magari. Non pretende poi molto.

Meng. Oh Meng.  Lei che le ha regalato un anellino placcato in oro con la forma di un'ala e che dimostra di conoscerla bene. Quante cose vorrebbe dirle? Tante. Ogni tanto crede che potrebbe andare da lei e confessarsi. Funziona così con i pastori? Potrebbe accogliere nel suo cuore le confessioni del mio? Ma ha una bocca pallida che si ostina a tacere con tutti. Come te lo dico, Meng, che non sei l'unica ad avere difficoltà ad esprimersi, a parlare? Se potessimo farlo tenendo la bocca chiusa? Inventerò una storia su questo. Una favola. Nella sua camera da letto inizia a ricopiare con l'inchiostro nero una poesia perché forse potrà aiutare l'altra a trovare ispirazione, perché forse la aiuterà a trovare le parole per far tornare la fede nella vita, in sé stessi. In Dio no, perché non pretende tanto da quel dono. Un dono che le affida una parte di Grace, quella più nascosta e insicura e fragile e leggera.

Sei greve quanto la terra che ti attira
Leggera quanto un battito d’ali
.
 Viva quanto il tuo cuore palpita
Giovane quanto i tuoi occhi vedono lontano.
Buona quanto quelli che ami
Cattiva quanto quelli che odi.

 Sia quel che sia, il tuo colore
È quello che vede chi ti sta di fronte.
Non considerare guadagno ciò che vivi:
Sei vicina alla fine quanto vivi
Quantunque tu viva
La tua vita è quanto hai amato.
 Sei felice quanto puoi ridere
Non rattristarti
Sappi che riderai quanto hai pianto

Non credere che tutto sia finito
Sarai amata quanto tu hai amato.
È nel nascere del sole
Il valore che ti da la natura
E quanto dai valore a chi hai di fronte,
Sei umana.
Se un giorno dirai bugie
Lascia che chi hai di fronte creda per quanto ha fiducia in te.
La nostalgia che si ha per l’innamorato è nel raggio
Di luna
E per quanto hai nostalgia per l’innamorato
Sei vicina al tuo amore.
Ricorda!
Sei bagnata quanto la pioggia che cade
Calda quanto il sole scalda.
Sola, tanto quanto ti senti sola
E forte quanto ti senti forte.

Bella, quanto ti senti bella.
Ecco, è questa la vita!
Ecco vivere è questo.
Vivrai tanto quanto ti ricorderai di questo,
nel momento in cui lo dimenticherai
sentirai freddo quanto ogni respiro che prendi
e, come dimenticherai chi hai di fronte
sarai in fretta dimenticata.

Il fiore è bello quanto è annaffiato
Gli uccelli piacevoli quanto riescono a cantare
Il bambino è bimbo quanto piange
E tutto lo sai quanto lo hai imparato.
Impara anche questo,
sei amata quanto ami. (*)

E quando lei gli consegna il foglio, di notte, al freddo di una serata in cui nevica, in mezzo alla radura dove il Black Oak ha deciso di fermarsi per il viaggio a Jasonville, Meng le mima un grazie e la bacia sulla fronte e a lei basta questo anche se non ha idea di che cosa l'altra ne pensi.


Scorpacciate di affetto, appunto. Regali e bei pensieri. Buoni propositi per il prossimo anno. E ti voglio bene non detti ma dimostrati.
E poi... digiuno.

Si trova a discutere con Emile, di nuovo
Ad alzare la voce, di nuovo.
Lui la tratta da stronza senza possibilità d'appello, di nuovo.
Lei non se lo merita. O forse si, di nuovo.
Lui la ferisce, di nuovo.
Lui dà un ultimatum alle sue paure e la perde prima ancora di averla. Come ogni animale messo alle strette, lei attacca e poi scappa. Lui ha parole troppo dure, ha troppa irruenza, non ha comprensione e non ha clemenza e lei non gli darà più modo di farle del male, di giudicare quello che lui non sa, quello che lei ha cercato di spiegargli. Non possono capirsi e le va bene.

Una sorpresa. Una videochiamata. Un cuore che soffre o riprende a cantare. Un muso e una faccia diversi ma sempre gli stessi. Cose che non cambiano mai. E campanelli e risate graffiate. Un posto da raggiungere. Una valigia da preparare prima di cambiare idea.


(*) Can Yucel: Ogni cosa è celata in te


domenica 19 ottobre 2014

Ruin

"Io credo che un tuo bacio possa valere le macerie in cui un giorno mi lascerai"

"Prenderei tutto splendori e miserie e poi sputerei sopra quelle macerie"





martedì 14 ottobre 2014

Ogni certezza persa dentro al tuo odore

Coglione.

C'è qualcosa dentro di lei che non può fare a meno di chiamarlo in questo modo. Una parte che è così arrabbiata che vorrebbe prenderlo a schiaffi. Una parte che vorrebbe così tanto... mordelo. E si ritrova ad affondare i denti sul suo collo prima di riuscire a formulare un discorso logico.

Sei il suono, le parole
di ogni certezza persa dentro il tuo odore
.

Si perde. In un desiderio che l'accende nonostante il pessimo tempismo, nonostante il discorso serio che le richiede uno sforzo di razionalità che pagherà per le ore successive.

Parla. Parla con razionalità e il fatto che la follia di quell'amore immenso le sembri totalmente logico le fa capire di essere fregata. Gli mette il proprio cuore nelle mani. E per tutte le cose che vorrebbe sentirsi dire e Lui invece non dice e ne dice altre. Tremende. Sente quelle mani stringerlo in una morsa.

"Permetterò al mio amore per te di bruciarmi ma non permetterò a te di farmi soffrire."

Che cosa vuol dire Grace? Che cosa diavolo stai dicendo? Abbassa quelle spalle. Non ti crede nessuno. 

"Tu non mi conosci."

Una grande verità. Tu non conosci lui. Altra grande verità. Ma siete qui insieme. Verità anche questa.
Un muro di silenzio li divide. Mille visi e mille nomi si mettono in mezzo fra loro.

"Non ho più parole."

E mentre lo dice la colpisce una consapevolezza profonda. Non ne ha più. Ha usato tutta la sua voce per spiegargli almeno un pezzo di ciò che prova, che non c'è verità che possa dividerli. Se lui la ama. Non c'è difficoltà che non possa affrontare. Se lui la ama. Ora sta a lui. Si sentirà stanca... ore dopo. Quando l'avrà salutato prima di partire. Quando sarà di nuovo sola. Si sentirà stanca di tutte quelle parole ma non ora. Ora è solo una moglie comprensiva ed una donna decisamente arrabbiata.

Da quando lo morde di nuovo a quando se lo ritrova sopra sul letto sfatto ci passa un discorso probabilmente ma fa fatica a ricordarselo.

Siamo gli ostaggi di un amore
che esplode ruvido di istinto e sudore.
È stato un lampo esploso in un secondo
a illuminarti in un riflesso, quando temevi tutta la luce intera,
l'iridescenza della tristezza.


Tutta la rabbia la riversa ora mentre fanno l'amore. Mentre fa l'amore con quel bastardo che occupa ogni spazio del suo cuore, ogni pensiero della sua giornata. Con quel ladro di tempo, di energie. Con quell'uomo che si prende il meglio di lei e le fa dire una marea di stronzate sull'amore e sulla passione neanche fosse l'ultima poetessa sfigata del 'Verse. E tutta questa mescolanza di accuse lui gliela può leggere in faccia.

"Coglione"
"Ma sono il tuo, Coglione"

Il controllo della situazione. E' con un sorriso che gli ricorda che lei lo ha mantenuto dall'inizio alla fine. Ci sarà tempo per impazzire, si dice. Più tardi.  Ora preferisce naufragare con lui.

Probabilmente lasciandomi cadere a peso morto
al tuo cospetto avrei sicuramente permesso la visuale
sulle mie alienazioni, sui miei tormenti, sui miei frammenti.
Ma voglio che tu piano piano scivoli dentro me,
ma voglio che poi nell'insinuarti sia incantevole.
Ma voglio che tu piano piano faccia strage di me
in un incerto compromesso tra la mia anima e il suo riflesso.

Senza più confini. Liquidi. Ritrovando la loro intimità mentre si graffiano e si  ringhiano addosso di piacere, di frustrazione, di tutto quello che forse con suoni coerenti non sono capaci di dire.

      Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare,
tutte le reti del tuo odore dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.

"Amo te. Voglio te. Ho bisogno di te."

La voce scura di Sebastian. Come un altro graffio. Un altro livido sui polsi. Un altro segno di Lui addosso. Sorride perché non può fare altro.

Forse l'attesa ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo non sapevamo stare così distanti
ad aspettarci ancora.(*)




(*):L'odore - Subsonica








mercoledì 8 ottobre 2014

Miracles


“Corri Flame Corri!”

Lei comanda e il cavallo obbedisce. Sono lanciate in una corsa che le imperla tutte e due di sudore. L’aria immobile della sera diventa vento che le sferza il volto e la schiaffeggia. Una cavalcata più che imprudente dato che non rallenta neanche quando devono attraversare l’Abram’s Bridge. Prova una fiducia cieca non nelle sue doti di cavallerizza quanto nell’abilità del suo esemplare di Appaloosa che sembra capire l’urgenza di quel corpo teso sopra di lui.

Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi.

Non proprio ma quasi. Mentre lei corre a casa sua, dalla sua famiglia, la Marina, l’equipaggio della Last Dance e quell’incosciente di suo marito stanno andando verso il Meteorite per distruggerlo.

La grande Casa ha tutte le luci illuminate e lei smonta quando Flame non si è ancora fermata del tutto.

“Zia... La mamma!”
“Non ti preoccupare Colin. Ci pensiamo io ed il nonno alla mamma. Ricordi cosa ti dico sempre? Ognuno ha il suo compito. Tu devi prenderti cura di Flame, adesso. Capito?”

Poggia le mani su quelle magre del nipote, leggendo tutte le paure dei suoi pochi anni mentre le annuisce convinto.

“Andrà tutto bene” E mentre dice queste tre parole capisce di star facendo una promessa che non è certa di poter mantenere.

“Papà!”
Richiama dall’ingresso. Sente i rumori e le urla provenire dal piano di sopra.
“E’ già in travaglio Grace. Tua madre ha portato via Danny.”
“Non è stata una gravidanza facile... non sarà un parto facile.”

Il padre annuisce. Infondo queste regole gliele ha insegnate lui.

Sale le scale e raggiunge la grande camera da letto.
Allison è stesa, una mano sull’addome pregno e una in quelle immense di Christopher che sembrano chiuse in un gesto di preghiera. Ciocche di capelli biondi appiccicate alle tempie e alla fronte. L’espressione sofferente.

“E’ colpa mia Grace! Perché sono voluta uscire e ora sto perdendo la bambina!”
“Non dire stronzate cara. Non è colpa tua ed io non permetterò che succeda niente alla piccola. Chris aiuta papà a portare l’acqua e gli asciugamani.”

Ha la voce ferma e gentile allo stesso tempo.
Appena i due uomini escono dalla tasta si avvicina alla cognata. Il lenzuolo sopra di lei che ne copre in parte la nudità, le coperte sotto diventate rosse.

“Grace... fai tutto per far star bene la bambina. Ti prego. Pensa prima a lei e poi a me”
“Per pensare a lei devo pensare a te. Tua figlia è come tutti i Sullivan, non le piace adeguarsi troppo alla tradizione e se ne sta uscendo con i piedi davanti. Ora la devo girare. Farà male ma poi andrà tutto molto meglio. Devo farlo subito perché non abbiamo tanto tempo.”

Giusto il tempo di lavarsi con cura fino al gomito e infilare i guanti sterili praticamente.

Tutto quello che viene dopo è fatto di manovre dettate dall’esperienza, da troppi asciugamani che devono essere cambiati, da sofferenza e preoccupazione mescolate insieme ma Lei di questo non sente niente. Lavora e basta. Dà ordini persino al padre.

“Ci siamo Ally. Un’ultima spinta solamente”

Un’altra mezza promessa che non sa se può mantenere ma vede in quel volto stanchissimo il bisogno di sapere che presto potrà riposarsi. Finalmente quella nuova vita viene al Mondo con un grido che qualche secondo dopo frantuma l’aria, appena le libera le vie respiratorie. Si esibisce nel primo pianto appena viene reciso il cordone ombelicale.

“Ciao meraviglia…” Le mormora, pulendola appena con un panno. “Lo so che nessuno te l’ha chiesto di venire qui da noi ma ormai ci sei. Vedrai che sarà tutto molto divertente.” Parla piano e si perde. Lo ammetterà a sé stessa più tardi ma Grace si perde e si scorda del ‘Verse, si scorda del Meteorite, si scorda dei cavalli pazzi, si scorda di quel ferito che Meng ha raccattato nei loro campi mentre conta il numero delle dita della neonata. Cinque. Cinque. Cinque. Cinque. Perfetta. Si riscuote solo quando viene chiamata. Mostra la figlia ai genitori. Entrambi le sorridono. Allison che ha perso tanto sangue ha ancora la forza di regalare il suo sorriso prima di lasciarsi andare.

“Rimango io con lei. Tu va’”

Ognuno ha il suo compito.
Stringe la nipotina fra le braccia, cambiando stanza per avere la tranquillità di medicarla e farle il primo bagnetto.  Ci sarà tempo dopo per fare le presentazioni ufficiali.
Infila alla piccola il pigiamino che le ha confezionato la nonna prima di lasciarla fra le braccia esperte del fratello.

Sospira. La mano ciondola lungo il fianco e sente la protuberanza dentro la tasca. Il cpad. Se ne era dimenticata. Lo controlla, convinta di trovarci un nuovo messaggio di Garcia e invece è il contatto di Sebastian. Quante ore sono passate da quando è stato inviato? Le gambe le stanno per cedere. No, le cedono. Le ginocchia impattano contro il pavimento di legno.

Ti amo. Ricordati sempre questo, anche se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Un pugno dritto nello stomaco. Il messaggio le porta via tutta l’aria. L’angoscia è così forte che per un momento il senso di panico la priva di ogni senso. Le lacrime le affollano gli occhi e non vede. Il rombo del proprio cuore disperato le tambura nelle orecchie e non può sentire.

Rimane per terra e inizia a chiamare la sua frequenza. Niente. Riprova. Niente. Riprova. Niente.

“Avanti fottuto affare!” Riprova. Niente. Riprova. Niente. Riprova riprova riprova. Niente niente niente.

Chris la trova così. Ad imprecare contro un cortex pad che non ha colpe mentre lacrime bollenti di frustrazione le rigano le guance.

“Grace che è successo?!”
“Questo coso non funziona! Perché non funziona? Prestami il tuo! Forza dammelo!”
Trova la colpa ovunque senza ragionare, senza logica. Sta anche per lanciarlo contro il muro quando il braccio le viene bloccato dall’uomo. Della donna forte di prima non vi è più traccia alcuna. Ne è rimasto l’eco nella stanza affianco ma nel corridoio c’è solo una moglie preoccupata per la vita del marito.

Riesce a raccontare a mozzichi e bocconi quello che è successo. O almeno crede di farlo ma dall’espressione confusa del fratello è possibile che in realtà stia solo piangendo senza dire nulla. Non lo sa nemmeno lei.
L’abbraccia e la porta in camera da letto. Le rimane vicino mentre per ore e ore continua a chiamare una linea irraggiungibile. E’ solo la luce che filtra dalla finestra a farle capire quanto tempo è passato. Si volta. Chris dorme. Tutta la casa dorme probabilmente dato il silenzio. Poi un pianto leggerissimo, il rumore di vagiti.
Si alza piano. Cammina con un passo pesante di stanchezza fino alla porta socchiusa. Allison dorme nel letto che è stato rifatto. George si è addormentato sulla poltrona, facendo la veglia alla nuora.
Si avvicina alla culla prende in braccio quel bocciolo dalle guance arrossate e gli occhi sorprendentemente aperti, spalancati che la fissano in modo curioso. Sembra chiederle se magari si sono già incontrate. Sembrano salutarla.

Le sfiora una manina con l’indice prima di prenderla in braccio.
“Shhhh... Lasciamoli riposare” Le dice, quasi con complicità tornando sul letto dove il fratello russa sonoramente.
Si sistema con la schiena sui cuscini, cullandola per farla addormentare. La osserva respirare, socchiudere gli occhi.

Non credere ai grandi miracoli, che sono solo fumo negli occhi per persone che hanno bisogno di illusioni. Credi in quelli che ti sembrano piccoli, che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Io credo nei miracoli che posso abbracciare. Credo in te, che sei nata lottando. Credo in Gray che ha avuto il pensiero per scrivermi. Lui, il mio Amore, il miracolo che posso abbracciare. Lo abbraccerò di nuovo.

Appena questa intima convinzione riesce a passarle dal cuore alla mente lei scivola in un sonno che ha il sapore di una semplice tregua e non di pace. Una speranza sulle labbra e un miracolo fra le braccia.


mercoledì 1 ottobre 2014

3 Poesie nel cassetto

 "A volte, a volte mi sfiora questo pensiero. L'idea di te e di noi, l'idea che non sia il nostro primo incontro, l'idea che fossimo destinati a trovarci ed amarci perché era già successo in passato e che accadrà ancora."

Le parole di Sebastian mi cullano ancora. Con l'orecchio appoggiato sul suo petto, il suo cuore sonnolento dopo aver fatto l'amore mi suona una canzone di vita e di speranza. Non ho bisogno del lenzuolo a coprire la mia nudità. No, non per pudore. Fra me e mio marito di pudore probabilmente non ce n'è mai stato. Sarà perché ha visto ogni centimetro di me e lo ha amato. Forse dal primo momento. Sarà che non ho mai preteso di essere la donna più bella del 'Verse ma lui mi ci fa sentire. Sarà che guarda il mio corpo come si legge la propria poesia preferita. Con estasi. Ha la temperatura del corpo perennemente alta così gli avvicino i piedi gelati alla gamba senza sensi di colpa. Mi riscalda e credo che perderò l'abitudine di dormire sotto le coperte, ora che c'è Lui a proteggermi dai mostri. Perché è così che funziona, non lo sapete? Fatevelo spiegare dai bambini, i miei nipoti me lo ricordano sempre quando gli do la buonanotte: che i mostri riescono a prenderti solo se dormi scoperto e che non c'è miglior scudo di una copertina ben rimboccata. E guai a far ciondolare un braccio fuori dal materasso! Allora quando lancio un'occhiata al piede di Gray che finisce inevitabilmente fuori dal perimetro del letto un po' troppo piccolo per lui, penso che si, è davvero coraggioso. 

Lui ha così tanta fede. Ed io? Penso che varrebbe la pena, rifarsi tutto questo sbattimento di vita e morte e rinascista solo per incontrarlo ancora. L'idea mi piace. Non che io abbia capito molto bene come funzioni. A me il destino piace chiamarlo necessità. Era necessario che accadesse tutto quello che ci è accaduto: sia a me che a lui. Che tutto quello che abbiamo fatto era un passo verso questo preciso momento. Che due persone o due anime, alla fine si trovano. 




Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(*)

(*)Wislawa Szymborska - Amore a prima vista

giovedì 25 settembre 2014

Darkness



24.09.2516

Rischio estinzione.

Sono bastate due parole e ha visto il suo mondo crollare prima ancora che sia il meteorite a colpirlo.
Un capogiro, crede di cadere. Cadere attraverso mille paure, cadere attraverso il panico che le sta facendo pompare ad un ritmo forsennato il cuore, cadere e frantumarsi insieme a tutta la sua vita.
Le mani di Solomon che l’afferrano, la riportano alla realtà. Stringe quelle di lei, vagamente tremanti.

Respira. Piano. Respira. Reagisci. Cerca di capire.

Lo riempie di domande, cerca risposte che quell’uomo non ha. Strappa all’Ammiraglio la promessa di salvarlo. Salvare Greenfield. E nel momento esatto in cui lui dice che lo farà lei prova un senso di colpa così grande che la schiaccia. La consapevolezza di avergli chiesto troppo, di averlo caricato di un nuovo peso, di una nuova voce che implora di trovare la soluzione ad un problema che, chi ci crede, potrebbe solo mettere nelle mani del Signore. E lei? Come può fare? Chi pregare? Prega la volontà degli uomini, il loro ingegno.


25.09.2516



Buio. Affanno. Le lenzuola intorno alle gambe nude la intrappolano. 


Sii una donna di speranza…

E’ sicura di averla da qualche parte ancora, una fonte di speranza da cui attingere, ricorda che oltre a tutto quel dolore, oltre tutto quel terrore c’è qualcosa. No, forse non qualcosa, qualcuno per cui vale la pena di sperare nella vita. Non lo trova. Non trova nessuno.

E’ troppo buio. Aiuto. Dove sei?

 Più l'incubo cerca di strapparla via dal sonno più la stanchezza accumulata la riporta giù e si trova a metà, in un limbo in cui l'unico orrore è quello di non riuscire ad aprire gli occhi. Smette di lottare, si lascia andare.


E' troppo buio. Aiuto. Dove sei? 



Continua a cercare. Vede sé stessa che corre. Ma verso cosa? Si lamenta, rigirandosi nel letto.
Ah si. La famiglia, gli amici, l'Amore. La sua mente elabora, convinta che la risposta sia lì, nascosta fra quelle parole.

Un gruppo di persone. Chi sono? Le danno le spalle.
Ci deve essere qualcosa, no, qualcuno per cui sono ancora qui. Per cui sto affrontando tutto questo, per cui sto correndo.Vede qualcosa cadere da un cielo che si è fatto improvvisamente chiaro. La luce distrugge le tenebre ma...
Un boato. Tutto diventa bianco. Tutti loro vengono spazzati via.



Lei si ritrova seduta sul letto, la finestra spalancata a causa di un colpo di vento. Ora è sveglia ma non riesce ancora a ricordare.