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domenica 15 febbraio 2015

Nightmare before sunrise


"Ciao Gracie"
"No non ci credo! Ancora tu!"

Osserva la donna dai fluttuanti capelli neri, l'abito viola scuro che le cade addosso al corpo come una seconda pelle.

"Grace! Grace! Brutta idiota svegliati!"

Si chiama da sola, guardando in alto e pensando che è solo un sogno, che può svegliarsi, che ha lei il controllo della propria notte.

"Sei troppo stanca, non riuscirai a svegliarti. Dovresti darti meno da fare, riposarti, dormire di più."
"Non credi che sia controproducente per te darmi questi consigli?"

La Morte alza le spalle. La guarda come qualcuno che non ha nessuna fretta di fare o di andare.

Grace, intanto, nella sua stanza si rigira nel letto. L'incubo non riesce a strapparla dall'incoscienza del sonno. Le palpebre troppo pesanti per sollevarle. Pesanti di giorni che iniziano all'alba e di notti lunghe.

"Sai credo di essermi sbagliata..."
"Lo stai dicendo sul serio? Tu?"
"Si. Io. Ti ho detto che ti avrei portata via senza lasciarti il tempo di salutarli ma... le persone che ami sembrano tutte rincorrermi e forse mi prenderò prima loro che te. In ogni caso mi rendono i giochi troppo facili al contrario tuo."
"... Che vuoi dire?"
"Non mi dire che non te ne sei accorta!"

Le labbra sanguigne che ridono, mostrando denti bianchi e perfetti.

"Stupida ragazza. Non ci hai fatto caso? Meng che si caccia sempre e volontariamente nei guai. Questa volta se l'è cavata con quelle cicatrici ma la prossima... Chissà. Roland invece quante volte è finito in un ospedale? Per non parlare di Emile... Ti sei andata a scegliere qualcuno che si eccita con il pericolo, che non sembra temere nemmeno i proiettili. L'elenco sarebbe ancora molto lungo."

"..."
"Non mi dire che sei senza parole! Proprio tu! Comunque lo devo dire sai? Hai buon gusto..."

Quell'atmosfera bianca dove non c'è né sopra né sotto si trasforma nella sua camera da letto. L'indice lungo di un candore strano che va sul grigio sfiora la mascella di un Hawk addormentato.

"Non ti azzardare"

Lo dice fra i denti, quasi ringhiando ma quando prova ad afferrare quella mano, si dissolve. Si ritrova la donna dietro le spalle.

"Calma calma. Non te lo tocca nessuno. O almeno non io o almeno non ancora."

Le porta le labbra rosse all'orecchio, scostandole i lunghi capelli castani sulla spalla opposta.

"Stupida ragazza. Buoni gusti. Pessima scelta."

Lo elenca con un mormorio.

Gli occhi di Grace si riempiono della visione di loro due abbracciati, osservandosi da lontano.


"Lui non ti ama, mia cara. Ma se anche ti amasse mi chiedo come tu abbia potuto scordartelo: un giorno o l'altro, tutto il piacere e la gioia che l'amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato."

Sgrana lo sguardo che si affolla di incertezze e paure e tristezza.
La sua camera da letto viene risucchiata in un vortice e tutto ritorna bianco. La donna l'afferra per il braccio e la tira lontano prima di spingerla di nuovo contro di sé, in un passo di danza improvvisato.

"Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia. Avrai di nuovo freddo fino nelle ossa e il sangue formerà dei ghiaccioli che sentirai passare sotto la pelle."

Una giravolta troppo violenta, incespica con i piedi e si ritrova a terra o quello che è: sa solo che le ginocchia nude sbattono violentemente contro quel bianco.

"Lasciami stare! Grace ti prego! Ti prego svegliati! Svegliati svegliati svegliati! Ho bisogno che ci porti via da qui!"

Urla, rannicchiandosi contro il nulla.
Lei la guarda dall'alto in basso, senza l'ombra di comprensione.

"La meccanica del tuo cuore esploderà. Ti ho impiantato io questo orologio, conosco perfettamente i limiti del suo funzionamento. Può darsi che resista all'intensità del piacere, e sarebbe già molto. Ma non è abbastanza robusto da sopportare queste pene. (*) Sarà il tuo affetto per tutti loro forse che ti porterà da me o il finale così banale, già scritto, di questo genere di cose. Comunque sarà divertente! Ci vediamo, Gracie."

Il suo inconscio rimane lì con i singhiozzi che in realtà non sono altro che respiri più profondi, morendo di freddo che in realtà non è che lo spiffero dalla finestra ed un piede scoperto, riuscendo alla fine ad alzarsi ed andarsene che in realtà non è che aprire gli occhi. Occhi stretti come quella luce che filtra dalle tapparelle e le colpisce la fronte, segno di un Sole che sta facendo capolino. Sbadiglia e quella lacrima raccoltasi all'angolo scivola giù perdendosi su metà guancia. Si guarda pigramente intorno, si gira sul fianco e accantona tutto come un incubo appena prima dell'alba.

"Ah si come fosse vero"


(*): Mathias Malzieu - La meccanica del cuore