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domenica 12 aprile 2015

Spiccare il volo

Ogni saluto l'ha distrutta. Lascia così tanti pezzi di sé. Il senso di colpa è prepotente. Il fatto di averli stupiti quasi tutti con quella decisione, il fatto di non poter rispondere loro nulla che possa rassicurarli.
"Non andartene" Emile, Roland, tutti glielo lo hanno chiesto ma deve farlo. E' arrivato il momento. Per lei si ma anche per loro. Ha promesso che tornerà. E lo farà. Non lascerà al suo cuore la possibilità di fermarsi mentre è via. Tornerà e si opererà ma il viaggio... Il viaggio deve farlo prima perché il rischio che non ci sia un dopo è piccolo ma c'è e lei non può correrlo. Ha tante cose sulla lista di "le cose da fare prima di morire" ma si potrebbe pure accontentare di depennare quella solamente.
Ha scritto tante lettere una arriverà a destinazione prima, altre dopo ma tutte sono necessarie per lei e per le persone che le devono ricevere. Le ultime parole perché con gli addii non è mai stata brava.

°°°
Caro Emile,
ormai tutto quello che avevo da dirti te l'ho detto e ti ho scritto un messaggio ben più lungo di questa già. Ormai ti ho salutato ma riuscire a partire davvero è difficile. Non so cosa mi aspetta. Tanti mondi e tante facce nuove. Ho promesso che non ti avrei mai fatto soffrire e partire è l'unico modo che ho per mantenere davvero la promessa perché rimanendo qui mancherei ad una promessa che mi sono fatta tanti anni e fa, finirei per tradire me stessa e con qualcuno così vicino non si può proprio essere felici. Tornerò quando il mio cuore sarà guarito. Tu hai una vita qui, hai il Ranch che ha ancora bisogno di te. Ti ho regalato il mio cuore e me lo sono dovuto riprendere ma non ti ho tolto nulla davvero. Non ti lascio, ti lascio libero che è molto diverso.
Sei un uomo che sa essere meraviglioso, buono, dal cuore grande. Non te lo scordare.
Ti chiamo appena arrivo a destinazione. Non so neanche quale sarà.
Prenditi cura di te, prenditi cura del Black Oak per me ora che non posso farlo più io perché tu ed il Ranch siete la mia casa.

Con amore,

Grace

***

Dolce Gabrielle,
io sto per partire e purtroppo non riuscirò a vederti per abbracciarti e salutarti.
Sei diventata una donna forte, coraggiosa, ancora più capace nel proprio lavoro. Spero che, in qualche modo chissà, un po' sia anche merito mio. In ogni caso sono felice di averti accolti al Ranch, felice di averti teso la mano anche se a volte non nel modo più giusto.
Sono sempre stata tanto fiera di te.

Bada a te stessa

Grace

***
Cara Aura,
mi spiace non essere riuscita a salutarti.
Ti voglio bene. Sei stata un'amica e ti sei trasformata sotto i miei occhi passando da una ragazza ad una donna sicura di sé con un po' anche lo spirito di Greenfield nel sangue.
Continua a lavorare sodo per ogni tuoi obbiettivo e non ti far dire mai da nessuno che non puoi arrivare o riuscire a fare qualcosa. Lavora per il Ranch, non temere di prendere l'iniziativa. So che andrai lontano e so che ho fatto bene a darti fiducia durante quel primo colloquio.

Con affetto,

Grace


***

Cara Meng,
speravo di abbracciarti, di informarti, di spiegarti meglio rispetto a quella stramba confessione che ti ho fatto qualche tempo fa. Devo partire. Per quel viaggio di cui ti ho parlato. Non sento più niente a tenermi ancorata a terra. Adesso posso spiccare il volo. Ho sistemato il Ranch, ho sistemato le persone a cui voglio bene o almeno ci ho provato. Ora che so che il Ranch starà bene e che i miei affetti staranno bene posso andare via. Spero di rivederti ma non so quando la mia strada mi porterà su Roanoke di nuovo. Sei stata un porto sicuro per me. Partire, sai, è l'unica decisione che posso prendere in questo esatto momento della mia vita che dia meno sofferenza alle persone che amo. Lo so è una frase strana da dire e l'inchiostro è troppo poco per spiegarla. Prenditi cura di Emile ora che lavorate insieme. Ha bisogno di qualcuno che gli guardi le spalle, che gli ricordi di non gettarsi in un pericolo senza via di uscita. Prenditi cura di te.
Saluta la tua combriccola di animali da parte mia. Mi mancherete moltissimo ma vi porterò
sempre nel mio cuore.
Con tutto l'affetto del 'Verse,
Grace

***
Cara Cath,
quando ti ho incontrato ho incontrato una parte di me. Dirti addio mi strazia il cuore così ti dirò solo un arrivederci perché ti scriverò da ovunque sarò per farti sapere che io ci sono, viva da qualche parte nel 'Verse e tu mi farai sapere che ci sei, da qualche parte, nel 'Verse. Grazie a te so che esiste qualcuno strano e difettoso come lo sono io. Saperti viva, sapere che esisti anche se lontano da me mi fa sentire meno sola e spero che sia lo stesso per te. E' quello che ho sempre sperato.
Siamo così simili. Differenti come due gocce d'acqua. E così mi chiedo come farò senza il mio specchio. Mi chiedo come farò dato che in alcuni momenti mi è sembrato di essere reale, di essere capita solo con te a guardarmi, compresa solo perché mi stavo riflettendo nei tuoi occhi.
Tu sei uno dei motivi che mi ha spinto a rimanere per tanto. La convinzione di dovermi prendere cura di te, di dover ascoltare la tua storia. Ma ho rimandato indietro Isabel e ho finito di ricomporre il tuo diario e l'ho letto tante volte. Ora posso andare. Ora che tante cose sono state dette, ora che tante cose sono state fatte. Dopo aver fatto con te e di te ogni guaio immaginabile e aver messo poi tutto al suo posto. Spero.
Grazie per avermi amato tanto intensamente. Grazie per avermi aiutata a capirmi. Parto con una consapevolezza nuova di me stessa, con un dolore che tu senza neanche volerlo mi hai aiutato ad accantonare. Sei una forza della natura. Sei una gemma preziosa in mezzo a tanto marcio, in mezzo a tanto ferro privo di valore. La tua luce è abbagliante quando decidi di regalarla. Ho ancora così tanto da dirti, ancora così tanto... Che nonostante tutto mi sembra di lasciare il nostro libro a metà. Mettimi da parte ma non ti dimenticare mai di me, del nostro stranissimo legame. Sii la donna fantasiosa ed intrigante e premurosa e calorosa che sai essere. Sii te stessa. Sii felice.

°°°

"Miss Sullivan, è pronta?"

Sistema il cappello - il preferito - di Roland che l'uomo che la lasciato prima della loro ultima sbronza insieme. Un'occhiata alla mano destra: l'anellino di Meng è lì all'anulare. Il braccialetto di Gabrielle vicino al cortex pad. Il diario e le poesie che le ha scritto Cath copiate una per una sono nel quadernino dentro lo zainetto. La bandana del Black Oak Ranch al polso: non poteva lasciarla. Rievoca tutti, uno per uno. I loro occhi, i loro sorrisi. Emile, Cath, Roland, Meng, Gabrielle, Aura, Megan e ancora la sua famiglia e ancora tutti i rancheri ed ex rancheri e ancora tutte le persone che hanno prese strade diverse prima della sua Michael, Joe, Coco, Owen, Nicole, Elizabeth, Jonathan.
Abbassa la mano a toccare la testa del suo gigante a quattro zampe che l'accompagnerà e la difenderà durante quel viaggio. Libero la guarda e abbaia una singola volta. Sorride mentre sente le sue ali sulla schiena spalancarsi, le radici immaginarie che la legano a quel pianeta accarezzarle le caviglie prima di lasciarla libera.

"Pronta"
... A spiccare il volo.







sabato 28 marzo 2015

La ballata dei mostri

Ci sono due tipi di sogni: quelli che vivi in prima persona e quelli a quali, invece, assisti e ti trovi fuori di te.
Quello che Grace Sullivan sta facendo in questo momento, addormentata nella sua camera del Black Oak Ranch è uno di questi.
Guarda da lontano la scena. Si riconosce nella prima figura di donna ma... è lei e non è lei. E' più bella di quanto non sia in realtà o almeno è una bellezza diversa, così prepotente in quelle labbra rosse da risultare crudele e gli occhi non sono i suoi, sono di un inquietante e innaturale viola.
E quel vestito nemmeno è il suo. Dio, non potrebbe mai avere qualcosa del genere nel suo armadio! Nero e con solo due strisce di stoffa a coprire il seno più florido, voluttuoso. Dio, neanche quelle tette sono le sue.





Ne vede un'altra di donna. Occhi verdi.
Appizza la mente quando quel sogno diventa anche parole. Cosa sta dicendo?

Gli disse
"Portami domani"
Tralalalalla tralallalero
Gli disse portmani domani
"Il cuore di tua madre per i miei cani"


Dalla madre andò e l'uccise
Tralalalalla tralallalero
dal petto il cuore le strappò e dal suo amore ritornò.


Sente abbaiare e lo vede: il cuore sbranato da Libero e da Rain, anche Soul che con l'entusiasmo da cucciolo cerca di accaparrarsi un pezzo della strana merenda.

Non era il cuore, non era il cuore

Tralalalalla tralallalero
non le bastava quell'orrore
voleva un'altra prova del suo cieco amore.



Vede sé stessa sfiorare il labbro della donna con le dita prima di leccarsi la bocca ed avvicinarla all'orecchio dell'altra. La voce che è come miele, così passionale da nascondere la promessa di morte. Vorrebbe fermarsi, fermarla. Può avvertire, lucidamente anche se in sogno che è il proprio senso di colpa ad imporle di guardare come la più terribile delle torture.


Gli disse
"Amor se mi vuoi bene"
Tralalalalla tralallalero 

Gli disse amor, se mi vuoi bene
"Tagliati dai polsi le quattro vene"


Le vene ai polsi si tagliò,
tralalalalla tralallalero
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò. 


Lo shock, se possibile, della sua mente stanca, del suo incoscio che assiste a tutta quella malvagità è ancora più grande quando si sente ridere. La risata dei campanellini, alta, forte e con una sola nota stonata.


Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallalero
gli disse lei ridendo forte,
"L'ultima tua prova sarà la morte"


E per convincerla che ne valga la pena anche di morire per lei, la tira per i capelli attorcigliando una ciocca intorno all'indice e si stringe a lei. La bacia mettendoci lingua e morsi tanto da lasciarla senza fiato.


E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.


 Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.

Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene. (*)


E' in quel momento terribile che il sogno cambia. Il viola scivola via e lo sguardo torna ad essere nocciola e lei si trova nei panni sconci della sua vanità, della sua femminilità crudele, del suo egoismo di donna priva di valori e di morale e sentimenti. Il petto si alza e si abbassa furiosamente mentre si guarda le mani sporche del sangue di Cath Meyer. Sporche del sangue del suo amore, del suo affetto, della loro amicizia e del loro legame. Cade in ginocchio e la culla. La stringe al proprio petto e la culla: inerme e senza vita.
Le ripete che le dispiace mentre le toglie i capelli dal viso per baciarle la fronte. Ed è quando si scosta che gli occhi della donna si aprono di scatto e la fissano con una pupilla sadica e soddisfatta.

"Isabel"


(*): La ballata dell'amore cieco o della Vanità - F. De André





sabato 21 marzo 2015

Galleggiar m'è dolce in questa Bloom

Past.

Una bella donna che ha sicuramente passato i venticinque anni se ne sta al bancone di un Saloon, l'aria annoiata di una turista che non trova le attrazioni giuste fino a quando non posa gli affusolati occhi azzurri su una ragazza che ride ad un tavolo lontano. Prende a fissarla perché ad Oak Town, in quel preciso momento, in quel preciso locale non trova niente di più interessante. Grace Sullivan seduta al tavolo, intenta a ridere, scuote la testa e si volta intercettando lo sguardo della mora con tutta la curiosità dei suoi vent'anni o poco più.

"Non lo fare Grace"
"Che cosa?"
"Qualsiasi cosa tu stia pensando di fare."
"Non sto pensando a..."
"Si invece! Fai sempre così. Quando pensi di fare qualcosa di sbagliato o anche solo pensi qualcosa che non dovresti proprio pensare fai in quel modo!"
"Quale modo?"
"Ti passi la lingua sul labbro inferiore, lo tieni fra i denti un momento prima di lasciarlo. E' snervante, lo fai sempre. E puntalmente dopo ti ritrovi nei guai."
"Ma che stai dicendo! Sei totalmente pazza!"
"Ah si? Ti ricordo quando..."

°°°

"Hey? Ti iscrivi o no?"
"Io..."

Abbassa lo sguardo sul volantino: "RODEO AL RANCH SMITHSON. DOMATE IL NOSTRO TORO PIù INFURIATO. SOLO PER MAGGIORENNI, non vogliamo la responsabilità delle vostre ossa rotte."
Si passa la punta della lingua sulla bocca prima di stringerla fra i denti.

"Io si certo!"
"Mi sembri... giovane. Quanti anni hai?"
"Sono maggiorenne. Come c'è scritto qui. Cos'è mi sta discriminando perché sono bassa? E' così che fate da queste parti? Le vostre donne apprezzano la vostra meleducazione?"

Attacca per mettere l'uomo baffuto in difficoltà, attacca per non far vedere che ha ancora il viso di un'adolescente perché il trucco ed i capelli lasciati sciolti ed i tacchi non servono veramente a molto.
Grace Sullivan partecipa e quasi vince. A mandarla a casa con un'occhio nero ed il labbro spaccato non sarà il toro ma quella stronza che ha beccato a barare e con cui, ovviamente, è dovuta finire in rissa.

°°°

Quando la donna alza nella sua direzione un bicchiere di whisky non può fare a meno di farlo, quel gesto, in quella identica seguenza.

"Viene dal Core!"
"Lo so..."
"E' una donna!"
"Lo so."

Che sarebbero tutte ottime obiezioni per una giovane ragazza di Greenfield ma lei lancia un'occhiata all'amica con sé prima di salutarla e raggiungere...

"Agnes"
"E' un piacere"
"Ancora non sai quanto, bocciolo"

Today.

"Vuoi?"

Osserva la joint di Bloom che Keelan le offre. Si passa la lingua sul labbro, lo morde piano, lo lascia andare.

"No... Meglio di no. Io non ho mai provato. Non dovrei."

Non dovrei. E si ha la sensazione che tutta la sua vita sia fatta ultimamente di tanti non dovrei: perché non ha più vent'anni o poco più.
Lo confessa con un sorriso senza imbarazzo e senza imbarazzo prende la canna che lui le regala. La conserva, per un po'.

Una delle sere seguenti quando torna al Ranch prima di salire in camera a dormire si rifugia in uno dei campi delle immense proprietà di Mason, lasciandosi cadere seduta sull'erba. Se lo immagina: il vecchio Mason che batte la mano sulla spalla del figlio e gli dice "Un giorno tutto questo sarà tuo". Sarà suo ma intanto a gestire ogni centimetro di quella terra c'è lei e la ama anche se non è la sua di eredità.
Si stringe nelle spalle. La primavera sta arrivando ma la sera ancora non perdona e lei, comunque, ha sempre freddo. Pinza la canna fra le labbra, l'accende con un fiammifero.
La prende uno strano senso di calma. Si rilassa. Le barriere mentali che erige durante il giorno vanno lentamente a cadere. Nessun senso di euforia ma non era quello che cercava: l'entusiasmo non le manca. Le mancano tante altre cose, fra cui la capacità di rilassarsi davvero.

Rain uggiola vicino a lei, richiamandone l'attenzione. Le passa la mano libera sul pelo morbido.
Da quando Cath l'ha lasciata a lei, se la porta sempre dietro: per non farla sentire sola, per non farle sentire la mancanza della donna che è la sua famiglia, che è casa sua.
Ci pensa, a Cath Meyer. La immagina in quella stanza asettica intenta a leggere e a scrivere. A leggere cosa? A scrivere che? Chissà. La immagina stanca e nervosa perché non riesce a dormire. Avverte il dispiacere e la preoccupazione soprattutto di non potersi prendere cura di lei che sta male e che ha la febbre che continua a salire. 

...

Il gesto. Perché pensa poi a tante cose a cui non dovrebbe pensare. Lo ha cercato di spiegare a Meng ma le ha detto solo di quel viaggio che è la cosa più "innocua" che ha nella mente. Quel viaggio che non può fare perché tante persone hanno bisogno di lei ancora: la sua famiglia, Emile, il Ranch. Quel viaggio che inizia, quasi, ad associare alla propria morte visto che lo rimanda da così tanto tempo probabilmente non riuscirà a farlo mai.
Un'altra boccata di quel fumo profumato. Galleggia. E tutto è leggero e c'è una soluzione anche per i problemi senza nome. Che sia la Bloom o l'ottimismo che importa? Sono, tendenzialmente, droghe tutte e due.









domenica 15 febbraio 2015

Nightmare before sunrise


"Ciao Gracie"
"No non ci credo! Ancora tu!"

Osserva la donna dai fluttuanti capelli neri, l'abito viola scuro che le cade addosso al corpo come una seconda pelle.

"Grace! Grace! Brutta idiota svegliati!"

Si chiama da sola, guardando in alto e pensando che è solo un sogno, che può svegliarsi, che ha lei il controllo della propria notte.

"Sei troppo stanca, non riuscirai a svegliarti. Dovresti darti meno da fare, riposarti, dormire di più."
"Non credi che sia controproducente per te darmi questi consigli?"

La Morte alza le spalle. La guarda come qualcuno che non ha nessuna fretta di fare o di andare.

Grace, intanto, nella sua stanza si rigira nel letto. L'incubo non riesce a strapparla dall'incoscienza del sonno. Le palpebre troppo pesanti per sollevarle. Pesanti di giorni che iniziano all'alba e di notti lunghe.

"Sai credo di essermi sbagliata..."
"Lo stai dicendo sul serio? Tu?"
"Si. Io. Ti ho detto che ti avrei portata via senza lasciarti il tempo di salutarli ma... le persone che ami sembrano tutte rincorrermi e forse mi prenderò prima loro che te. In ogni caso mi rendono i giochi troppo facili al contrario tuo."
"... Che vuoi dire?"
"Non mi dire che non te ne sei accorta!"

Le labbra sanguigne che ridono, mostrando denti bianchi e perfetti.

"Stupida ragazza. Non ci hai fatto caso? Meng che si caccia sempre e volontariamente nei guai. Questa volta se l'è cavata con quelle cicatrici ma la prossima... Chissà. Roland invece quante volte è finito in un ospedale? Per non parlare di Emile... Ti sei andata a scegliere qualcuno che si eccita con il pericolo, che non sembra temere nemmeno i proiettili. L'elenco sarebbe ancora molto lungo."

"..."
"Non mi dire che sei senza parole! Proprio tu! Comunque lo devo dire sai? Hai buon gusto..."

Quell'atmosfera bianca dove non c'è né sopra né sotto si trasforma nella sua camera da letto. L'indice lungo di un candore strano che va sul grigio sfiora la mascella di un Hawk addormentato.

"Non ti azzardare"

Lo dice fra i denti, quasi ringhiando ma quando prova ad afferrare quella mano, si dissolve. Si ritrova la donna dietro le spalle.

"Calma calma. Non te lo tocca nessuno. O almeno non io o almeno non ancora."

Le porta le labbra rosse all'orecchio, scostandole i lunghi capelli castani sulla spalla opposta.

"Stupida ragazza. Buoni gusti. Pessima scelta."

Lo elenca con un mormorio.

Gli occhi di Grace si riempiono della visione di loro due abbracciati, osservandosi da lontano.


"Lui non ti ama, mia cara. Ma se anche ti amasse mi chiedo come tu abbia potuto scordartelo: un giorno o l'altro, tutto il piacere e la gioia che l'amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato."

Sgrana lo sguardo che si affolla di incertezze e paure e tristezza.
La sua camera da letto viene risucchiata in un vortice e tutto ritorna bianco. La donna l'afferra per il braccio e la tira lontano prima di spingerla di nuovo contro di sé, in un passo di danza improvvisato.

"Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia. Avrai di nuovo freddo fino nelle ossa e il sangue formerà dei ghiaccioli che sentirai passare sotto la pelle."

Una giravolta troppo violenta, incespica con i piedi e si ritrova a terra o quello che è: sa solo che le ginocchia nude sbattono violentemente contro quel bianco.

"Lasciami stare! Grace ti prego! Ti prego svegliati! Svegliati svegliati svegliati! Ho bisogno che ci porti via da qui!"

Urla, rannicchiandosi contro il nulla.
Lei la guarda dall'alto in basso, senza l'ombra di comprensione.

"La meccanica del tuo cuore esploderà. Ti ho impiantato io questo orologio, conosco perfettamente i limiti del suo funzionamento. Può darsi che resista all'intensità del piacere, e sarebbe già molto. Ma non è abbastanza robusto da sopportare queste pene. (*) Sarà il tuo affetto per tutti loro forse che ti porterà da me o il finale così banale, già scritto, di questo genere di cose. Comunque sarà divertente! Ci vediamo, Gracie."

Il suo inconscio rimane lì con i singhiozzi che in realtà non sono altro che respiri più profondi, morendo di freddo che in realtà non è che lo spiffero dalla finestra ed un piede scoperto, riuscendo alla fine ad alzarsi ed andarsene che in realtà non è che aprire gli occhi. Occhi stretti come quella luce che filtra dalle tapparelle e le colpisce la fronte, segno di un Sole che sta facendo capolino. Sbadiglia e quella lacrima raccoltasi all'angolo scivola giù perdendosi su metà guancia. Si guarda pigramente intorno, si gira sul fianco e accantona tutto come un incubo appena prima dell'alba.

"Ah si come fosse vero"


(*): Mathias Malzieu - La meccanica del cuore







giovedì 5 febbraio 2015

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera.

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera. (*)




"Quando quello che sta dietro alle vostre nuvole distribuiva la modestia tu hai fatto il giro due volte?"
"Credevo fosse la fila per le tette grandi! Come si può capire ero decisamente in errore."

Risponde ad una pseudo domanda seria con una battuta piena di autoironia per la quale ridacchia da sola, con leggerezza, con divertimento, con un'ironia costante.

"Ho sempre rienuto l'onestà intelluttale una dote sopravvalutata ma... ma tu sembri così reale. Non capisco se sei una dei pochi fra noi a non portare una maschera o sono io che non riesco a rendermene conto."

"Sai qual è il fatto, Alexander? Che portare una maschera è stancante come lo è cercare di fregare perennemente il prossimo. Io da molto tempo ho deciso di non fare nell'una nell'altra cosa. Per quale scopo, poi?"

"Le persone portano maschere per autodifesa. E' lo stupido modo che ha trovato l'essere umano per difendersi: portare anche più maschere una sopra l'altra. Non è qualcosa che si può condannare. Io tuoi occhi, Grace, hanno visto più di ciò che il tuo sorriso lascia intendere."

Le parole finali, improvvise, fuori contesto. Deglutisce. Stringe le labbra in una linea così sottile che quasi spariscono. Tutto ciò che ha visto. Tutto ciò che ha passato. Immagini che le si piazzano prepotentemente nella mente. E' una carrellata che le passa davanti in un flash confuso e vivido insieme.


La Guerra. La fame. I troppi pazienti. Richard tornato a casa... No, una bandiera tornata a casa ed il fratello che ha una tomba vuota su Greenfield ed una piena chissà dove su St. Andrew.
Del in catene, la corsa per riscattarla.
La corsa a cavallo verso due mezzi impazziti, l'esplosione, il fuoco. Provare a salvarne due e riuscirci solo a metà.
I suoi rancheri vittime delle scommesse crudeli di quel bastardo.
L'uomo con vestiti e carne a brandelli, impalato, il grido della morte sul viso scavato. Una testa, un corpo lontano pezzi di quella che era una donna. Vittime di incubi mangia uomini che stanno per arrivare.

Il Southern Cross Ranch... il nulla della distruzione. Un peso sulle spalle.
Il meteorite. Il rischio di estinzione a pochi mesi da un'epidemia. Il non poter fare nulla se non rimanere e pregare per sé, per tutti.
L'abbandono. Il tradimento. La solitudine. Gli addi.
Lo sparo. Il dolore. La cicatrice. 

Il cuore rotto.



Non risponde. Non a quello. Era una domanda retorica o anche solo una constatazione da parte sua.

"Non lo metto in dubbio, Alexander. Credo che il peccato più grande sia mentire a sé stessi quindi... c'è differenza fra portare una maschera in maniera consapevole per utilità o portarla senza nemmeno accorgersene. In ogni caso non condanno nessuno. Ognuno dovrebbe poter trovare la strada verso una vita serena nel modo che più ritiene opportuno. Personalmente non penso che si possa farlo con una maschera appiccicata in faccia ma è soggettivo. Io sono malata Mister White. Un problema cardiaco. E avendo meno tempo degli altri da passare su questa terra... Faccio in modo di vivere la mia vita come meglio credo. Provando a portare me stessa e quello che sono nel mio lavoro e nelle mie relazioni. Le maschere sono solo perdite di tempo ed io non ne ho abbastanza."

Un altro incontro. Il Crazy Horse Saloon è ultimamente frequentato da così tanti corer che si potrebbe pensare di aver sbagliato pianeta se non fosse per il sorriso accogliente di Jimbo e per la musica squillante che viene dal palchetto.
Cath.
E Grace capisce una cosa: che non sono solo le maschere che ci imponiamo ma sono anche quelle che gli altri ci vedono sulla faccia. Gli occhi degli altri vedono noi ma attraverso filtri. I filtri delle loro esperienze, del loro passato, del loro carattere e allora noi cambiamo ed il nostro mostrarci così come siamo è in realtà mostrarci così come gli altri ci vedono e per strappare il velo, per disobbedire alle loro aspettative, per far vedere che si può regalare spontaneità senza chiederla in cambio, che si può fare quello che si vuole senza un secondo fine è più difficile perché è come togliere contemporaneamente la propria maschera e quella della persona che ti sta davanti. Forse nel momento esatto in cui si danno il cambio su quel palco, forse, ci sono riuscite.

Ci sono altre cose sulle quali ragiona, camminando da sola sotto la neve, seguendo la strada del Black Oak Ranch in un flusso di pensieri che la portano lontano:

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni certezza possibile... c'è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.
(**)

E questo che ha imparato a fare, che sta imparando a fare: lasciarsi andare, non pianificare, non temere il salto nel buio, rischiare.

"Tu sei l'unico con cui voglio perdere il controllo."

Che è una confessione più intima di quanto Emile possa immaginare.
Che il controllo lo ha già perso. Che la paura non la ferma più. Che ha deciso di buttarsi ad occhi chiusi. Che si fida tanto da farsi cadere convinta che la prenderà al volo.


(*): Arthur Schnitzler
(**): Herman Hesse

venerdì 30 gennaio 2015

Sulla morte, senza esagerare



“Ciao Gracie
“Nessuno mi chiama così”
“No, infatti. Non da quando è morto tuo Nonno almeno”
“...”
“L'ho portato via troppo presto, non è vero? Era un bell'uomo. Molto fiero.”
“Portato via?”
“Oh si...”
“Ma chi sei tu?”

La donna scoppia a ridere. E' bella da togliere il fiato ed ha occhi innaturalmente viola.

“Oh Gracie, ci conosciamo da tanto tempo. Ti ho osservata sai? Il modo in cui ostinatamente ti sei sempre messa in mezzo fra me e le persone che volevo. E' per la tua ostinazione che ti ho lasciata vincere tanto spesso.”
“Senti bella non so quale sia il tuo problema ma io non ne voglio sapere niente.”

Alza le mani, fa per andarsene. Ma andarsene dove? Non ci sono strade, non c'è nemmeno un pavimento quando abbassa lo sguardo.

“E' questo il bello. Non puoi sfuggirmi, Grace Sullivan”

Si ritrova quel mormorio sulle labbra mentre l'altra le insinua le dita lunghe fra i capelli e sfiora il naso con il suo.

“Sono indispettita dalla tua famiglia: troppi medici. E poi sei arrivata tu... e ho sperato davvero che te ne andassi in giro per il 'Verse, seguendo un qualche amore magari e invece no. Hai deciso di rimanere e di imparare e di diventare un dottore. Che noia.”
“Mi dispiace di aver disatteso alle tue aspettative.”
“Non essere sarcastica con me, Grace Sullivan”

Le tira i capelli, costringendola ad alzare il mento ed esporre il collo.

“Che cosa vuoi?”
“Voglio te, Gracie”
“Beh mi dispiace, la cosa non è reciproca”
Ah si come fosse vero

Un soffio e la bacia, con una violenza tale che se non fosse per quei capelli tirati avrebbe fatto un passo indietro.

“Il tuo tempo sta per scadere. Lo avverto in ogni battito del tuo cuore. Ticchetta come un orologio.”
“Sto bene”
“Puoi raccontare queste balle a chi vuoi ma non a me.”

Si irrigidisce e la spinge via. L'altra molla la presa.

“Ne sei consapevole anche tu. Il tempo ti sfugge via, mia cara. E quel lieto fine che tanto sogni, con qualcuno accanto non lo avrai mai.”
“Perché allora non mi porti via adesso?”
“Adesso è troppo presto. I giochi non sono ancora finiti.”
“Se è un gioco tu non vincerai”
“ Alla fine io vinco sempre! Per questo mi diverto tanto. Adoro questo lato di te, Grace. Cerchi il controllo di tutto. Pianifichi senza accorgertene ed il fatto di non poter controllare la tua morte ti fa impazzire più della cosa stessa.”
“...”
“Perché non ti lascerò il tempo di salutarli.

Un sussurro sull’orecchio, una voce suadente che è una promessa più che una minaccia perché non c’è aggressività, solo un dato di fatto.

Nessuno di loro. Non Roland, non Meng, non Willy, non Emile e nessuno dei rancheri. Non potrai dire addio alla tua famiglia. Non potrai scrivere a quelli che non vedi più augurandogli il meglio. Non dirai ti amo a nessuno di loro. Ci vediamo presto, Grace

Si sveglia di soprassalto, alla ricerca di aria. Una mano al petto con tanta violenza da graffiare la pelle con le unghie quando lo stringe, neanche volesse arrivare direttamente a quel cuore che urla disperato per una tachicardia furiosa. Un sudore gelido che si ghiaccia al centro della schiena bianca.

Si alza dal letto, incespicando fra le tante, troppe coperte.

Anche i sogni di Grace sono storie da raccontare, non la lasciano solo con sensazioni al risveglio ma con immagini vivide. Sono incubi che prendono forma, colore, sostanza. Sono incubi che parlano.  Tossisce. Le dita alle labbra gonfie, come fossero state morse. Un vago sapore ferroso in bocca.

Trova il modo di accendere la luce e con gli occhi che ancora fanno fatica a vedere va al suo cassetto. Cerca qualcosa con frenesia. Trova il foglietto, lo stringe nel pugno. Studia il proprio riflesso pallido.

Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.


Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.


La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.

Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
(*)


Recita la poesia. E la sua preghiera. E la sua rassicurazione. E' un gioco e lei vince con ogni respiro, con ogni nuovo passo. Sorride. La sua immagina le sorride di rimando. E in quel momento, solo un secondo, è un attimo, un sorriso ma Grace si sente immortale. Non ha paura. Nessuno può portarle via tutto quello che ha già fatto. Non permetterà al germe di quella paura di troncarle le gambe. Il suo cuore continuerà a correre, forse avrà l'affanno ma lei non ha intenzione di fermarsi.

"Ah si, come fosse vero"

(*): "Sulla morte, senza esagerare" - Wislawa Szymborska

giovedì 22 gennaio 2015

La faccia nascosta della luna.


Fourteen years ago...


Grace non lo sa ma c’è qualcuno sta per farle del male.

“Avete visto Logan?”
“E’ già dentro.”

La festa di Pam è leggen-daria fra i vicini. Una volta all’anno i suoi genitori partono per una settimana per il mercato di Jasonville e lei organizza nel fienile di famiglia in disuso una serata con alcol a fiumi e musica e balli.
Grace cammina veloce entrando nel fienile. E’ sgattaiolata fuori dalla finestra della sua stanza per raggiungere Logan, fargli una sorpresa. Lo cerca con gli occhi e lo vede lì, appoggiato al muro che bacia quella sgualdrina di Betty.
Non sa come ma ad un certo punto vede Betty scaraventata lontana e si ritrova lei davanti a Logan.
“Perché?”
“Perché lei non ha paura di lasciarsi andare, Grace.”

Non riesce a dirgli niente. Né a lui né a lei. Volta le spalle e corre fuori.
“Richard mi vieni a prendere?”
“Grace...Grace stai piangendo? Dove sei?”
“Vienimi a prendere. Non lo dire a mamma e papà.”

Today...

“Ma non mi dire! Grace Sullivan!”
“Logan Melzer. Non ti hanno ancora ucciso?”
“E tu non sei ancora morta.”
“A quanto pare”

Alza il bicchiere di scotch verso di lui, brindando idealmente ad un “chi non muore si rivede, a quanto pare”.

“In un saloon, da sola, con un bicchiere di spacca budella fra le mani.”
“Che vuoi che ti dica? Sono affezionata alle mie vecchie abitudini.”

Ten years ago...

Logan Melzer entra in un Saloon fuori da Oak Town. Nota una figura femminile e familiare seduta al bancone. Sono quattro anni che non si vedono e lei è cresciuta, è più matura, più formosa e totalmente consapevole. Parla con lei, fa lo spiritoso, le scosta piano i capelli dietro l’orecchio ed è in quel momento che Grace vede la fede d’oro giallo che l’altro porta all’anulare sinistro. E’ un momento ma spazza via lo sguardo cupo con una risata bassa, melodiosa, civettuola.
Lui le bacia il collo e lei non sente niente. Ed è quella totale assenza di emozione che ha il potere di eccitarla, che le accende lo sguardo di una scintilla che ogni uomo fraintenderebbe.

“Andiamo a casa tua?”
“Casa mia? No, andiamo a casa tua è più vicino”

Mente nascondendo la bugia dentro ad un tono urgente e ad una mano che gli arpiona il colletto della camicia. 



“Ho saputo che sei a capo del Black Oak Ranch. Complimenti. Non l’avrei mai detto.”
“Ah no? Eppure io ricucivo gambe spappolate mentre tu passavi le giornate ad ubriacarti”
“Io ricordo che ricucivi gambe spappolate e poi andavi ad ubriacarti anche tu”
“Si, può essere vero”
“Sei sempre bella.”
“Grazie”
“Sei sempre una stronza figlia di puttana?”
“E tu sei sempre sposato?”

Logan si alza di scatto facendo cadere lo sgabello con un tonfo che riverbera sul pavimento di legno.

“Calmo calmo. Perdonami. Non faccio più le cose che facevo a vent’anni. Sono cresciuta.”
“Ti sei stancata di controllare tutto e di pianificare ogni tua mossa?”
“...”
“Allora sei rimasta quell’insicura ragazzina di sedici anni che ho conosciuto secoli fa.”


Lui cerca di baciarla e lei volta il viso. Lui pensa che lei scappi per rendere tutto molto più divertente.

“Mi fai impazzire”
“Lo so. Facciamo un gioco?”
“Un gioco? Non credevo fossi diventata così disinibita. E’ per quella ragazza corer che si dice hai frequentato?”
“Quale ragazza corer?”

Lo chiede facendo la finta tonta mentre strappa via il vecchio lenzuolo dal letto e lo strappa.

“Spogliati”

Lui obbedisce, stordito dalla prospettiva di provare qualcosa di nuovo. Si sdraia sul letto e lei sorride. Di quel suo sorriso che non promette nulla di buono. Gli si struscia sopra completamente vestita ancora, allungandosi poi per legargli prima i polsi e poi le caviglie al letto. Quando si alza, lui vede dal basso verso l’alto una donna bellissima che sta per scoparsi. Lei vede dall’alto verso il basso uno squallidissimo uomo nudo. Gli prende i vestiti e li butta giù dalla finestra.

“Che cazzo fai?”
“Mi assicuro che tu non ne esca fuori con una articolata bugia.”
“Grace che cazzo fai?”
“Un favore a tua moglie. Sta arrivando a proposito. Spero non ti spiaccia se le ho scritto che c’era un’emergenza in casa.”
“Razza di puttana!”
“No, Logan. Le puttane sono quelle che vanno a letto con gli uomini sposati.”


L’ultima cosa che gli dice prima di chiudere la porta della stanza e poi la porta di casa dietro di sé. 


“Sono passati dieci anni. Sono cresciuta. E quello non era... un bel periodo per me. Mi hai incontrata nel momento sbagliato.Voglio credere che tu comunque non mi abbia salutata sperando nelle mie scuse. Non te le meriti. Sei sempre stato un bastardo e mi spiace per tua moglie. Avrei dovuto dirglielo solo in... maniera diversa."

Forse è vero che la gente può cambiare perché Logan non ribatte. Deglutisce e sembra dispiaciuto.

“E cosa fai adesso?”
“Adesso scelgo di non essere una stronza”
“E non ci sei mai ricaduta in tutto questo tempo?”
“No.”

Non che non abbia avuto i suoi buoni motivi. Ne ha avuti tanti: tante persone che si sarebbero meritate il suo lato peggiore, tante persone che non hanno neanche idea di quale sia il suo lato peggiore. Perché ogni donna è simile alla Luna, con una faccia nascosta, un lato nascosto che tiene per sé, nell'ombra buia del passato o dietro la piega diversa del sorriso.  Ha scelto di essere una persona migliore, buona nei limiti che la sua umanità le concede. Di bastardi ne è pieno il 'Verse. Lo ha detto anche Helene Orton l'altra sera. Quindi perché aggiungersi alla categoria? Anche in un 'Verse in cui chi non cerca vendetta, chi non  cerca di fregare il prossimo o di prenderlo per il culo passa per l'ultimo dei coglioni. Ad essere cattivi sono bravi tutti, ad essere onesti no. Lei confida, comunque, che in questo libro che è l'esistenza solo i buoni avranno un lieto fine.