Past.
Spazioporto di Oak Town.
Zainetto sulle spalle ed occhi fissi a guardare le navi che vanno e vengono. Alcune più grandi e belle di altre: quelle sicuramente fanno avanti e indietro dal Core.
Sente la tasca pesante dei suoi risparmi: è più il peso di pensare che non siano abbastanza per partire o quello di spenderli tutti in una volta dopo aver faticato tanto per formare quel gruzzolletto di dollari stropicciati.
Trae un profondo respiro. Non riesce a muoversi. I piedi sono ancorati a terra e la diciottenne Grace Sullivan non può fare a meno di chiedersi se quelle che la legano a Greenfield siano catene oppure radici. Da quel giorno in poi comunque, che sia vero oppure solo istinto di sopravvivenza, si convince che è meglio essere un albero che una prigioniera.
"Allora ragazzina che fai? Sali oppure no?"
"No, no... magari un'altra volta"
Perché la mamma ne morirebbe, perché papà verrebbe a cercarmi, perché ho i miei pazienti e devo far partorire la signora Gregor la prossima settimana, perché non ho abbastanza soldi per andarmene via e sperare di durare più di due giorni, perché la mia vita è qui.
Pensa questo mentre osserva un firefly decollare senza di lei.
Pensa questo e non capirà mai se è onestà intellettuale o solamente delle scuse per rimandare a mai.
Gira i tacchi e riprende a camminare sulla via di casa. La strada è lunga ma i ripensatori proprio come i ritardatati devono avere buone gambe. Infila le mani nelle tasche e... ha la malsana idea che comunque a casa ci tornerà più leggera: devia verso la casa di Robb. E' un tale che si sta facendo un nome fra i giovani ed i giovanissimi di Oak Town: ha convertito il suo salone in uno studio per tatuaggi. Si dice che abbia un vero talento , si dice che potrebbe anche diventare un eccentrico artista come quelli corer quando guadagnerà abbastanza per trasferirsi su Horyzon.
"Ciao. C'è nessuno? Robb sei tu giusto?"
"Ce li hai i soldi?"
Tira fuori tutto quello che ha e lo lascia sul tavolo.
"Benissimo. Sei... la più giovane dei Sullivan, giusto?"
"Proprio io"
"Ho un dente che mi fa male, me lo puoi controllare dopo?"
"Si va bene"
"Che cosa vuoi? Un fiorellino? Una stella? Un nome?"
Glielo chiede annoiato, sbadigliando.
"No in realtà pensavo... Due ali su tutta la schiena. Credi di esserne in grado?"
Lo sguardo di Robb si illumina. Il suo cervello inizia a lavorare ma le mani sono giù su un foglio dove inizia a scarabocchiare tutte le sue idee.
Ore dopo ha finito il modello. Lei sorride, soddisfatta.
"Non avrei saputo immaginarle meglio."
"Sei sicura,Grace? Perché ti farà male e soprattutto... beh, non è un fiorellino."
"Voglio ricordarmi che sono qui perché l'ho scelto io. Che ho le ali per volare via, che ho la forza di farlo, tutte le carte in regola per diventare chiunque io voglia in qualunque parte del 'Verse ma che scelgo di rimanere. Ho bisogno di scrivermi tutto questo sulla pelle. Forse è stupido ma..."
Alza le spalle. Quelle famose spalle che stanno diventando davvero spalle da uccellino.
Robb la guarda ed annuisce. Lui può capire.
"Va bene, togliti la camicia"
"Non sbirciare!"
"No no, figurati. Sono professionale io!"
Ed ovviamente ci prova a sbirciare ma non vede nulla se non quella schiena nuda che sta per diventare la sua opera d'arte.
"Fa malissimo, Robb. Porca di una cavalla in calore!"
"Te l'avevo detto! Vuoi fare una pausa?"
"Non posso... devo tornare a casa per cena."
"Raccontami qualcosa allora. Così ti distrai."
Due favole, una poesia e tre barzellette dopo si può alzare dal lettino e guardare allo specchio il tatuaggio finito. La pelle arrossata non riesce comunque a nascondere la bellezza dei dettagli messi in ogni singola piuma nera. Voltando il viso ha una consapevolezza nuova: si sente diversa, quasi più sicura di sé e del suo corpo come se solamente adesso avesse preso la forma giusta.
"Perfetta"
***
"Mamma! Ti prego calmati!"
Una ciabatta vola sopra la sua testa mentre si abbassa rifugiandosi dietro al divano.
"GRACE SULLIVAN!"
Il suo nome non le è sembrato mai tanto minaccioso.
E' riuscita a nasconderlo, il tatuaggio, per un po'. Non abbastanza. Troppo grande per sperare di celare sempre tutto quell'inchiostro nero che le rende la schiena bianca più viva, fremente.
Corre intorno al tavolo per non farsi acciuffare e raggiungere dalla seconda pantofola.
Si aspettava quella reazione da parte di sua madre, suo padre l'ha guardata con muta aria di riprovero: occhi così severi che ti gelano sul posto. Un'occhiata e un lungo silenzio che durerà almeno tre giorni.
"Come hai potuto fare questo? Che penserà la gente?"
"Mamma ma che vuoi pensi!"
"Non mi rispondere sai?"
I fratelli rientrano insieme, dopo aver passato la mattinata a curare l'orticello di casa. Osservano la scena sbigottiti prima di fare alla sorella da scudo umano. Sono così tanto più alti e massicci di lei che la celano completamente alla vista della madre.
"Non capisci? Ma come farai a trovare un marito conciata in quel modo!"
Ed eccola lì. La preoccupazione più importante. Che forse quel tatuaggio nella sua vita non ha contribuito a farle trovare marito ma buoni amanti, si.
"Ah mamma se è per questo allora non ti preoccupare! Con il caratterino che ha non ha già speranze di trovarne uno."
Pizzica il braccio a Jason, il terzo genito, con violenza per quelle parole che si becca anche un cazzotto a testa dagli altri due fratelli.
"Quello che Jason voleva dire, mamma. E' che chiunque si prenderà Grace..."
"Si prenderà?!"
"Zitta se vuoi che ti salvi da questa situazione."
"..."
"...Le vorrà bene con il suo carattere e con qualsiasi segno avrà sul corpo che sia un tatuaggio o i calli sulle mani."
Margareth sembra farsi convincere da Richard, forse non può fare altro dato che ha finito le cose da lanciare.
Today.
Braccia interecciate sotto un seno molto più florido rispetto a 12, quasi 13 anni fa. Occhi sicuramente molto più consapevoli ma che mantengono quella scintilla. Solo il sorriso è rimasto lo stesso.
Osserva le navi che vanno e vengono. Ne ha prese tante di quelle da un anno a questa parte ma, ovviamente, è stato sempre per ritornare. Radici o catene l'ha tengono ancora su Greenfield? Forse nessuna delle due cose. Forse la parola giusta è: legami. La parola giusta che cercava anche con Meng in una discussione di diverso tempo fa. Una piccola parte di lei invidia la libertà di Ryan Baker. Quando sono andati insieme in moto le è sembrato che non ci fosse nulla al mondo per lui se non la più totale libertà nascosta nella velocità impazzita e che per raggiungere quella libertà e quella velocità serva per forza lasciarsi dietro tante cose, tante persone. Non può fare a meno di chiedersi se ci sia qualcuno che riesce a tenere il suo passo e se qualcosa può competere con quella botta di adrenalina che può diventare una droga pesante, che può arrivare a fare male. Ma, infondo, quella era solo una moto.
Ha trovato nuovi modi, nel corso del tempo, tutti suoi per volare via.
Vola via ogni volta che legge una poesia.
Vola via ogni volta che inventa una storia.
Vola via ogni volta che fa l'amore con Emile.
Avverte un brivido lungo la schiena. Le sue ali che sembrano fremere. Prima o poi forse seguiranno davvero un vento che la porterà lontano e per tanto tanto tempo. Forse. Ma come un colibrì che usa la stessa energia sia per volare in avanti che per tornare indietro. Una grande prodezza per uno dei piccolissimi di Madre Natura. Tutto si riduce a questo: andare avanti, indietro o rimanere fermi in un volo stazionario. In tutti e tre i casi l'uccellino vive e magari è felice ma tienigli bloccate le ali e lui morirà in poco tempo. Togli a Lei la possibilità di scegliere, toglile la libertà di essere quello che è e farà lo stesso.
Volta le spalle allo spazioporto, riprendendo la via di casa. Vola all'indietro, si potrebbe dire, per tornare ai fiori che ama, a quelli di cui si nutre per stare bene. Con il suo cuore che va troppo veloce quasi volesse arrivare ai 1200 battiti, come i colibrì.