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giovedì 5 febbraio 2015

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera.

L'intelligenza e la bontà preferiscono entrare in scena senza maschera. (*)




"Quando quello che sta dietro alle vostre nuvole distribuiva la modestia tu hai fatto il giro due volte?"
"Credevo fosse la fila per le tette grandi! Come si può capire ero decisamente in errore."

Risponde ad una pseudo domanda seria con una battuta piena di autoironia per la quale ridacchia da sola, con leggerezza, con divertimento, con un'ironia costante.

"Ho sempre rienuto l'onestà intelluttale una dote sopravvalutata ma... ma tu sembri così reale. Non capisco se sei una dei pochi fra noi a non portare una maschera o sono io che non riesco a rendermene conto."

"Sai qual è il fatto, Alexander? Che portare una maschera è stancante come lo è cercare di fregare perennemente il prossimo. Io da molto tempo ho deciso di non fare nell'una nell'altra cosa. Per quale scopo, poi?"

"Le persone portano maschere per autodifesa. E' lo stupido modo che ha trovato l'essere umano per difendersi: portare anche più maschere una sopra l'altra. Non è qualcosa che si può condannare. Io tuoi occhi, Grace, hanno visto più di ciò che il tuo sorriso lascia intendere."

Le parole finali, improvvise, fuori contesto. Deglutisce. Stringe le labbra in una linea così sottile che quasi spariscono. Tutto ciò che ha visto. Tutto ciò che ha passato. Immagini che le si piazzano prepotentemente nella mente. E' una carrellata che le passa davanti in un flash confuso e vivido insieme.


La Guerra. La fame. I troppi pazienti. Richard tornato a casa... No, una bandiera tornata a casa ed il fratello che ha una tomba vuota su Greenfield ed una piena chissà dove su St. Andrew.
Del in catene, la corsa per riscattarla.
La corsa a cavallo verso due mezzi impazziti, l'esplosione, il fuoco. Provare a salvarne due e riuscirci solo a metà.
I suoi rancheri vittime delle scommesse crudeli di quel bastardo.
L'uomo con vestiti e carne a brandelli, impalato, il grido della morte sul viso scavato. Una testa, un corpo lontano pezzi di quella che era una donna. Vittime di incubi mangia uomini che stanno per arrivare.

Il Southern Cross Ranch... il nulla della distruzione. Un peso sulle spalle.
Il meteorite. Il rischio di estinzione a pochi mesi da un'epidemia. Il non poter fare nulla se non rimanere e pregare per sé, per tutti.
L'abbandono. Il tradimento. La solitudine. Gli addi.
Lo sparo. Il dolore. La cicatrice. 

Il cuore rotto.



Non risponde. Non a quello. Era una domanda retorica o anche solo una constatazione da parte sua.

"Non lo metto in dubbio, Alexander. Credo che il peccato più grande sia mentire a sé stessi quindi... c'è differenza fra portare una maschera in maniera consapevole per utilità o portarla senza nemmeno accorgersene. In ogni caso non condanno nessuno. Ognuno dovrebbe poter trovare la strada verso una vita serena nel modo che più ritiene opportuno. Personalmente non penso che si possa farlo con una maschera appiccicata in faccia ma è soggettivo. Io sono malata Mister White. Un problema cardiaco. E avendo meno tempo degli altri da passare su questa terra... Faccio in modo di vivere la mia vita come meglio credo. Provando a portare me stessa e quello che sono nel mio lavoro e nelle mie relazioni. Le maschere sono solo perdite di tempo ed io non ne ho abbastanza."

Un altro incontro. Il Crazy Horse Saloon è ultimamente frequentato da così tanti corer che si potrebbe pensare di aver sbagliato pianeta se non fosse per il sorriso accogliente di Jimbo e per la musica squillante che viene dal palchetto.
Cath.
E Grace capisce una cosa: che non sono solo le maschere che ci imponiamo ma sono anche quelle che gli altri ci vedono sulla faccia. Gli occhi degli altri vedono noi ma attraverso filtri. I filtri delle loro esperienze, del loro passato, del loro carattere e allora noi cambiamo ed il nostro mostrarci così come siamo è in realtà mostrarci così come gli altri ci vedono e per strappare il velo, per disobbedire alle loro aspettative, per far vedere che si può regalare spontaneità senza chiederla in cambio, che si può fare quello che si vuole senza un secondo fine è più difficile perché è come togliere contemporaneamente la propria maschera e quella della persona che ti sta davanti. Forse nel momento esatto in cui si danno il cambio su quel palco, forse, ci sono riuscite.

Ci sono altre cose sulle quali ragiona, camminando da sola sotto la neve, seguendo la strada del Black Oak Ranch in un flusso di pensieri che la portano lontano:

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni certezza possibile... c'è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.
(**)

E questo che ha imparato a fare, che sta imparando a fare: lasciarsi andare, non pianificare, non temere il salto nel buio, rischiare.

"Tu sei l'unico con cui voglio perdere il controllo."

Che è una confessione più intima di quanto Emile possa immaginare.
Che il controllo lo ha già perso. Che la paura non la ferma più. Che ha deciso di buttarsi ad occhi chiusi. Che si fida tanto da farsi cadere convinta che la prenderà al volo.


(*): Arthur Schnitzler
(**): Herman Hesse