giovedì 23 ottobre 2014

4 Poesie nel cassetto

Non riesco a dimenticarle. Le parole. Quelle maledette. Quelle amate. Non riesco a dimenticarle. 
Altre cose invece non riesco a ricordarle. Un bacio, un sorriso, un abbraccio, un profumo. Queste cose sono così lontane da me. E le parole invece. Quelle maledette. Quelle amate. Mi tormentano.

Grace apre quel cassetto, quello con tutte i suoi frammenti, quello che custodisce il suo tesoro d'inchiostro. Lo fa con tale violenza che il cassetto si sfila dal mobiletto e cade, riversando a terra un fiume di carta. 
Ha distrutto la propria camera da letto, tirando un vaso contro la parete, strappando quelle ridicole e troppo allegre lenzuola a fiori ma è solo quando se la prende con il suo cassetto che si arresta. La rabbia le scivola via e la lascia senza forze. Cade in ginocchio, si rannicchia sopra quei fogli spiegazzati. Lascia che la bellezza dei versi l'abbracci mentre le prende nostalgia della sua normalità, della vita nella sua seducente banalità. Tutte le parole che l'hanno uccisa, tutte quelle che l'hanno fatta rinascere. Le parole non hanno colpa. Sono solo strumenti. Le parole sono come talenti, buoni o cattivi, dipende dall'uso che se ne si fa.



Siate cauti con le parole, anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.
Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell'estate,
e il sole, il suo volto appassionato.
Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un'aquila
ma con le ali di un passero.
Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.
Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte sono cose impossibili
da aggiustare.(*)

(*): Siate cauti con le parole - Anne Sexton

mercoledì 22 ottobre 2014

Ultimo brindisi

Si lascia avvelenare. Dalla propria rabbia, dal proprio odio, dal proprio amore e dall’alcol ovviamente. Beve a stomaco vuoto. Ogni goccia rimbomba, producendo un eco che la scuote dall’interno. Voglio solo dimenticare. Elizabeth capisce, le dice che potranno bere tanto da dimenticarsi il proprio nome. Non mi basta, Beth, devo scordarmi tutte le parole, tutte quelle che ho sempre usato, tutte quelle che ho inventato.

Meng le dice di smettere di bere. Beth le dice che deve mangiare. Non può fare nessuna delle due cose probabilmente. Ci proverà, forse, non lo sa.
Dorme con Elizabeth quella sera, nella sua stanza al Red Queen. Le si stringe contro nel sonno, senza volerlo, si addormenta rigirando fra le dita una ciocca dei suoi capelli rossi.
Dorme tantissimo. Continua a dormire anche quando ha recuperato tutte le energie.
Odiarlo è la cosa che più mi sfinisce...

Anche Nicole capisce. Dopo che le ha spiegato perché il proprio volto rivela una bellezza più spigolosa, lineamenti più decisi, zigomi più netti perché le guance hanno perso la loro morbidezza naturale.

“Ma che cazzo hai combinato?”
“Ho lo stomaco chiuso ultimamente, sarà che sto ancora digerendo il tradimento di quel bastardo”

Non insiste sul dirle di mangiare. Si regalano, alla fine, un momento di pace insieme. Tanto tanto vino. Una bottiglia e una mela a testa. Dimenticare.

Un ultimo sorso. Un ultimo brindisi. E poi basta. Dimenticare.

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.(*)

(*)"Ultimo brindisi" - Anna Achmatova

domenica 19 ottobre 2014

Ruin

"Io credo che un tuo bacio possa valere le macerie in cui un giorno mi lascerai"

"Prenderei tutto splendori e miserie e poi sputerei sopra quelle macerie"





martedì 14 ottobre 2014

Ogni certezza persa dentro al tuo odore

Coglione.

C'è qualcosa dentro di lei che non può fare a meno di chiamarlo in questo modo. Una parte che è così arrabbiata che vorrebbe prenderlo a schiaffi. Una parte che vorrebbe così tanto... mordelo. E si ritrova ad affondare i denti sul suo collo prima di riuscire a formulare un discorso logico.

Sei il suono, le parole
di ogni certezza persa dentro il tuo odore
.

Si perde. In un desiderio che l'accende nonostante il pessimo tempismo, nonostante il discorso serio che le richiede uno sforzo di razionalità che pagherà per le ore successive.

Parla. Parla con razionalità e il fatto che la follia di quell'amore immenso le sembri totalmente logico le fa capire di essere fregata. Gli mette il proprio cuore nelle mani. E per tutte le cose che vorrebbe sentirsi dire e Lui invece non dice e ne dice altre. Tremende. Sente quelle mani stringerlo in una morsa.

"Permetterò al mio amore per te di bruciarmi ma non permetterò a te di farmi soffrire."

Che cosa vuol dire Grace? Che cosa diavolo stai dicendo? Abbassa quelle spalle. Non ti crede nessuno. 

"Tu non mi conosci."

Una grande verità. Tu non conosci lui. Altra grande verità. Ma siete qui insieme. Verità anche questa.
Un muro di silenzio li divide. Mille visi e mille nomi si mettono in mezzo fra loro.

"Non ho più parole."

E mentre lo dice la colpisce una consapevolezza profonda. Non ne ha più. Ha usato tutta la sua voce per spiegargli almeno un pezzo di ciò che prova, che non c'è verità che possa dividerli. Se lui la ama. Non c'è difficoltà che non possa affrontare. Se lui la ama. Ora sta a lui. Si sentirà stanca... ore dopo. Quando l'avrà salutato prima di partire. Quando sarà di nuovo sola. Si sentirà stanca di tutte quelle parole ma non ora. Ora è solo una moglie comprensiva ed una donna decisamente arrabbiata.

Da quando lo morde di nuovo a quando se lo ritrova sopra sul letto sfatto ci passa un discorso probabilmente ma fa fatica a ricordarselo.

Siamo gli ostaggi di un amore
che esplode ruvido di istinto e sudore.
È stato un lampo esploso in un secondo
a illuminarti in un riflesso, quando temevi tutta la luce intera,
l'iridescenza della tristezza.


Tutta la rabbia la riversa ora mentre fanno l'amore. Mentre fa l'amore con quel bastardo che occupa ogni spazio del suo cuore, ogni pensiero della sua giornata. Con quel ladro di tempo, di energie. Con quell'uomo che si prende il meglio di lei e le fa dire una marea di stronzate sull'amore e sulla passione neanche fosse l'ultima poetessa sfigata del 'Verse. E tutta questa mescolanza di accuse lui gliela può leggere in faccia.

"Coglione"
"Ma sono il tuo, Coglione"

Il controllo della situazione. E' con un sorriso che gli ricorda che lei lo ha mantenuto dall'inizio alla fine. Ci sarà tempo per impazzire, si dice. Più tardi.  Ora preferisce naufragare con lui.

Probabilmente lasciandomi cadere a peso morto
al tuo cospetto avrei sicuramente permesso la visuale
sulle mie alienazioni, sui miei tormenti, sui miei frammenti.
Ma voglio che tu piano piano scivoli dentro me,
ma voglio che poi nell'insinuarti sia incantevole.
Ma voglio che tu piano piano faccia strage di me
in un incerto compromesso tra la mia anima e il suo riflesso.

Senza più confini. Liquidi. Ritrovando la loro intimità mentre si graffiano e si  ringhiano addosso di piacere, di frustrazione, di tutto quello che forse con suoni coerenti non sono capaci di dire.

      Quanti graffi da accarezzare per tutti i cieli che possiamo tracciare,
tutte le reti del tuo odore dentro gli oceani che dobbiamo affrontare.

"Amo te. Voglio te. Ho bisogno di te."

La voce scura di Sebastian. Come un altro graffio. Un altro livido sui polsi. Un altro segno di Lui addosso. Sorride perché non può fare altro.

Forse l'attesa ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo non sapevamo stare così distanti
ad aspettarci ancora.(*)




(*):L'odore - Subsonica








venerdì 10 ottobre 2014

Grandma

Past


“Nooooooooooonna!”

La chiama per tutta la casa, cercandola. I piedi nudi che toccano appena il pavimento. L'andatura saltellante di una bimba di otto anni.

“Grace lascia stare la nonna, non sta bene questa mattina”

La bambina gonfia le guance e increspa le sopracciglia. Un'espressione tanto contrariata quanto buffa che si porterà dietro fino all'età adulta ed oltre. Ignora le parole della mamma che prepara la colazione e risale le scale del secondo piano.

“Nonna? Dormi ancora?”
“No tesoro mio.”
“Sei ancora a letto però. Stai male davvero allora?”
“Ma no... sono solo pigra. A volte è bello rimanersene un po' sdraiati senza far nulla anche se tuo padre ti dice sempre il contrario.”

Le sorride. Un sorriso con le finestrelle dato che ha perso uno dei denti da latte una settimana prima.

“Vuoi che ti legga qualcosa?”
“Si si si! Mi leggi questo qui?”

E fa cadere sul letto un librone pesantissimo, dalla copertina blu scura. L'aspetto più che vecchio, le pagine ingiallite. Incredibile che quelle candide braccine siano riuscite a trasportalo.

“Il Dizionario medico, di nuovo?”
“Si mi piace!”

Si arrampica sul letto altissimo, accoccolandosi poi vicino all'anziana donna dai lunghi capelli bianchi lasciati sciolti solo quando dorme.
Le piace che la Nonna legga per lei, adora il suono della sua voce calda e buona, adora il modo in cui sembra raccontarle una storia di paura quando ci sono quei dettagli schifosi di sangue e budella e quando le parla dei nervi e descrive il corpo umano come fosse il più fantastico dei paesaggi.

“Ma dai Nonna. E' impossibile che abbiamo tanta acqua dentro!”

Commenta di tanto in tanto, a volte fa le stesse domande e ride con una risata un po' esagerata.

“Nonna come mai non le spiegano tutte queste cose a scuola?”
“Perché... non le ritengono importanti ma devi ricordarti che non c'è nulla che non valga la pena di sapere in questa vita Grace. Anche le cose che ti sembrano strane o le persone che ti sembrano strane, vale la pena di capirle.”
“Anche quelli che vediamo ogni tanto in Piazza? Quelli che parlano con quell'accento buffo e si muovono tutti rigidi come le marionette di Jimmy?”

La Nonna ride. Una risata interrotta da un colpo di tosse.

“Si anche quelli che vengono dal Core. La cosa bella è scoprire sempre cose nuove”
“Ma tu dici sempre che i metodi tradizionali sono i migliori!”
“Si è vero ma è perché io sono vecchia ormai. Tu invece puoi imparare cose nuove, cose diverse. La curiosità può essere una grande forza”

A few years later. . .


“Nonna?” Bussa allo stipite della porta. I lunghissimi capelli divise in due trecce.
“Vieni qui bambina mia”

Cammina piano attraverso la stanza in penombra, quasi timorosa. Sembra strana senza la luce del Sole ad inondarla.

“Stai male...”

Nessuna domanda. Lo mormora tirando su con il naso.

“Si bambina mia. Sto male”

Fai piano: le bimbe grandi non piangono. Fai piano: le bimbe grandi non piangono.

Ma poi le getta le braccia intorno al collo e dirompe in un lamento fatto di singhiozzi.

“Non devi piangere. Va tutto bene”
“Guarirai allora?”

La guarda con occhi gonfi di pianto, gonfi di speranza.

“No, quello no. Ma ora mi sento meglio e voglio stare un po' con te. Mi leggi il nostro libro, ti va?”

Annuisce, stringendo le labbra e ricacciando indietro le lacrime.

Va a prendere il manuele di medicina. Invecchiato di parecchi anni, sempre più consumato. Si siede sul letto a gambe incrociate e ne legge alcune voci. Alcune le conosce a memoria ma dovrà passare tempo prima che lo capisca tutto davvero.

“Diventerò una brava dottoressa come te Nonna.”
“Diventerai più brava di me, tesoro”

Le assicura, sistemandole i capelli dietro l'orecchio.

“Non c'è nulla che non valga la pena di sapere. Ricordalo. Soprattutto nel nostro lavoro. Le cose cambiano, si scoprono cose nuove. L'ho insegnato a tuo padre ma lui non l'ha mai capito davvero. Forse perché sia io che lui abbiamo visto così poco del 'Verse... Tieni aperta le mente. Una mente aperta trova le soluzioni.”
“Dammi il tempo di imparare Nonna! Potrei trovare qualcosa per farti stare meglio!”
“Non è possibile, Grace. Facendo il medico imparerai che... ci sono pazienti che arrivano da te per guarire ed altri che ci vengono per morire. In entrambi i casi dovrai solo fare del tuo meglio”
“Ma che senso ha allora?”
"La Vita è uno strano regalo. All'inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di avere ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta: lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe quasi pronti a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo ma solo un prestito. Allora, si cerca di meritarlo" (*)
 "Non credo di capire, Nonna."

Dice, esasperata e con la voglia di crescere lì, subito, perché i grandi capiscono, i grandi non hanno paura della morte a quanto pare, i grandi non piangono.

"Capirai, serve solo tempo"

Le servierà tempo, effettivamente, per capire. Capirà che non solo la vita ma anche la felicità bisogna meritare. Le servirà tempo per capire quanto la Nonna l'abbia aiutata a diventare quello che è ora. Una donna forse non tanto saggia quanto lei, sicuramente non saggia quanto lei ma che mai si è fatta chiudere la strada dai pregiudizi, mai troppo almeno e che guarda il 'Verse con occhi pronti a fare domande e a cercare risposte. Anche se non sa se ha mai imparato a fare quelle giuste.



(*):Dal libro "Oscar e la Dama in Rosa"di E.E. Schmitt



mercoledì 8 ottobre 2014

Miracles


“Corri Flame Corri!”

Lei comanda e il cavallo obbedisce. Sono lanciate in una corsa che le imperla tutte e due di sudore. L’aria immobile della sera diventa vento che le sferza il volto e la schiaffeggia. Una cavalcata più che imprudente dato che non rallenta neanche quando devono attraversare l’Abram’s Bridge. Prova una fiducia cieca non nelle sue doti di cavallerizza quanto nell’abilità del suo esemplare di Appaloosa che sembra capire l’urgenza di quel corpo teso sopra di lui.

Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi.

Non proprio ma quasi. Mentre lei corre a casa sua, dalla sua famiglia, la Marina, l’equipaggio della Last Dance e quell’incosciente di suo marito stanno andando verso il Meteorite per distruggerlo.

La grande Casa ha tutte le luci illuminate e lei smonta quando Flame non si è ancora fermata del tutto.

“Zia... La mamma!”
“Non ti preoccupare Colin. Ci pensiamo io ed il nonno alla mamma. Ricordi cosa ti dico sempre? Ognuno ha il suo compito. Tu devi prenderti cura di Flame, adesso. Capito?”

Poggia le mani su quelle magre del nipote, leggendo tutte le paure dei suoi pochi anni mentre le annuisce convinto.

“Andrà tutto bene” E mentre dice queste tre parole capisce di star facendo una promessa che non è certa di poter mantenere.

“Papà!”
Richiama dall’ingresso. Sente i rumori e le urla provenire dal piano di sopra.
“E’ già in travaglio Grace. Tua madre ha portato via Danny.”
“Non è stata una gravidanza facile... non sarà un parto facile.”

Il padre annuisce. Infondo queste regole gliele ha insegnate lui.

Sale le scale e raggiunge la grande camera da letto.
Allison è stesa, una mano sull’addome pregno e una in quelle immense di Christopher che sembrano chiuse in un gesto di preghiera. Ciocche di capelli biondi appiccicate alle tempie e alla fronte. L’espressione sofferente.

“E’ colpa mia Grace! Perché sono voluta uscire e ora sto perdendo la bambina!”
“Non dire stronzate cara. Non è colpa tua ed io non permetterò che succeda niente alla piccola. Chris aiuta papà a portare l’acqua e gli asciugamani.”

Ha la voce ferma e gentile allo stesso tempo.
Appena i due uomini escono dalla tasta si avvicina alla cognata. Il lenzuolo sopra di lei che ne copre in parte la nudità, le coperte sotto diventate rosse.

“Grace... fai tutto per far star bene la bambina. Ti prego. Pensa prima a lei e poi a me”
“Per pensare a lei devo pensare a te. Tua figlia è come tutti i Sullivan, non le piace adeguarsi troppo alla tradizione e se ne sta uscendo con i piedi davanti. Ora la devo girare. Farà male ma poi andrà tutto molto meglio. Devo farlo subito perché non abbiamo tanto tempo.”

Giusto il tempo di lavarsi con cura fino al gomito e infilare i guanti sterili praticamente.

Tutto quello che viene dopo è fatto di manovre dettate dall’esperienza, da troppi asciugamani che devono essere cambiati, da sofferenza e preoccupazione mescolate insieme ma Lei di questo non sente niente. Lavora e basta. Dà ordini persino al padre.

“Ci siamo Ally. Un’ultima spinta solamente”

Un’altra mezza promessa che non sa se può mantenere ma vede in quel volto stanchissimo il bisogno di sapere che presto potrà riposarsi. Finalmente quella nuova vita viene al Mondo con un grido che qualche secondo dopo frantuma l’aria, appena le libera le vie respiratorie. Si esibisce nel primo pianto appena viene reciso il cordone ombelicale.

“Ciao meraviglia…” Le mormora, pulendola appena con un panno. “Lo so che nessuno te l’ha chiesto di venire qui da noi ma ormai ci sei. Vedrai che sarà tutto molto divertente.” Parla piano e si perde. Lo ammetterà a sé stessa più tardi ma Grace si perde e si scorda del ‘Verse, si scorda del Meteorite, si scorda dei cavalli pazzi, si scorda di quel ferito che Meng ha raccattato nei loro campi mentre conta il numero delle dita della neonata. Cinque. Cinque. Cinque. Cinque. Perfetta. Si riscuote solo quando viene chiamata. Mostra la figlia ai genitori. Entrambi le sorridono. Allison che ha perso tanto sangue ha ancora la forza di regalare il suo sorriso prima di lasciarsi andare.

“Rimango io con lei. Tu va’”

Ognuno ha il suo compito.
Stringe la nipotina fra le braccia, cambiando stanza per avere la tranquillità di medicarla e farle il primo bagnetto.  Ci sarà tempo dopo per fare le presentazioni ufficiali.
Infila alla piccola il pigiamino che le ha confezionato la nonna prima di lasciarla fra le braccia esperte del fratello.

Sospira. La mano ciondola lungo il fianco e sente la protuberanza dentro la tasca. Il cpad. Se ne era dimenticata. Lo controlla, convinta di trovarci un nuovo messaggio di Garcia e invece è il contatto di Sebastian. Quante ore sono passate da quando è stato inviato? Le gambe le stanno per cedere. No, le cedono. Le ginocchia impattano contro il pavimento di legno.

Ti amo. Ricordati sempre questo, anche se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Un pugno dritto nello stomaco. Il messaggio le porta via tutta l’aria. L’angoscia è così forte che per un momento il senso di panico la priva di ogni senso. Le lacrime le affollano gli occhi e non vede. Il rombo del proprio cuore disperato le tambura nelle orecchie e non può sentire.

Rimane per terra e inizia a chiamare la sua frequenza. Niente. Riprova. Niente. Riprova. Niente.

“Avanti fottuto affare!” Riprova. Niente. Riprova. Niente. Riprova riprova riprova. Niente niente niente.

Chris la trova così. Ad imprecare contro un cortex pad che non ha colpe mentre lacrime bollenti di frustrazione le rigano le guance.

“Grace che è successo?!”
“Questo coso non funziona! Perché non funziona? Prestami il tuo! Forza dammelo!”
Trova la colpa ovunque senza ragionare, senza logica. Sta anche per lanciarlo contro il muro quando il braccio le viene bloccato dall’uomo. Della donna forte di prima non vi è più traccia alcuna. Ne è rimasto l’eco nella stanza affianco ma nel corridoio c’è solo una moglie preoccupata per la vita del marito.

Riesce a raccontare a mozzichi e bocconi quello che è successo. O almeno crede di farlo ma dall’espressione confusa del fratello è possibile che in realtà stia solo piangendo senza dire nulla. Non lo sa nemmeno lei.
L’abbraccia e la porta in camera da letto. Le rimane vicino mentre per ore e ore continua a chiamare una linea irraggiungibile. E’ solo la luce che filtra dalla finestra a farle capire quanto tempo è passato. Si volta. Chris dorme. Tutta la casa dorme probabilmente dato il silenzio. Poi un pianto leggerissimo, il rumore di vagiti.
Si alza piano. Cammina con un passo pesante di stanchezza fino alla porta socchiusa. Allison dorme nel letto che è stato rifatto. George si è addormentato sulla poltrona, facendo la veglia alla nuora.
Si avvicina alla culla prende in braccio quel bocciolo dalle guance arrossate e gli occhi sorprendentemente aperti, spalancati che la fissano in modo curioso. Sembra chiederle se magari si sono già incontrate. Sembrano salutarla.

Le sfiora una manina con l’indice prima di prenderla in braccio.
“Shhhh... Lasciamoli riposare” Le dice, quasi con complicità tornando sul letto dove il fratello russa sonoramente.
Si sistema con la schiena sui cuscini, cullandola per farla addormentare. La osserva respirare, socchiudere gli occhi.

Non credere ai grandi miracoli, che sono solo fumo negli occhi per persone che hanno bisogno di illusioni. Credi in quelli che ti sembrano piccoli, che fanno parte della vita di tutti i giorni.
Io credo nei miracoli che posso abbracciare. Credo in te, che sei nata lottando. Credo in Gray che ha avuto il pensiero per scrivermi. Lui, il mio Amore, il miracolo che posso abbracciare. Lo abbraccerò di nuovo.

Appena questa intima convinzione riesce a passarle dal cuore alla mente lei scivola in un sonno che ha il sapore di una semplice tregua e non di pace. Una speranza sulle labbra e un miracolo fra le braccia.


mercoledì 1 ottobre 2014

3 Poesie nel cassetto

 "A volte, a volte mi sfiora questo pensiero. L'idea di te e di noi, l'idea che non sia il nostro primo incontro, l'idea che fossimo destinati a trovarci ed amarci perché era già successo in passato e che accadrà ancora."

Le parole di Sebastian mi cullano ancora. Con l'orecchio appoggiato sul suo petto, il suo cuore sonnolento dopo aver fatto l'amore mi suona una canzone di vita e di speranza. Non ho bisogno del lenzuolo a coprire la mia nudità. No, non per pudore. Fra me e mio marito di pudore probabilmente non ce n'è mai stato. Sarà perché ha visto ogni centimetro di me e lo ha amato. Forse dal primo momento. Sarà che non ho mai preteso di essere la donna più bella del 'Verse ma lui mi ci fa sentire. Sarà che guarda il mio corpo come si legge la propria poesia preferita. Con estasi. Ha la temperatura del corpo perennemente alta così gli avvicino i piedi gelati alla gamba senza sensi di colpa. Mi riscalda e credo che perderò l'abitudine di dormire sotto le coperte, ora che c'è Lui a proteggermi dai mostri. Perché è così che funziona, non lo sapete? Fatevelo spiegare dai bambini, i miei nipoti me lo ricordano sempre quando gli do la buonanotte: che i mostri riescono a prenderti solo se dormi scoperto e che non c'è miglior scudo di una copertina ben rimboccata. E guai a far ciondolare un braccio fuori dal materasso! Allora quando lancio un'occhiata al piede di Gray che finisce inevitabilmente fuori dal perimetro del letto un po' troppo piccolo per lui, penso che si, è davvero coraggioso. 

Lui ha così tanta fede. Ed io? Penso che varrebbe la pena, rifarsi tutto questo sbattimento di vita e morte e rinascista solo per incontrarlo ancora. L'idea mi piace. Non che io abbia capito molto bene come funzioni. A me il destino piace chiamarlo necessità. Era necessario che accadesse tutto quello che ci è accaduto: sia a me che a lui. Che tutto quello che abbiamo fatto era un passo verso questo preciso momento. Che due persone o due anime, alla fine si trovano. 




Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(*)

(*)Wislawa Szymborska - Amore a prima vista