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domenica 12 aprile 2015

Spiccare il volo

Ogni saluto l'ha distrutta. Lascia così tanti pezzi di sé. Il senso di colpa è prepotente. Il fatto di averli stupiti quasi tutti con quella decisione, il fatto di non poter rispondere loro nulla che possa rassicurarli.
"Non andartene" Emile, Roland, tutti glielo lo hanno chiesto ma deve farlo. E' arrivato il momento. Per lei si ma anche per loro. Ha promesso che tornerà. E lo farà. Non lascerà al suo cuore la possibilità di fermarsi mentre è via. Tornerà e si opererà ma il viaggio... Il viaggio deve farlo prima perché il rischio che non ci sia un dopo è piccolo ma c'è e lei non può correrlo. Ha tante cose sulla lista di "le cose da fare prima di morire" ma si potrebbe pure accontentare di depennare quella solamente.
Ha scritto tante lettere una arriverà a destinazione prima, altre dopo ma tutte sono necessarie per lei e per le persone che le devono ricevere. Le ultime parole perché con gli addii non è mai stata brava.

°°°
Caro Emile,
ormai tutto quello che avevo da dirti te l'ho detto e ti ho scritto un messaggio ben più lungo di questa già. Ormai ti ho salutato ma riuscire a partire davvero è difficile. Non so cosa mi aspetta. Tanti mondi e tante facce nuove. Ho promesso che non ti avrei mai fatto soffrire e partire è l'unico modo che ho per mantenere davvero la promessa perché rimanendo qui mancherei ad una promessa che mi sono fatta tanti anni e fa, finirei per tradire me stessa e con qualcuno così vicino non si può proprio essere felici. Tornerò quando il mio cuore sarà guarito. Tu hai una vita qui, hai il Ranch che ha ancora bisogno di te. Ti ho regalato il mio cuore e me lo sono dovuto riprendere ma non ti ho tolto nulla davvero. Non ti lascio, ti lascio libero che è molto diverso.
Sei un uomo che sa essere meraviglioso, buono, dal cuore grande. Non te lo scordare.
Ti chiamo appena arrivo a destinazione. Non so neanche quale sarà.
Prenditi cura di te, prenditi cura del Black Oak per me ora che non posso farlo più io perché tu ed il Ranch siete la mia casa.

Con amore,

Grace

***

Dolce Gabrielle,
io sto per partire e purtroppo non riuscirò a vederti per abbracciarti e salutarti.
Sei diventata una donna forte, coraggiosa, ancora più capace nel proprio lavoro. Spero che, in qualche modo chissà, un po' sia anche merito mio. In ogni caso sono felice di averti accolti al Ranch, felice di averti teso la mano anche se a volte non nel modo più giusto.
Sono sempre stata tanto fiera di te.

Bada a te stessa

Grace

***
Cara Aura,
mi spiace non essere riuscita a salutarti.
Ti voglio bene. Sei stata un'amica e ti sei trasformata sotto i miei occhi passando da una ragazza ad una donna sicura di sé con un po' anche lo spirito di Greenfield nel sangue.
Continua a lavorare sodo per ogni tuoi obbiettivo e non ti far dire mai da nessuno che non puoi arrivare o riuscire a fare qualcosa. Lavora per il Ranch, non temere di prendere l'iniziativa. So che andrai lontano e so che ho fatto bene a darti fiducia durante quel primo colloquio.

Con affetto,

Grace


***

Cara Meng,
speravo di abbracciarti, di informarti, di spiegarti meglio rispetto a quella stramba confessione che ti ho fatto qualche tempo fa. Devo partire. Per quel viaggio di cui ti ho parlato. Non sento più niente a tenermi ancorata a terra. Adesso posso spiccare il volo. Ho sistemato il Ranch, ho sistemato le persone a cui voglio bene o almeno ci ho provato. Ora che so che il Ranch starà bene e che i miei affetti staranno bene posso andare via. Spero di rivederti ma non so quando la mia strada mi porterà su Roanoke di nuovo. Sei stata un porto sicuro per me. Partire, sai, è l'unica decisione che posso prendere in questo esatto momento della mia vita che dia meno sofferenza alle persone che amo. Lo so è una frase strana da dire e l'inchiostro è troppo poco per spiegarla. Prenditi cura di Emile ora che lavorate insieme. Ha bisogno di qualcuno che gli guardi le spalle, che gli ricordi di non gettarsi in un pericolo senza via di uscita. Prenditi cura di te.
Saluta la tua combriccola di animali da parte mia. Mi mancherete moltissimo ma vi porterò
sempre nel mio cuore.
Con tutto l'affetto del 'Verse,
Grace

***
Cara Cath,
quando ti ho incontrato ho incontrato una parte di me. Dirti addio mi strazia il cuore così ti dirò solo un arrivederci perché ti scriverò da ovunque sarò per farti sapere che io ci sono, viva da qualche parte nel 'Verse e tu mi farai sapere che ci sei, da qualche parte, nel 'Verse. Grazie a te so che esiste qualcuno strano e difettoso come lo sono io. Saperti viva, sapere che esisti anche se lontano da me mi fa sentire meno sola e spero che sia lo stesso per te. E' quello che ho sempre sperato.
Siamo così simili. Differenti come due gocce d'acqua. E così mi chiedo come farò senza il mio specchio. Mi chiedo come farò dato che in alcuni momenti mi è sembrato di essere reale, di essere capita solo con te a guardarmi, compresa solo perché mi stavo riflettendo nei tuoi occhi.
Tu sei uno dei motivi che mi ha spinto a rimanere per tanto. La convinzione di dovermi prendere cura di te, di dover ascoltare la tua storia. Ma ho rimandato indietro Isabel e ho finito di ricomporre il tuo diario e l'ho letto tante volte. Ora posso andare. Ora che tante cose sono state dette, ora che tante cose sono state fatte. Dopo aver fatto con te e di te ogni guaio immaginabile e aver messo poi tutto al suo posto. Spero.
Grazie per avermi amato tanto intensamente. Grazie per avermi aiutata a capirmi. Parto con una consapevolezza nuova di me stessa, con un dolore che tu senza neanche volerlo mi hai aiutato ad accantonare. Sei una forza della natura. Sei una gemma preziosa in mezzo a tanto marcio, in mezzo a tanto ferro privo di valore. La tua luce è abbagliante quando decidi di regalarla. Ho ancora così tanto da dirti, ancora così tanto... Che nonostante tutto mi sembra di lasciare il nostro libro a metà. Mettimi da parte ma non ti dimenticare mai di me, del nostro stranissimo legame. Sii la donna fantasiosa ed intrigante e premurosa e calorosa che sai essere. Sii te stessa. Sii felice.

°°°

"Miss Sullivan, è pronta?"

Sistema il cappello - il preferito - di Roland che l'uomo che la lasciato prima della loro ultima sbronza insieme. Un'occhiata alla mano destra: l'anellino di Meng è lì all'anulare. Il braccialetto di Gabrielle vicino al cortex pad. Il diario e le poesie che le ha scritto Cath copiate una per una sono nel quadernino dentro lo zainetto. La bandana del Black Oak Ranch al polso: non poteva lasciarla. Rievoca tutti, uno per uno. I loro occhi, i loro sorrisi. Emile, Cath, Roland, Meng, Gabrielle, Aura, Megan e ancora la sua famiglia e ancora tutti i rancheri ed ex rancheri e ancora tutte le persone che hanno prese strade diverse prima della sua Michael, Joe, Coco, Owen, Nicole, Elizabeth, Jonathan.
Abbassa la mano a toccare la testa del suo gigante a quattro zampe che l'accompagnerà e la difenderà durante quel viaggio. Libero la guarda e abbaia una singola volta. Sorride mentre sente le sue ali sulla schiena spalancarsi, le radici immaginarie che la legano a quel pianeta accarezzarle le caviglie prima di lasciarla libera.

"Pronta"
... A spiccare il volo.







martedì 23 settembre 2014

Thank you




24.09.2516

Si butta sul letto. Si tuffa ad occhi chiusi e si lascia cadere all’indietro. L’atto di fiducia che il materasso la prenderà, come un buon e vecchio amico. 


Ha sistemato Nicole Moore ed il suo cucciolo Spritz in una delle stanze libere del secondo piano. Perché hanno finito tardi l’addestramento, perché l’ospitalità è un valore importante.
E’ importante, bambina mia. Quando accogli qualcuno in casa ti fai carico del suo riposo, della sua protezione.  Non mi importa chi sei, non mi importa da dove vieni, se vuoi mangiare mangia se vuoi bere bevi e poi vai.

Vai. Lasciare le persone andare per la propria strada. E’ una cosa che non ha mai imparato a fare. No, non è così. Non ha mai imparato a non farsi segnare prima di lasciarli andare. Si affeziona e si lascia marchiare dal loro passaggio. E ogni volta che dice addio è una bugia.

Si stiracchia, rotolando poi per ritrovarsi a pancia sotto. Le braccia stringono un cuscino morbido.
Vorrebbe ringraziare Nicole. E anche Spritz, perché no. Vuole ringraziare le persone che non ama.

Grazie perché ho sorriso e ti ho fatto sorridere. Grazie perché sarò contenta quando ci rivedremo ma non mi mancherai nel frattempo. La tua mancanza non mi ucciderà, nel frattempo.

Le mancano le persone che non ci sono più e quelle che ci sono e non si fanno vedere, se ne rimangono lontane.  A volte è arrabbiata. E come adesso, increspa le folte sopracciglia scure e da un pugno dritto a quella fiacca bianca di una federa!

Arrabbiata con la Nonna che le ha lasciato il suo nome ed un ciondolo ed un mestiere e non sa quale di questi pesi di più.
Con Richard, che è morto per un eroismo stupido, che aveva promesso di tornare e invece alla sua porta ha bussato una bandiera.
Arrabbiata con Michael e con quelli che reputa amici.
Con Sebastian. La sua assenza le trapassa il cuore come una fitta di dolore. Egoisticamente vuole suo marito, lì. Lo pretende. Si alza, punta i piedi. Lo vuole lì, subito. Qualcuno faccia qualcosa. Vorrebbe ordinare a qualche ranchero di prendere i cani addestrati alla ricerca, andare e scovarlo. Neanche fosse una persona scomparsa.

Ma che crede la gente? Che basti l’amore per essere completi? L’amore ti spezza. Prima sei intero e poi ti apre in due.


Sospira, nascondendo il volto fra le mani. La rabbia scivola via fra le dita insieme al respiro.
Rimane una sorta di malinconia. Un’occhiata alla finestra aperta.

E’ grata
. Non arrabbiata.
Grata alla Nonna per averle insegnato a farsi delle domande e per averle dato tutti i consigli giusto per cercare le risposte. Per affrontare il peso di quelle che rimangono sempre un’incognita.
A Richard perché quella è stata l’unica promessa che non ha rispettato.
Grata a Michael, a Coco e agli altri. Non con le orecchie a portate di fischio ma con le gambe svelte per raggiungerla nel caso si trovasse nei guai.
A Sebastian. Perché la ama, perché le ha insegnato il coraggio anche se lui non lo sa. Il coraggio di affrontare sé stessa, l’insicurezza, l’attesa. Ed è felice di essere a metà se l’altra metà è lui




Thank you for loving me

For being my eyes
When I couldn't see
For parting my lips
When I couldn't breathe
I never knew I had a dream
Until that dream was you
When I look into your eyes
The sky's a different blue.

Thank you for loving me.

martedì 9 settembre 2014

Fear



5.09.2516

C'è paura nel cuore di Grace ma...

Ci sono anche parole nella testa di Grace.

 



 “Siamo una famiglia”
“Io sono qui per te. Non ti lascerò affrontare tutto questo da sola”
“Non devi fare tutto da sola”
“Non riusciresti a proteggerla nemmeno contro un castoro senza le braccia”


Ci sono discussioni che si accavallano, che le tornano alla mente mentre stringe il proprio ciondolo fra le mani in una preghiera muta e rievoca i volti di coloro che le hanno pronunciate: Coco, Gray, Elizabeth, Michael.
Alcune frasi la commuovono di tenerezza, altre la fanno tornare a sorridere più per la loro fantasia che per altro ma sente che non c’è nulla che la possa consolare. Sente che, forse, non è giusto lasciarsi consolare.


C’è qualcuno che le vuole buttare sulle spalle il peso del Mondo, che getta su di lei una colpa come una carcassa che ha il peso di tutte quelle vite che se ne sono andate.


E poi le rassicurazioni di una voce che non è amica, che non ha motivo di mentirti per farti stare meglio.
L’Ammiraglio Solomon Wolfe che le porge le sue condoglianze, che la rassicura su ciò che ha fatto e su ciò che non poteva evitare. 

“Siamo in pausa Ammiraglio, con il fiato sospeso, aspettando di essere felici o di essere morti”


E poi la notizia che forse l’incubo è finito. Il comunicato della Marina.
Se ne sta rannicchiata sulla sedia davanti alla finestra. Il mento sulle mani intrecciate. Si gode l’alba di un nuovo giorno con gli occhi che bruciano di stanchezza. I muscoli indolenziti dopo giorni in cui ha dormito solo un paio d'ore, dopo giorni in cui è stata solo spettro della donna che è davvero.
Odio, tristezza, rimorso e persino le colpe. Tutto questo scompare insieme all’ultima stella della notte inghiottita dalla luce di un Sole che sorge. Un Sole che solo i vivi possono vedere. I vivi, gli unici che hanno bisogno di speranza. 




domenica 24 agosto 2014

Forse non lo sai ma pure questo è Amore

  24.08.2516

“Signor Harris, è in casa?”

Domanda varcando già la porta d'ingresso spingendo solo con una spalla dato che le braccia esili stringono un grande cesto ricolmo di cose da mangiare. Fila dritta in cucina. Più è breve il percorso più ha la speranza di non far cadere tutto in terra.

“Signor Harris? Le ho portato della frutta. Le farà bene aggiungerla alla sua dieta. So che qui a El Paso si crede che si possa campare bene mangiando solo carne alla griglia ma le assicuro che non è proprio così. Ho anche quelle confetture che le piacciono tanto e Mary ha preparato solo per lei delle piccole porzioni di stufato. Basterà riscaldarle nella pentola”

Grace riempie la casa di James Harris con la sua voce e la sua risata da diversi giorni ormai. Da quando Michael l'ha accompagnata lì ci è tornata da sola ogni volta che ha potuto senza dirglielo. La tana dell'orso, lui ha detto, ma lei non ha paura. Non sa per quale motivo sente il dovere di prendersi cura di quell'uomo dai capelli bianchi ancor più vecchio del vecchio bastardo e così tanto simile a lui.
Riempie la credenza, apre le finestre per far circolare l'aria, dà da mangiare a Torkie e il bassenthoud le scodinzola intorno e la festeggia rischiando quasi di farla inciampare quando si butta a pancia all'aria sui suoi piedi.

“Cos'è tutto questo baccano!”

Lo sente borbottare dal piccolo salone e lo ritrova lì seduto sulla poltrona sgangherata che nessuno lo convincerà mai a buttare. Una bottiglia stretta nella mano destra e nessun bicchiere.

“Quanto parli donna! Perché ti ostini a tornare? Tu, quello stupido cane o quella cavalla nervosa. Se mio figlio vuole farmi fuori perché non si limita a spararmi in testa?”

Lei ridacchia e scuote la testa. Lo vede: vede Mike fra le rughe di James, nel suo accento prepotente, negli occhi chiari che la guardano con una dolcezza nascosta.

“Per il suo fascino rude James. Solo per quello”

Scherza e non resta per sentire il suo sbuffare. Sale le scale cigolanti fino al piano superiore. Cambia le federe e sistema i letti, spazza per terra. Ignora la stanchezza che ogni suo muscolo grida. Ignora la voglia di raggomitolarsi in un angolo polveroso e rimanersene lì per giorni e giorni. Ignora la sensazione di solitudine che la ancora a terra più della gravità quando l'assenza di Gray è così forte da diventare per lei uno dei grandi mali del mondo.
Carica il cesto con il bucato da portarsi dietro raccogliendo calzini sporchi e camice anche dal corridoio.

Quando torna nel salottino la bottiglia è finita. Si avvicina cauta, con i piedi che sembrano non voler neanche toccare il vecchio pavimento di legno.

“James? Venga. La porto su”

Poggia piano la mano sulla spalla dell'anziano, riscuotendolo. Lo sveglia e lui apre appena gli occhi su di lei.

“Non dovrebbe bere così tanto ma questo già lo sa”
“Un uomo muore meglio quando è pieno di vino”
“Forse muore solo prima, mh?”

Gli strappa una risata bassa, rauca mentre lo aiuta ad alzarsi. E' una donna piccola Grace ancora di più se messa a confronto con gli Harris, padre o figlio che sia ma in qualche modo riesce a non lasciarlo sulle scale e a trascinarlo fino alla camera. Lo fa stendere sul materasso e gli toglie gli stivali sporchi di terra secca.

“Hai bei capelli bambina. Sapevo che mio figlio si sarebbe trovato una donna con bei capelli”
“Cosa? No James, io e Mike non...”
“Allora ho cresciuto un coglione”

Non fa in tempo a spiegare che lui scivola in un sonno subito profondo come solo le persone mezze sbronze possono fare. Si rigira su di un fianco e comincia a russare.

Lei si passa le mani sulla faccia, la stropiccia neanche fosse un cuscino da ravvivare.
Sorride quando vede Torkie sulla soglia. Lo prende in braccio e lo mette ai piedi del letto.

“Devo andare. Fagli compagnia tu, va bene?”

Il cane la guarda come se la capisse sul serio. Non abbaia e si acciambella, esibendosi prima in un grande sbadiglio.

Michael è sempre lontano da Greenfield. E se... fosse vero? Lui e Coco non dovrebbero più neanche tornare. Io sono quella che resta. Io sono quella che non se ne va. Ognuno ha il suo compito e quello di essere brava a rimanere è il mio. Gli altri volano ed io mi occupo di chi le ali non ce le ha. Ognuno ha il suo compito.

Cavalca il suo Appaloosa per ritornare al Ranch mentre questi pensieri le ruotano in testa senza sosta. Avverte una forma di dolore, come se il tatuaggio che ha inciso sulla schiena tornasse a bruciare, come se le sue, di ali, volessero ribellarsi. Spinge Flame al limite per il percorso sterrato. Spinge entrambe verso una corsa un po' incosciente e neanche gli schiaffi del vento riescono a redarguirla.

Forse Grace non lo sa ma pure questo è amore.
Forse Grace non lo sa ma la scelta di restare è la più grande forma di amore.

domenica 10 agosto 2014

Bastard of the Flag

 Past

2515.

Per la prima volta in quasi quindici anni di lavoro è in ritardo. Un giro di routine, visite di controllo ai bambini delle famiglie che abitano nelle fattorie lì vicine ma è in ritardo e suo padre, ovviamente, non l'ha aspettata.

Si sente un forte bussare alla porta di quella vecchia casa a due piani, costruita dal nonno che lì dentro ci ha vissuto poco.

“Grace! Vai ad aprire!”

E' la voce di sua madre che sta preparando il pranzo, nonostante siano solo le 10 di mattina. Lei quasi capitombola giù dalle scale di legno per la fretta perché un bravo ospite non fa mai aspettare nessuno alla porta anche se non ha annunciato prima il suo arrivo e perché, nella corsa, cerca anche di infilarsi il secondo stivale.

Spalanca l'uscio con il suo entusiasmo, con un sorriso contagioso di chi si aspetta cose buone ma il saluto le muore in gola.
Si trova davanti Michael Harris. Il caporale Michael Harris con una faccia scavata, smunta, che preannuncia morte più di quella bandiera che stringe fra le braccia e che porta in dono alla sua famiglia. Le ci vuole un po' per riconoscere in quel volto, lo stesso dell'uomo che sorride vicino a suo fratello nella foto che lui le ha mandato dal fronte. E' la cicatrice che ne solca i lineamenti ad aiutarla.
Lei non dice niente e gli chiude la porta in faccia. Ha gli occhi sgranati come un animale in trappola: non può tornare indietro, ormai sa. Non può andare avanti, verso tutto quel dolore che è ancora incastrato fra l'incoscienza e la piena consapevolezza.

Sente scivolare via una parte di sé mentre lei si accascia. Le spalle al muro, letteralmente ora.
Il cuore le romba nel petto sotto un agitazione crescente, man mano che la sofferenza si fa largo nella sua mente e in tutto il suo corpo.
Lui è morto. Richard è morto. Io sto per morire. Ha l'impressione che le si fermerà il cuore, che non reggerà, che morirà d'infarto. Come la nonna. Non a caso ha preso il suo nome. Non a caso farà la stessa fine: le si spezzerà il cuore in due. Solo non immaginava così presto.

Sua madre Margareth entra nell'ingresso. Le mani sporche di farina, indossando il grembiule ricamato a mano dalla figlia per il suo compleanno con orgoglio, fiera della propria vita di mamma e casalinga tuttofare.

Cos'è? Sei inciampata?”

Ed ecco da chi l'ha presa Grace, la sua tanta ingenuità.

“NO! Mamma non aprire!”

Cerca di sollevarsi, di alzare un braccio per fermare quella dannata maniglia e quella porta che affaccia sulla realtà.


E' semplicemente troppo tardi ma riesce a prendere sua madre in tempo per non farla cadere a terra quando le energie le vengono meno, quando l' amore per il figlio si tramuta in una disperazione che la porta a piangere, a gridare, a diventare l'ombra della donna che era fino a cinque secondi prima.

“Sei un bastardo! Un bastardo! Dovevi riportarmi lui vivo!”

Margareth urla, cercando in un moto di rabbia di graffiare il volto di Michael ma riesce solo a strappargli via quella bandiera e a farla cadere nella polvere.

Grace chiede scusa con gli occhi, conscia che quel povero uomo che le si trova davanti non c'entra niente.

Tutta quella confusione richiama anche i suoi due fratelli che li raggiungono a perdifiato.
Jason ha 33 anni, un carattere di fuoco e un egoismo che va oltre ad ogni cosa. Il suo cervello lo spinge a capire la situazione, a voltarsi verso Michael e cercare di sferrargli un pugno in faccia. Sfogare il proprio dolore e la propria ira prima ancora di aiutare il resto della famiglia.

“Portala dentro! E tu pezzo di coglione fila a chiamare nostro padre. E' dai Fox. Corri prima che ti prenda a sberle!”

Grace è la più piccola per età e per stazza eppure quel metro e sessantadue prende in mano la situazione. Non versa una lacrima. La voce così imperiosa che sembra aver passato tutta la vita a dare ordini.

Vede sua madre che viene praticamente portata in casa in braccio dal maggiore di loro: Christopher. E quando la guarda capisce quanto è anziana, quanto è fragile e che da quel momento le sue spalle saranno sempre curve, sotto il peso di un dolore e di un senso di colpa che non la farà mai più andarsene in giro per la cucina con quella sua innata fierezza di donna.

“Mi dispiace. Io... mi dispiace davvero. Sta bene?”

Trova forza nella propria umanità che la spinge ancora a preoccuparsi per qualcuno, evidentemente. Per quel volto così triste ed ora anche sanguinante dal labbro superiore.
Fa un passo in avanti, si toglie il fazzoletto dal collo e tampona la ferita. L'altra mano che si ferma in una carezza statica sulla guancia di lui perché data la differenza di altezza cerca attirare l'uomo verdo si sé. Non fiata fino a quando il sangue non si ferma.

“E' meglio che lei vada. Se non si fa trovare quando torneranno. Non voglio dover passare il pomeriggio a fasciare il braccio rotto di mio fratello”

Dice e basta quella frase a far capire che sa che l'altro poteva evitare il cazzotto e con quella smorfia che vorrebbe apparire almeno un mezzo sorriso o qualcosa di simile, tenta di ringraziarlo.

Aspetta un momento. Respira a fondo, cercando di incamerare tutta l'aria che può dentro ai polmoni. Si guarda intorno. Il Sole splende su di loro, su quel dramma familiare.
Ci si aspetterebbe che quando arriva una notizia del genere, sia una giornata piovosa con il cielo scuro ma questo succede solo negli holofilm. Ci si aspetterebbe di avere un presentimento, qualcosa che ti avverta di non girare l'angolo perché potresti trovare un pericolo. Grace credeva che il sangue  che le scorre nelle vene si fermasse, per un momento, sentendo quello versato sul campo di battaglia da Richard. Ma non è stato così. Non c'è nessun preavviso, nessun intuito, nessun istinto. E' una giornata normale e quando ti svegli non sai che il cantare degli uccelli è in realtà un lamento funebre.

“Preferivo un fratello vivo ad un eroe morto. Addio Harris, abbia cura di lei"

Lo fissa ancora prima di dargli la schiena. Si china a prendere la bandiera e la pulisce come può dalla terra secca. Quando apre la porta si sente un nuovo urlo, strozzato dalla foga delle lacrime.

“Bastardo della bandiera!”

Foto ormai stropicciata della quarta unità di fanteria. 





Racconto di un Vecchio Bastardo