il cuore neanche
Forse sono stanchi
forse non hanno niente da dire
forse sono aridi
Il dolore al petto è così forte da svegliarla.
Si ritrova a pancia sotto, il viso immerso nel cuscino ma le basta una frazione di secondo per tornare completamente lucida. Si ricorda che è in una camera d'albergo, su Capital City, Horyzon. Forse c'è il rumore delle macchine che arriva dalla finestra, forse il rumore di qualcuno ancora per strada ma lei non sente niente. E' solo il silenzio. Il silenzio folle delle cose strappate, dei lagami rotti, degli specchi infranti. Allunga la mano e tasta il pelo morbido di Rain che dorme beata e che non sa, non sa che la sua padrona è una stronza e che la donna a cui l'hanno affidata temporaneamente è una stronza egoista il che è ancora peggio.
La discussione con Gabrielle e con Cath le perfora ancora le orecchie. Sa che Gabrielle la rivedrà, sa che se sono state dure è perché ci tengono l'una all'altra e i messaggi della mattina successiva non faranno altro che confermare la cosa ma Cath... L'ha persa. Nel momento esatto in cui quel pensiero le prende forma e concretezza nella mente si rannicchia sotto le coperte come potessero nasconderla, come potessero proteggerla.
E il silenzio
(che somiglia alla morte)
chiedono di soffocare grida inarticolate
Dove germogliavano figure dipinte
(immagini di vita)
ora
si proiettano ombre terrificanti
Cath Meyer è riuscita in quello in cui pochi, pochissimi nella sua vita: l'ha ferita tanto improvvisamente e in profondità che l'ha fatta essere cattiva. Si era ripromessa di non esserlo più ma quando l'altra le ha chiesto per l'ennesima volta di andar via con quel tono amaro nella voce, quando le ha dato le spalle e poi le ha chiesto di portarsi via la foto qualcosa si è rotto. E la diga, la diga costruita con l'amore e la gentilezza e la premura ha ceduto, dando spazio ad un fiume di parole gelide come quelle mani che ora si artigliano alle lenzuola. Non lo ricorda nemmeno quando è stata l'ultima volta in cui è stata tanto fredda con qualcuno. Il senso di colpa la invade: dal centro del petto scende come melma nera, avvolgendo ogni nervo scoperto.
Sono strane ombre
il loro schema cambia senza sosta
come se ballassero su un motivo
(un motivo senza ritmo)
scandito da grida inarticolate
La melma scende e scende e sale sul muro che sbircia e le ombre non sono che le ombre di loro due che fanno? Ballano? No, urlano. Si danno addosso e poi si distruggono. Serra gli occhi, si alza e inizia a preparare la valigia: vuole tornare a casa ma soprattutto ha bisogno di accendere tutte le luci.
°°°
"Grace c'è un ragazzino che ti cerca, dice di avere qualcosa per te" La informa Sam, la voce gracchiante che arriva dal cortex pad.
Prende la scatola dal dodicenne e gli regala anche un altro po' di mancia.
Svuota il contenuto sul tavolo in salone.
Svolazzano stralci di fogli e poi la foto... Anche quella divisa a metà.
"Spero questo ti scaldi il ghiaccio che porti addosso. Isabel"
Un biglietto che è uno schiaffo. La rabbia anche. La rabbia oltre il dolore. E' arrabbiata perché Cath si è arresa, subito. E' bastato cedere una volta per convincerla a lasciarsi andare a... Isabel? E' bastato non essere pronta ad accogliere la sua amicizia una sola volta.
Si passa le mani sul viso. Si siede. Si fa portare la colla e dei cartoncini e inizia il primo pomeriggio di quell'estenuante ma paziente lavoro per rimettere insieme i pezzi: almeno della foto, almeno del diario. Che probabilmente sono solo simboli. Forse. O forse è solo carta.
Assurdo tutto questo
Forse
E’ un’altra forma del dolore
Forma
Che fino a ieri non conoscevo (*)
Forse
E’ un’altra forma del dolore
Forma
Che fino a ieri non conoscevo (*)
(*)Alexandros Panagulis – Aspetto del dolore