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giovedì 22 gennaio 2015

La faccia nascosta della luna.


Fourteen years ago...


Grace non lo sa ma c’è qualcuno sta per farle del male.

“Avete visto Logan?”
“E’ già dentro.”

La festa di Pam è leggen-daria fra i vicini. Una volta all’anno i suoi genitori partono per una settimana per il mercato di Jasonville e lei organizza nel fienile di famiglia in disuso una serata con alcol a fiumi e musica e balli.
Grace cammina veloce entrando nel fienile. E’ sgattaiolata fuori dalla finestra della sua stanza per raggiungere Logan, fargli una sorpresa. Lo cerca con gli occhi e lo vede lì, appoggiato al muro che bacia quella sgualdrina di Betty.
Non sa come ma ad un certo punto vede Betty scaraventata lontana e si ritrova lei davanti a Logan.
“Perché?”
“Perché lei non ha paura di lasciarsi andare, Grace.”

Non riesce a dirgli niente. Né a lui né a lei. Volta le spalle e corre fuori.
“Richard mi vieni a prendere?”
“Grace...Grace stai piangendo? Dove sei?”
“Vienimi a prendere. Non lo dire a mamma e papà.”

Today...

“Ma non mi dire! Grace Sullivan!”
“Logan Melzer. Non ti hanno ancora ucciso?”
“E tu non sei ancora morta.”
“A quanto pare”

Alza il bicchiere di scotch verso di lui, brindando idealmente ad un “chi non muore si rivede, a quanto pare”.

“In un saloon, da sola, con un bicchiere di spacca budella fra le mani.”
“Che vuoi che ti dica? Sono affezionata alle mie vecchie abitudini.”

Ten years ago...

Logan Melzer entra in un Saloon fuori da Oak Town. Nota una figura femminile e familiare seduta al bancone. Sono quattro anni che non si vedono e lei è cresciuta, è più matura, più formosa e totalmente consapevole. Parla con lei, fa lo spiritoso, le scosta piano i capelli dietro l’orecchio ed è in quel momento che Grace vede la fede d’oro giallo che l’altro porta all’anulare sinistro. E’ un momento ma spazza via lo sguardo cupo con una risata bassa, melodiosa, civettuola.
Lui le bacia il collo e lei non sente niente. Ed è quella totale assenza di emozione che ha il potere di eccitarla, che le accende lo sguardo di una scintilla che ogni uomo fraintenderebbe.

“Andiamo a casa tua?”
“Casa mia? No, andiamo a casa tua è più vicino”

Mente nascondendo la bugia dentro ad un tono urgente e ad una mano che gli arpiona il colletto della camicia. 



“Ho saputo che sei a capo del Black Oak Ranch. Complimenti. Non l’avrei mai detto.”
“Ah no? Eppure io ricucivo gambe spappolate mentre tu passavi le giornate ad ubriacarti”
“Io ricordo che ricucivi gambe spappolate e poi andavi ad ubriacarti anche tu”
“Si, può essere vero”
“Sei sempre bella.”
“Grazie”
“Sei sempre una stronza figlia di puttana?”
“E tu sei sempre sposato?”

Logan si alza di scatto facendo cadere lo sgabello con un tonfo che riverbera sul pavimento di legno.

“Calmo calmo. Perdonami. Non faccio più le cose che facevo a vent’anni. Sono cresciuta.”
“Ti sei stancata di controllare tutto e di pianificare ogni tua mossa?”
“...”
“Allora sei rimasta quell’insicura ragazzina di sedici anni che ho conosciuto secoli fa.”


Lui cerca di baciarla e lei volta il viso. Lui pensa che lei scappi per rendere tutto molto più divertente.

“Mi fai impazzire”
“Lo so. Facciamo un gioco?”
“Un gioco? Non credevo fossi diventata così disinibita. E’ per quella ragazza corer che si dice hai frequentato?”
“Quale ragazza corer?”

Lo chiede facendo la finta tonta mentre strappa via il vecchio lenzuolo dal letto e lo strappa.

“Spogliati”

Lui obbedisce, stordito dalla prospettiva di provare qualcosa di nuovo. Si sdraia sul letto e lei sorride. Di quel suo sorriso che non promette nulla di buono. Gli si struscia sopra completamente vestita ancora, allungandosi poi per legargli prima i polsi e poi le caviglie al letto. Quando si alza, lui vede dal basso verso l’alto una donna bellissima che sta per scoparsi. Lei vede dall’alto verso il basso uno squallidissimo uomo nudo. Gli prende i vestiti e li butta giù dalla finestra.

“Che cazzo fai?”
“Mi assicuro che tu non ne esca fuori con una articolata bugia.”
“Grace che cazzo fai?”
“Un favore a tua moglie. Sta arrivando a proposito. Spero non ti spiaccia se le ho scritto che c’era un’emergenza in casa.”
“Razza di puttana!”
“No, Logan. Le puttane sono quelle che vanno a letto con gli uomini sposati.”


L’ultima cosa che gli dice prima di chiudere la porta della stanza e poi la porta di casa dietro di sé. 


“Sono passati dieci anni. Sono cresciuta. E quello non era... un bel periodo per me. Mi hai incontrata nel momento sbagliato.Voglio credere che tu comunque non mi abbia salutata sperando nelle mie scuse. Non te le meriti. Sei sempre stato un bastardo e mi spiace per tua moglie. Avrei dovuto dirglielo solo in... maniera diversa."

Forse è vero che la gente può cambiare perché Logan non ribatte. Deglutisce e sembra dispiaciuto.

“E cosa fai adesso?”
“Adesso scelgo di non essere una stronza”
“E non ci sei mai ricaduta in tutto questo tempo?”
“No.”

Non che non abbia avuto i suoi buoni motivi. Ne ha avuti tanti: tante persone che si sarebbero meritate il suo lato peggiore, tante persone che non hanno neanche idea di quale sia il suo lato peggiore. Perché ogni donna è simile alla Luna, con una faccia nascosta, un lato nascosto che tiene per sé, nell'ombra buia del passato o dietro la piega diversa del sorriso.  Ha scelto di essere una persona migliore, buona nei limiti che la sua umanità le concede. Di bastardi ne è pieno il 'Verse. Lo ha detto anche Helene Orton l'altra sera. Quindi perché aggiungersi alla categoria? Anche in un 'Verse in cui chi non cerca vendetta, chi non  cerca di fregare il prossimo o di prenderlo per il culo passa per l'ultimo dei coglioni. Ad essere cattivi sono bravi tutti, ad essere onesti no. Lei confida, comunque, che in questo libro che è l'esistenza solo i buoni avranno un lieto fine.
 

sabato 15 novembre 2014

6 Poesie nel cassetto


“Le tue piccole contraddizioni, Grace. E’ lì che vedo la tua bellezza”
Ogni parola le rimbomba nella mente mentre ogni gesto le si riverbera nel corpo anche se ora è sola, in camera. Si è buttata sotto il getto gelato della doccia per domare l’incendio di sé, quello che riconosce anche se è passato tanto tempo. Si passa una mano fra i lunghi capelli bagnati prima di avvolgerli nell’asciugamano giallo. Si toglie l’accappatoio umido, facendolo cadere con noncuranza sul pavimento. Allunga una mano per afferrare la vestaglia di seta. Intercetta la propria figura riflessa nello specchio. Volta i fianchi, gira il capo tanto che il mento le sfiora la spalla e lì vede: i segni rossi che le ha inciso delicatamente Joe sulla schiena. E lì, nel segreto della propria stanza, sorride. Si rende conto che quel sorriso è, esso stesso una grande contraddizione.
Chiude gli occhi per impedire a quella scintilla di malizia e voglie mal trattenute di brillare infondo alla pupilla. Lui la confonde. E’ l’elettricità del suo bacio a mandarla in tilt. 



 La mia bocca si schiude come un taglio.
Sono stata bistrattata tutto l'anno, notti
tediose, niente se non ruvidi gomiti contro di esse
e delicate scatole di fazzoletti a dirmi piagnona
piagnona, stupida!

Prima d'oggi il mio corpo era inutile.
Ora cerca di strappar via i suoi spigoli.
Ora è cangiante pieno di questi lampi elettrici.
Zang! Resurrezione!


I miei nervi si sono riaccesi. Li ascolto come
strumenti musicali.
Dove c'era silenzio
tamburi, corde stanno inguaribilmente suonando. Sei stato tu.
Puro genio all'opera. Caro, il compositore ha camminato
nel fuoco. (*)


(*): "Il bacio" di Anne Sexton