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domenica 12 aprile 2015

Spiccare il volo

Ogni saluto l'ha distrutta. Lascia così tanti pezzi di sé. Il senso di colpa è prepotente. Il fatto di averli stupiti quasi tutti con quella decisione, il fatto di non poter rispondere loro nulla che possa rassicurarli.
"Non andartene" Emile, Roland, tutti glielo lo hanno chiesto ma deve farlo. E' arrivato il momento. Per lei si ma anche per loro. Ha promesso che tornerà. E lo farà. Non lascerà al suo cuore la possibilità di fermarsi mentre è via. Tornerà e si opererà ma il viaggio... Il viaggio deve farlo prima perché il rischio che non ci sia un dopo è piccolo ma c'è e lei non può correrlo. Ha tante cose sulla lista di "le cose da fare prima di morire" ma si potrebbe pure accontentare di depennare quella solamente.
Ha scritto tante lettere una arriverà a destinazione prima, altre dopo ma tutte sono necessarie per lei e per le persone che le devono ricevere. Le ultime parole perché con gli addii non è mai stata brava.

°°°
Caro Emile,
ormai tutto quello che avevo da dirti te l'ho detto e ti ho scritto un messaggio ben più lungo di questa già. Ormai ti ho salutato ma riuscire a partire davvero è difficile. Non so cosa mi aspetta. Tanti mondi e tante facce nuove. Ho promesso che non ti avrei mai fatto soffrire e partire è l'unico modo che ho per mantenere davvero la promessa perché rimanendo qui mancherei ad una promessa che mi sono fatta tanti anni e fa, finirei per tradire me stessa e con qualcuno così vicino non si può proprio essere felici. Tornerò quando il mio cuore sarà guarito. Tu hai una vita qui, hai il Ranch che ha ancora bisogno di te. Ti ho regalato il mio cuore e me lo sono dovuto riprendere ma non ti ho tolto nulla davvero. Non ti lascio, ti lascio libero che è molto diverso.
Sei un uomo che sa essere meraviglioso, buono, dal cuore grande. Non te lo scordare.
Ti chiamo appena arrivo a destinazione. Non so neanche quale sarà.
Prenditi cura di te, prenditi cura del Black Oak per me ora che non posso farlo più io perché tu ed il Ranch siete la mia casa.

Con amore,

Grace

***

Dolce Gabrielle,
io sto per partire e purtroppo non riuscirò a vederti per abbracciarti e salutarti.
Sei diventata una donna forte, coraggiosa, ancora più capace nel proprio lavoro. Spero che, in qualche modo chissà, un po' sia anche merito mio. In ogni caso sono felice di averti accolti al Ranch, felice di averti teso la mano anche se a volte non nel modo più giusto.
Sono sempre stata tanto fiera di te.

Bada a te stessa

Grace

***
Cara Aura,
mi spiace non essere riuscita a salutarti.
Ti voglio bene. Sei stata un'amica e ti sei trasformata sotto i miei occhi passando da una ragazza ad una donna sicura di sé con un po' anche lo spirito di Greenfield nel sangue.
Continua a lavorare sodo per ogni tuoi obbiettivo e non ti far dire mai da nessuno che non puoi arrivare o riuscire a fare qualcosa. Lavora per il Ranch, non temere di prendere l'iniziativa. So che andrai lontano e so che ho fatto bene a darti fiducia durante quel primo colloquio.

Con affetto,

Grace


***

Cara Meng,
speravo di abbracciarti, di informarti, di spiegarti meglio rispetto a quella stramba confessione che ti ho fatto qualche tempo fa. Devo partire. Per quel viaggio di cui ti ho parlato. Non sento più niente a tenermi ancorata a terra. Adesso posso spiccare il volo. Ho sistemato il Ranch, ho sistemato le persone a cui voglio bene o almeno ci ho provato. Ora che so che il Ranch starà bene e che i miei affetti staranno bene posso andare via. Spero di rivederti ma non so quando la mia strada mi porterà su Roanoke di nuovo. Sei stata un porto sicuro per me. Partire, sai, è l'unica decisione che posso prendere in questo esatto momento della mia vita che dia meno sofferenza alle persone che amo. Lo so è una frase strana da dire e l'inchiostro è troppo poco per spiegarla. Prenditi cura di Emile ora che lavorate insieme. Ha bisogno di qualcuno che gli guardi le spalle, che gli ricordi di non gettarsi in un pericolo senza via di uscita. Prenditi cura di te.
Saluta la tua combriccola di animali da parte mia. Mi mancherete moltissimo ma vi porterò
sempre nel mio cuore.
Con tutto l'affetto del 'Verse,
Grace

***
Cara Cath,
quando ti ho incontrato ho incontrato una parte di me. Dirti addio mi strazia il cuore così ti dirò solo un arrivederci perché ti scriverò da ovunque sarò per farti sapere che io ci sono, viva da qualche parte nel 'Verse e tu mi farai sapere che ci sei, da qualche parte, nel 'Verse. Grazie a te so che esiste qualcuno strano e difettoso come lo sono io. Saperti viva, sapere che esisti anche se lontano da me mi fa sentire meno sola e spero che sia lo stesso per te. E' quello che ho sempre sperato.
Siamo così simili. Differenti come due gocce d'acqua. E così mi chiedo come farò senza il mio specchio. Mi chiedo come farò dato che in alcuni momenti mi è sembrato di essere reale, di essere capita solo con te a guardarmi, compresa solo perché mi stavo riflettendo nei tuoi occhi.
Tu sei uno dei motivi che mi ha spinto a rimanere per tanto. La convinzione di dovermi prendere cura di te, di dover ascoltare la tua storia. Ma ho rimandato indietro Isabel e ho finito di ricomporre il tuo diario e l'ho letto tante volte. Ora posso andare. Ora che tante cose sono state dette, ora che tante cose sono state fatte. Dopo aver fatto con te e di te ogni guaio immaginabile e aver messo poi tutto al suo posto. Spero.
Grazie per avermi amato tanto intensamente. Grazie per avermi aiutata a capirmi. Parto con una consapevolezza nuova di me stessa, con un dolore che tu senza neanche volerlo mi hai aiutato ad accantonare. Sei una forza della natura. Sei una gemma preziosa in mezzo a tanto marcio, in mezzo a tanto ferro privo di valore. La tua luce è abbagliante quando decidi di regalarla. Ho ancora così tanto da dirti, ancora così tanto... Che nonostante tutto mi sembra di lasciare il nostro libro a metà. Mettimi da parte ma non ti dimenticare mai di me, del nostro stranissimo legame. Sii la donna fantasiosa ed intrigante e premurosa e calorosa che sai essere. Sii te stessa. Sii felice.

°°°

"Miss Sullivan, è pronta?"

Sistema il cappello - il preferito - di Roland che l'uomo che la lasciato prima della loro ultima sbronza insieme. Un'occhiata alla mano destra: l'anellino di Meng è lì all'anulare. Il braccialetto di Gabrielle vicino al cortex pad. Il diario e le poesie che le ha scritto Cath copiate una per una sono nel quadernino dentro lo zainetto. La bandana del Black Oak Ranch al polso: non poteva lasciarla. Rievoca tutti, uno per uno. I loro occhi, i loro sorrisi. Emile, Cath, Roland, Meng, Gabrielle, Aura, Megan e ancora la sua famiglia e ancora tutti i rancheri ed ex rancheri e ancora tutte le persone che hanno prese strade diverse prima della sua Michael, Joe, Coco, Owen, Nicole, Elizabeth, Jonathan.
Abbassa la mano a toccare la testa del suo gigante a quattro zampe che l'accompagnerà e la difenderà durante quel viaggio. Libero la guarda e abbaia una singola volta. Sorride mentre sente le sue ali sulla schiena spalancarsi, le radici immaginarie che la legano a quel pianeta accarezzarle le caviglie prima di lasciarla libera.

"Pronta"
... A spiccare il volo.







giovedì 12 marzo 2015

Fra sguardi sperduti ed istinti.




Ultimamente quando torna a casa le sembra una vittoria. Ringrazia e si stupisce di essere arrivata sana e salva. E’ il ‘Verse che sta cambiando o forse è lei ma c’è qualcosa che non va. Quel qualcosa le scorre sotto pelle e fitte dolorose le arrivano al petto.


“Stati panico ed ansie sono sintomi di chi soffre di cuore”

Non è questo, Aura. Non è colpa di un cuore che le batte furioso nel petto solo per aver fatto le scale di corsa... forse.  Sta per succedere qualcosa di brutto. E’ una consapevolezza che la fa impazzire, che la fa rannicchiare contro la porta. Al Ranch, alle persone che ama o a lei? Ma sta per succedere. Non c’è niente di logico in questo, non c’è niente di razionale eppure è una sensazione così forte che le stringe lo stomaco in una morsa, il suo corpo si irrigidisce come se fosse di acciaio e le mani le fanno male.
Cerca di prendere respiri profondi. Guarda i muri come se si aspettasse di vederli crollare da un momento all’altro, si aspetta di sentire lo scoppio dei vetri infranti. Sgrana gli occhi quando sente qualcuno urlare, un grido soffocato e ci mette più di una manciata di secondi a rendersi conto che è la sua la bocca spalancata che preme contro il cuscino. Lo scaglia lontano in quella loro stanza disordinata e vuota perché Emile non è ancora rientrato dal lavoro.
Il possibile arrivederci di Aura le ha dato un dispiacere leggero per un’altra persona che forse se ne andrà, alla ricerca di cosa? Realizzazione personale sicuramente, voglia di spiccare al volo. E’ giusto. Lo è sempre. Questo non lo rende più facile per lei. Non è facile tenerli per mano per così tanti mesi e poi lasciarli andare soprattutto quando sai che il loro cammino li porterà lontani.
Il certo addio di Gray non le ha fatto provare niente. La consapevolezza di non avere più niente da dirgli la fa sentire leggera. Non gli mancherà. Si sono ridotti a due estranei con un passato, un tratto di strada in comune e niente di più.
Quello che Cath dice è come una goccia che scava su una roccia: erosione lenta ma inesorabile. Mette in luce ogni sua insicurezza, ogni sua fragilità, dà voce a quello che lei mette a tacere di sé con ostinata tenacia. E, senza volerlo, senza esserne totalmente consapevole lei fa lo stesso nei confronti dell'altra.
Quello che Emile non dice le fa un po' male, invece. E' il pizzico al petto di una paura solo mezza incoscia. Sono parole taciute che mettono legna da ardare nel fuocherello della sua paranoia.

"E' solo che la sera è più difficile."
E' solo questo.
Si passa le mani sulla faccia prima di fare forza sulle gambe ed alzarsi.
“Dove diavolo le ho messe...”

Cerca tastandosi le tasche del cappotto e ritrovando un pacchetto di sigarette che ha sequestrato al figlio adolescente di uno dei rancheri con la promessa di non dirlo ai genitori (a meno che non venga scoprire che non ha smesso). Ne pinza una fra le labbra e l’accende con un fiammifero. Apre la finestra facendo entrare il gelo della sera nella stanza. Rabbrividisce ma non si muove da lì. Offre all'orizzonte uno sguardo sperduto.
Spera che l’istinto le stia solo giocando un brutto scherzo. Spera che la netta sensazione che qualcosa non va le si scrolli di dosso. Si guarda intorno, la lingua che scivola sulla bocca che si avvelena di fumo di scarsa qualità. C’è un errore. Forse è per questo quella sensazione. Ma...Dove? In chi? Quanto grande? Come riuscirò a rimediare ma soprattutto: quanto ci metterò a scovarlo?


Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver ogoglio
quasi fossi un uomo.
Ma. al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: "Sera, sera dolce e mia!"
Sembrami d'aver fra le dita la
stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo sperduto,
sguardo sperduto e vene. (*)


(*): Sibilla Aleramo - Son tanto brava