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venerdì 10 ottobre 2014

Grandma

Past


“Nooooooooooonna!”

La chiama per tutta la casa, cercandola. I piedi nudi che toccano appena il pavimento. L'andatura saltellante di una bimba di otto anni.

“Grace lascia stare la nonna, non sta bene questa mattina”

La bambina gonfia le guance e increspa le sopracciglia. Un'espressione tanto contrariata quanto buffa che si porterà dietro fino all'età adulta ed oltre. Ignora le parole della mamma che prepara la colazione e risale le scale del secondo piano.

“Nonna? Dormi ancora?”
“No tesoro mio.”
“Sei ancora a letto però. Stai male davvero allora?”
“Ma no... sono solo pigra. A volte è bello rimanersene un po' sdraiati senza far nulla anche se tuo padre ti dice sempre il contrario.”

Le sorride. Un sorriso con le finestrelle dato che ha perso uno dei denti da latte una settimana prima.

“Vuoi che ti legga qualcosa?”
“Si si si! Mi leggi questo qui?”

E fa cadere sul letto un librone pesantissimo, dalla copertina blu scura. L'aspetto più che vecchio, le pagine ingiallite. Incredibile che quelle candide braccine siano riuscite a trasportalo.

“Il Dizionario medico, di nuovo?”
“Si mi piace!”

Si arrampica sul letto altissimo, accoccolandosi poi vicino all'anziana donna dai lunghi capelli bianchi lasciati sciolti solo quando dorme.
Le piace che la Nonna legga per lei, adora il suono della sua voce calda e buona, adora il modo in cui sembra raccontarle una storia di paura quando ci sono quei dettagli schifosi di sangue e budella e quando le parla dei nervi e descrive il corpo umano come fosse il più fantastico dei paesaggi.

“Ma dai Nonna. E' impossibile che abbiamo tanta acqua dentro!”

Commenta di tanto in tanto, a volte fa le stesse domande e ride con una risata un po' esagerata.

“Nonna come mai non le spiegano tutte queste cose a scuola?”
“Perché... non le ritengono importanti ma devi ricordarti che non c'è nulla che non valga la pena di sapere in questa vita Grace. Anche le cose che ti sembrano strane o le persone che ti sembrano strane, vale la pena di capirle.”
“Anche quelli che vediamo ogni tanto in Piazza? Quelli che parlano con quell'accento buffo e si muovono tutti rigidi come le marionette di Jimmy?”

La Nonna ride. Una risata interrotta da un colpo di tosse.

“Si anche quelli che vengono dal Core. La cosa bella è scoprire sempre cose nuove”
“Ma tu dici sempre che i metodi tradizionali sono i migliori!”
“Si è vero ma è perché io sono vecchia ormai. Tu invece puoi imparare cose nuove, cose diverse. La curiosità può essere una grande forza”

A few years later. . .


“Nonna?” Bussa allo stipite della porta. I lunghissimi capelli divise in due trecce.
“Vieni qui bambina mia”

Cammina piano attraverso la stanza in penombra, quasi timorosa. Sembra strana senza la luce del Sole ad inondarla.

“Stai male...”

Nessuna domanda. Lo mormora tirando su con il naso.

“Si bambina mia. Sto male”

Fai piano: le bimbe grandi non piangono. Fai piano: le bimbe grandi non piangono.

Ma poi le getta le braccia intorno al collo e dirompe in un lamento fatto di singhiozzi.

“Non devi piangere. Va tutto bene”
“Guarirai allora?”

La guarda con occhi gonfi di pianto, gonfi di speranza.

“No, quello no. Ma ora mi sento meglio e voglio stare un po' con te. Mi leggi il nostro libro, ti va?”

Annuisce, stringendo le labbra e ricacciando indietro le lacrime.

Va a prendere il manuele di medicina. Invecchiato di parecchi anni, sempre più consumato. Si siede sul letto a gambe incrociate e ne legge alcune voci. Alcune le conosce a memoria ma dovrà passare tempo prima che lo capisca tutto davvero.

“Diventerò una brava dottoressa come te Nonna.”
“Diventerai più brava di me, tesoro”

Le assicura, sistemandole i capelli dietro l'orecchio.

“Non c'è nulla che non valga la pena di sapere. Ricordalo. Soprattutto nel nostro lavoro. Le cose cambiano, si scoprono cose nuove. L'ho insegnato a tuo padre ma lui non l'ha mai capito davvero. Forse perché sia io che lui abbiamo visto così poco del 'Verse... Tieni aperta le mente. Una mente aperta trova le soluzioni.”
“Dammi il tempo di imparare Nonna! Potrei trovare qualcosa per farti stare meglio!”
“Non è possibile, Grace. Facendo il medico imparerai che... ci sono pazienti che arrivano da te per guarire ed altri che ci vengono per morire. In entrambi i casi dovrai solo fare del tuo meglio”
“Ma che senso ha allora?”
"La Vita è uno strano regalo. All'inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di avere ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta: lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe quasi pronti a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo ma solo un prestito. Allora, si cerca di meritarlo" (*)
 "Non credo di capire, Nonna."

Dice, esasperata e con la voglia di crescere lì, subito, perché i grandi capiscono, i grandi non hanno paura della morte a quanto pare, i grandi non piangono.

"Capirai, serve solo tempo"

Le servierà tempo, effettivamente, per capire. Capirà che non solo la vita ma anche la felicità bisogna meritare. Le servirà tempo per capire quanto la Nonna l'abbia aiutata a diventare quello che è ora. Una donna forse non tanto saggia quanto lei, sicuramente non saggia quanto lei ma che mai si è fatta chiudere la strada dai pregiudizi, mai troppo almeno e che guarda il 'Verse con occhi pronti a fare domande e a cercare risposte. Anche se non sa se ha mai imparato a fare quelle giuste.



(*):Dal libro "Oscar e la Dama in Rosa"di E.E. Schmitt



sabato 27 settembre 2014

Exodus Day 2516

27.09.2516

In casa Sullivan non esiste meteorite o apocalisse che possa intralciare la tradizione di pranzare tutti insieme il 27 settembre, per festeggiare l'Exodus Day. L'aria luttuosa e pesante che si respira da quando il Governatore ha dato l'annuncio aleggia ovunque ma i figli di Greenfield non si fanno piegare tanto facilmente. Continuano la loro vita, continuano a lavorare come fanno i suoi rancheri al Black Oak. Anche se lei li vede... Li vede guardare il cielo, deglutire e poi tornare a curvarsi ma sempre con grande dignità. Curvarsi solo perché la terra è bassa. Curvarsi perché loro, quella terra, la amano.

“Ziaaaaaaaaaaaa”

Un urlo squarcia il rumore di fondo dei suoi pensieri. Fa giusto in tempo a voltarsi per prendere al volo un bambino di sei anni. Bello come il Sole che in questo momento batte sui suoi capelli biondi. Li ha presi dalla madre. Ma il sorriso... Il sorriso è firmato Sullivan.

Danny Sullivan
“Zia papà dice che non possiamo venire al Ranch a trovarti. Dice che ti diamo fastidio!”
“Papà è tutto matto!”

Basta prendere in giro il fratello Christopher, cosa che lei fa sempre molto volentieri comunque che il nipote scoppia a ridere ed annuisce, neanche fosse la battuta migliore del 'Verse.

Lascia andare Danny, sistemandogli il gilet. I bambini son vestiti a festa mentre lei ha dimenticato di rispolverare il suo abitino a fiori e si è presentata con un paio di jeans.

“Zia ora Nonna ti fa il culo perché non hai su l'abito della domenica”
“Non è domenica oggi. E poi che sono queste parole Colin?”
Colin Sullivan
Christopher Sullivan

Se lo tira a sé e lo abbraccia. Ha solo undic
i anni ed è già altissimo. Secco come un chiodo ma il fisico che promette di maturare come quello del padre che esce dalla porta di casa. Christopher Sullivan è un armadio e riesce a mettere in ombra con la propria stazza anche la bella donna bionda che gli è accanto. Alta più di un metro e settanta e con un pancione che grida vita e nipotina in arrivo alla prima occhiata.

“Allison... sei meravigliosa”

Allison
Non può fare a meno di dirlo con le mani che vanno a stringere quelle di lei prima di accarezzarle la pancia.

“Si una meravigliosa mucca. Chris vorrebbe chiamare un esperto veterinario per farmi partorire”
"Allora basto io"

Marito e moglie ridono. L'omone spinge la sorella in casa e richiama i bambini.

“Grace....”
“Ciao mamma”

La madre ha preso il brutto vizio di sembrare commossa e farsi venire gli occhi lucidi ogni volta che la vede da quando si è trasferita e non abita più con loro. Questo indipendentemente dall'età che ormai Grace si porta dietro.

“Dov'è Jason?”

Chiede, cercando con gli occhi il fratello, credendo di trovarlo in cucina a sgraffignare i dolci.

“Non è riuscito a venire. Dice che è ha tanto da fare nel 'Core”

Nel 'Core. Sorride. Per i genitori i pianeti del Core sono uno uguale all'altro come se Jason li abitasse tutti e non ne abitasse nessuno.

“Ciao papà”
“Ciao bambina mia. Come va il lavoro?”
“Bene.”
“Bene.”

Non si scambiano altre parole. Si guardano. E tutti e due sembrano rimandare.

“Forza a tavola! Grace spero che ti ricordi almeno come ci si comporta e le buone maniere visto come ti sei presentata.”

Colin le lancia un'occhiata. Lei ridacchia e gli scompiglia i capelli scuri.
“E' troppo facile avere ragione in questo modo, ragazzino”

Mangiano, bevono, scherzano con i bambini perché si meritano che nulla cambi, si meritano quello che è un pomeriggio di festa che si mescolerà nella loro memoria con altri cento pomeriggi di festa e pranzi con i parenti. Si meritano questo. I bambini devono aver paura dei mostri sotto il letto e non di un pericolo di estinzione.

Tutti si sistemano per il sonnellino pomeridiano. Lei raggiunge il padre in veranda, seguita passo passo da Jock, il vecchio cane di casa. Padrone indiscusso del tappeto davanti al caminetto.

Jock
“Te lo ricordi? Quando da cucciolo inciampava sulle proprie orecchie?”
“Si ed ora è troppo vecchio e stanco per correre. Proprio come me”

Sorride di un amore profondo. L'amore che può legare una figlia ad un padre adorato.

“Dovreste prendere e andare da...”
“No Grace. Non andremo da Jason. Questa è casa nostra. Tua madre ne morirebbe. Prega ogni sera per Greenfield. Qui è dove lei è cresciuta. Dove ha cresciuto te e i tuoi fratelli... Qui ci sono tutti i ricordi legati alla nostra famiglia. Le cose di Richard, la sua tomba. Inoltre Allison partorirà a settimane. Ed è stata una gravidanza difficile, lo sai. Deve rimanere a letto il più possibile”
“Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi”
“Non essere cinica”
“Non lo sono papà ma dovreste andare. Prepararvi ad andare, almeno”

George Sullivan ignora le ultime parole. Si perde a guardare il campo verde davanti alla casa. Le altalene improvvisate sui rami degli alberi.

“E tu?”
“Lo sai che io non posso. Devo rimanere con la gente del Ranch. E con voi.”

La sottile mano di lei finisce fra quelle grandi del padre e lei si sente incredibilmente impotente. Vede gli occhi austeri dell'anziano farsi tristi e sempre più consapevoli. Vede e capisce che lui vorrebbe essere più giovane, vorrebbe poterla proteggere, vorrebbe che i problemi della figlia si potessero prendere a pugni come quando si voltava dall'altra parte mentre i tre fratelli si vendicavano contro il bulletto che l'aveva presa di mira fuori dalla Chiesa anche se è sempre stato uno a favore di "porgi l'altra guancia".

Se ne rimangono in silenzio. Padre e figlia. Due generazioni che devono affrontare la stessa paura. E' molto ingiusto. Per lui che la vita non dovrebbe più occuparsi di metterlo alla prova. Per lei che la vita dovrebbe lasciarsi vivere di più, per darle il tempo di fare progetti a lungo termine, il tempo di ricordare come si spera in un futuro migliore.



giovedì 25 settembre 2014

Darkness



24.09.2516

Rischio estinzione.

Sono bastate due parole e ha visto il suo mondo crollare prima ancora che sia il meteorite a colpirlo.
Un capogiro, crede di cadere. Cadere attraverso mille paure, cadere attraverso il panico che le sta facendo pompare ad un ritmo forsennato il cuore, cadere e frantumarsi insieme a tutta la sua vita.
Le mani di Solomon che l’afferrano, la riportano alla realtà. Stringe quelle di lei, vagamente tremanti.

Respira. Piano. Respira. Reagisci. Cerca di capire.

Lo riempie di domande, cerca risposte che quell’uomo non ha. Strappa all’Ammiraglio la promessa di salvarlo. Salvare Greenfield. E nel momento esatto in cui lui dice che lo farà lei prova un senso di colpa così grande che la schiaccia. La consapevolezza di avergli chiesto troppo, di averlo caricato di un nuovo peso, di una nuova voce che implora di trovare la soluzione ad un problema che, chi ci crede, potrebbe solo mettere nelle mani del Signore. E lei? Come può fare? Chi pregare? Prega la volontà degli uomini, il loro ingegno.


25.09.2516



Buio. Affanno. Le lenzuola intorno alle gambe nude la intrappolano. 


Sii una donna di speranza…

E’ sicura di averla da qualche parte ancora, una fonte di speranza da cui attingere, ricorda che oltre a tutto quel dolore, oltre tutto quel terrore c’è qualcosa. No, forse non qualcosa, qualcuno per cui vale la pena di sperare nella vita. Non lo trova. Non trova nessuno.

E’ troppo buio. Aiuto. Dove sei?

 Più l'incubo cerca di strapparla via dal sonno più la stanchezza accumulata la riporta giù e si trova a metà, in un limbo in cui l'unico orrore è quello di non riuscire ad aprire gli occhi. Smette di lottare, si lascia andare.


E' troppo buio. Aiuto. Dove sei? 



Continua a cercare. Vede sé stessa che corre. Ma verso cosa? Si lamenta, rigirandosi nel letto.
Ah si. La famiglia, gli amici, l'Amore. La sua mente elabora, convinta che la risposta sia lì, nascosta fra quelle parole.

Un gruppo di persone. Chi sono? Le danno le spalle.
Ci deve essere qualcosa, no, qualcuno per cui sono ancora qui. Per cui sto affrontando tutto questo, per cui sto correndo.Vede qualcosa cadere da un cielo che si è fatto improvvisamente chiaro. La luce distrugge le tenebre ma...
Un boato. Tutto diventa bianco. Tutti loro vengono spazzati via.



Lei si ritrova seduta sul letto, la finestra spalancata a causa di un colpo di vento. Ora è sveglia ma non riesce ancora a ricordare.