sabato 27 settembre 2014

Exodus Day 2516

27.09.2516

In casa Sullivan non esiste meteorite o apocalisse che possa intralciare la tradizione di pranzare tutti insieme il 27 settembre, per festeggiare l'Exodus Day. L'aria luttuosa e pesante che si respira da quando il Governatore ha dato l'annuncio aleggia ovunque ma i figli di Greenfield non si fanno piegare tanto facilmente. Continuano la loro vita, continuano a lavorare come fanno i suoi rancheri al Black Oak. Anche se lei li vede... Li vede guardare il cielo, deglutire e poi tornare a curvarsi ma sempre con grande dignità. Curvarsi solo perché la terra è bassa. Curvarsi perché loro, quella terra, la amano.

“Ziaaaaaaaaaaaa”

Un urlo squarcia il rumore di fondo dei suoi pensieri. Fa giusto in tempo a voltarsi per prendere al volo un bambino di sei anni. Bello come il Sole che in questo momento batte sui suoi capelli biondi. Li ha presi dalla madre. Ma il sorriso... Il sorriso è firmato Sullivan.

Danny Sullivan
“Zia papà dice che non possiamo venire al Ranch a trovarti. Dice che ti diamo fastidio!”
“Papà è tutto matto!”

Basta prendere in giro il fratello Christopher, cosa che lei fa sempre molto volentieri comunque che il nipote scoppia a ridere ed annuisce, neanche fosse la battuta migliore del 'Verse.

Lascia andare Danny, sistemandogli il gilet. I bambini son vestiti a festa mentre lei ha dimenticato di rispolverare il suo abitino a fiori e si è presentata con un paio di jeans.

“Zia ora Nonna ti fa il culo perché non hai su l'abito della domenica”
“Non è domenica oggi. E poi che sono queste parole Colin?”
Colin Sullivan
Christopher Sullivan

Se lo tira a sé e lo abbraccia. Ha solo undic
i anni ed è già altissimo. Secco come un chiodo ma il fisico che promette di maturare come quello del padre che esce dalla porta di casa. Christopher Sullivan è un armadio e riesce a mettere in ombra con la propria stazza anche la bella donna bionda che gli è accanto. Alta più di un metro e settanta e con un pancione che grida vita e nipotina in arrivo alla prima occhiata.

“Allison... sei meravigliosa”

Allison
Non può fare a meno di dirlo con le mani che vanno a stringere quelle di lei prima di accarezzarle la pancia.

“Si una meravigliosa mucca. Chris vorrebbe chiamare un esperto veterinario per farmi partorire”
"Allora basto io"

Marito e moglie ridono. L'omone spinge la sorella in casa e richiama i bambini.

“Grace....”
“Ciao mamma”

La madre ha preso il brutto vizio di sembrare commossa e farsi venire gli occhi lucidi ogni volta che la vede da quando si è trasferita e non abita più con loro. Questo indipendentemente dall'età che ormai Grace si porta dietro.

“Dov'è Jason?”

Chiede, cercando con gli occhi il fratello, credendo di trovarlo in cucina a sgraffignare i dolci.

“Non è riuscito a venire. Dice che è ha tanto da fare nel 'Core”

Nel 'Core. Sorride. Per i genitori i pianeti del Core sono uno uguale all'altro come se Jason li abitasse tutti e non ne abitasse nessuno.

“Ciao papà”
“Ciao bambina mia. Come va il lavoro?”
“Bene.”
“Bene.”

Non si scambiano altre parole. Si guardano. E tutti e due sembrano rimandare.

“Forza a tavola! Grace spero che ti ricordi almeno come ci si comporta e le buone maniere visto come ti sei presentata.”

Colin le lancia un'occhiata. Lei ridacchia e gli scompiglia i capelli scuri.
“E' troppo facile avere ragione in questo modo, ragazzino”

Mangiano, bevono, scherzano con i bambini perché si meritano che nulla cambi, si meritano quello che è un pomeriggio di festa che si mescolerà nella loro memoria con altri cento pomeriggi di festa e pranzi con i parenti. Si meritano questo. I bambini devono aver paura dei mostri sotto il letto e non di un pericolo di estinzione.

Tutti si sistemano per il sonnellino pomeridiano. Lei raggiunge il padre in veranda, seguita passo passo da Jock, il vecchio cane di casa. Padrone indiscusso del tappeto davanti al caminetto.

Jock
“Te lo ricordi? Quando da cucciolo inciampava sulle proprie orecchie?”
“Si ed ora è troppo vecchio e stanco per correre. Proprio come me”

Sorride di un amore profondo. L'amore che può legare una figlia ad un padre adorato.

“Dovreste prendere e andare da...”
“No Grace. Non andremo da Jason. Questa è casa nostra. Tua madre ne morirebbe. Prega ogni sera per Greenfield. Qui è dove lei è cresciuta. Dove ha cresciuto te e i tuoi fratelli... Qui ci sono tutti i ricordi legati alla nostra famiglia. Le cose di Richard, la sua tomba. Inoltre Allison partorirà a settimane. Ed è stata una gravidanza difficile, lo sai. Deve rimanere a letto il più possibile”
“Con la fortuna della nostra famiglia partorirà mentre il meteorite sta per schiantarsi”
“Non essere cinica”
“Non lo sono papà ma dovreste andare. Prepararvi ad andare, almeno”

George Sullivan ignora le ultime parole. Si perde a guardare il campo verde davanti alla casa. Le altalene improvvisate sui rami degli alberi.

“E tu?”
“Lo sai che io non posso. Devo rimanere con la gente del Ranch. E con voi.”

La sottile mano di lei finisce fra quelle grandi del padre e lei si sente incredibilmente impotente. Vede gli occhi austeri dell'anziano farsi tristi e sempre più consapevoli. Vede e capisce che lui vorrebbe essere più giovane, vorrebbe poterla proteggere, vorrebbe che i problemi della figlia si potessero prendere a pugni come quando si voltava dall'altra parte mentre i tre fratelli si vendicavano contro il bulletto che l'aveva presa di mira fuori dalla Chiesa anche se è sempre stato uno a favore di "porgi l'altra guancia".

Se ne rimangono in silenzio. Padre e figlia. Due generazioni che devono affrontare la stessa paura. E' molto ingiusto. Per lui che la vita non dovrebbe più occuparsi di metterlo alla prova. Per lei che la vita dovrebbe lasciarsi vivere di più, per darle il tempo di fare progetti a lungo termine, il tempo di ricordare come si spera in un futuro migliore.



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