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sabato 21 marzo 2015

Galleggiar m'è dolce in questa Bloom

Past.

Una bella donna che ha sicuramente passato i venticinque anni se ne sta al bancone di un Saloon, l'aria annoiata di una turista che non trova le attrazioni giuste fino a quando non posa gli affusolati occhi azzurri su una ragazza che ride ad un tavolo lontano. Prende a fissarla perché ad Oak Town, in quel preciso momento, in quel preciso locale non trova niente di più interessante. Grace Sullivan seduta al tavolo, intenta a ridere, scuote la testa e si volta intercettando lo sguardo della mora con tutta la curiosità dei suoi vent'anni o poco più.

"Non lo fare Grace"
"Che cosa?"
"Qualsiasi cosa tu stia pensando di fare."
"Non sto pensando a..."
"Si invece! Fai sempre così. Quando pensi di fare qualcosa di sbagliato o anche solo pensi qualcosa che non dovresti proprio pensare fai in quel modo!"
"Quale modo?"
"Ti passi la lingua sul labbro inferiore, lo tieni fra i denti un momento prima di lasciarlo. E' snervante, lo fai sempre. E puntalmente dopo ti ritrovi nei guai."
"Ma che stai dicendo! Sei totalmente pazza!"
"Ah si? Ti ricordo quando..."

°°°

"Hey? Ti iscrivi o no?"
"Io..."

Abbassa lo sguardo sul volantino: "RODEO AL RANCH SMITHSON. DOMATE IL NOSTRO TORO PIù INFURIATO. SOLO PER MAGGIORENNI, non vogliamo la responsabilità delle vostre ossa rotte."
Si passa la punta della lingua sulla bocca prima di stringerla fra i denti.

"Io si certo!"
"Mi sembri... giovane. Quanti anni hai?"
"Sono maggiorenne. Come c'è scritto qui. Cos'è mi sta discriminando perché sono bassa? E' così che fate da queste parti? Le vostre donne apprezzano la vostra meleducazione?"

Attacca per mettere l'uomo baffuto in difficoltà, attacca per non far vedere che ha ancora il viso di un'adolescente perché il trucco ed i capelli lasciati sciolti ed i tacchi non servono veramente a molto.
Grace Sullivan partecipa e quasi vince. A mandarla a casa con un'occhio nero ed il labbro spaccato non sarà il toro ma quella stronza che ha beccato a barare e con cui, ovviamente, è dovuta finire in rissa.

°°°

Quando la donna alza nella sua direzione un bicchiere di whisky non può fare a meno di farlo, quel gesto, in quella identica seguenza.

"Viene dal Core!"
"Lo so..."
"E' una donna!"
"Lo so."

Che sarebbero tutte ottime obiezioni per una giovane ragazza di Greenfield ma lei lancia un'occhiata all'amica con sé prima di salutarla e raggiungere...

"Agnes"
"E' un piacere"
"Ancora non sai quanto, bocciolo"

Today.

"Vuoi?"

Osserva la joint di Bloom che Keelan le offre. Si passa la lingua sul labbro, lo morde piano, lo lascia andare.

"No... Meglio di no. Io non ho mai provato. Non dovrei."

Non dovrei. E si ha la sensazione che tutta la sua vita sia fatta ultimamente di tanti non dovrei: perché non ha più vent'anni o poco più.
Lo confessa con un sorriso senza imbarazzo e senza imbarazzo prende la canna che lui le regala. La conserva, per un po'.

Una delle sere seguenti quando torna al Ranch prima di salire in camera a dormire si rifugia in uno dei campi delle immense proprietà di Mason, lasciandosi cadere seduta sull'erba. Se lo immagina: il vecchio Mason che batte la mano sulla spalla del figlio e gli dice "Un giorno tutto questo sarà tuo". Sarà suo ma intanto a gestire ogni centimetro di quella terra c'è lei e la ama anche se non è la sua di eredità.
Si stringe nelle spalle. La primavera sta arrivando ma la sera ancora non perdona e lei, comunque, ha sempre freddo. Pinza la canna fra le labbra, l'accende con un fiammifero.
La prende uno strano senso di calma. Si rilassa. Le barriere mentali che erige durante il giorno vanno lentamente a cadere. Nessun senso di euforia ma non era quello che cercava: l'entusiasmo non le manca. Le mancano tante altre cose, fra cui la capacità di rilassarsi davvero.

Rain uggiola vicino a lei, richiamandone l'attenzione. Le passa la mano libera sul pelo morbido.
Da quando Cath l'ha lasciata a lei, se la porta sempre dietro: per non farla sentire sola, per non farle sentire la mancanza della donna che è la sua famiglia, che è casa sua.
Ci pensa, a Cath Meyer. La immagina in quella stanza asettica intenta a leggere e a scrivere. A leggere cosa? A scrivere che? Chissà. La immagina stanca e nervosa perché non riesce a dormire. Avverte il dispiacere e la preoccupazione soprattutto di non potersi prendere cura di lei che sta male e che ha la febbre che continua a salire. 

...

Il gesto. Perché pensa poi a tante cose a cui non dovrebbe pensare. Lo ha cercato di spiegare a Meng ma le ha detto solo di quel viaggio che è la cosa più "innocua" che ha nella mente. Quel viaggio che non può fare perché tante persone hanno bisogno di lei ancora: la sua famiglia, Emile, il Ranch. Quel viaggio che inizia, quasi, ad associare alla propria morte visto che lo rimanda da così tanto tempo probabilmente non riuscirà a farlo mai.
Un'altra boccata di quel fumo profumato. Galleggia. E tutto è leggero e c'è una soluzione anche per i problemi senza nome. Che sia la Bloom o l'ottimismo che importa? Sono, tendenzialmente, droghe tutte e due.