Caro Richard,
quando ti ho perso non ho perso solo un fratello ma anche
una parte della mia infanzia e del mio futuro. Tutte le promesse che ci siamo
fatti da piccoli e tutte le liti ed il ricordo di me bambina si è macchiato,
offuscato.
Mi sarebbe piaciuto conoscere tua moglie, stringerla a me come se avessi acquistato una nuova sorella. Vederti innamorato e prenderti in giro per questo. Mi sarebbe piaciuto diventare la zia dei tuoi figli. Sarebbero stati dei bravi bambini e dei bravi uomini o donne. I tuoi figli Richard... I miei figli... si incontreranno nel mondo dei “se e dei ma”, nel mondo dell’impossibile e dell’improbabile e saranno arrabbiati con i loro genitori per non averli fatti nascere. Si lo so, tu almeno hai una buona scusa ma anche io, fratello mio, ho le mie.
Quando ho perso te ho perso una parte dei miei genitori. Qualcosa in loro si è rotto, infranto e non c’è modo di riportarlo indietro quel qualcosa. Avrei preferito essere più grande perché non ero pronta per dire addio nemmeno ad un quarto di loro. La nostra mamma, Richard, è così invecchiata. Ogni volta che l’abbraccio sembra farsi più piccola ed egoisticamente vorrei che non fosse così, vorrei dirle di smetterla, di ricordarle che anche se siamo cresciuti ha ancora tre figli ma non lo dirò perché viene un momento nella vita di un figlio in cui è ora di ridare indietro tutto quello che ha preso in termini di amore e di sostegno. La nostra mamma... aveva bisogno di un corpo sul quale piangere ma non ci è stato dato ed una madre non può disperarsi su una bandiera. A volte la guardo e credo che lei sia convinta dentro di sé, convinta di un errore, uno scambio di persona e ti pensa lontano ma pronto per fare ritorno. Io invece so che tu non tornerai mai. Dove sei Richard? Questo me lo chiedo. Mi domando se ti hanno seppellito e se quando lo hanno fatto hanno pensato che eri amico, figlio e fratello di qualcuno. Fratello mio.
Mi sarebbe piaciuto conoscere tua moglie, stringerla a me come se avessi acquistato una nuova sorella. Vederti innamorato e prenderti in giro per questo. Mi sarebbe piaciuto diventare la zia dei tuoi figli. Sarebbero stati dei bravi bambini e dei bravi uomini o donne. I tuoi figli Richard... I miei figli... si incontreranno nel mondo dei “se e dei ma”, nel mondo dell’impossibile e dell’improbabile e saranno arrabbiati con i loro genitori per non averli fatti nascere. Si lo so, tu almeno hai una buona scusa ma anche io, fratello mio, ho le mie.
Quando ho perso te ho perso una parte dei miei genitori. Qualcosa in loro si è rotto, infranto e non c’è modo di riportarlo indietro quel qualcosa. Avrei preferito essere più grande perché non ero pronta per dire addio nemmeno ad un quarto di loro. La nostra mamma, Richard, è così invecchiata. Ogni volta che l’abbraccio sembra farsi più piccola ed egoisticamente vorrei che non fosse così, vorrei dirle di smetterla, di ricordarle che anche se siamo cresciuti ha ancora tre figli ma non lo dirò perché viene un momento nella vita di un figlio in cui è ora di ridare indietro tutto quello che ha preso in termini di amore e di sostegno. La nostra mamma... aveva bisogno di un corpo sul quale piangere ma non ci è stato dato ed una madre non può disperarsi su una bandiera. A volte la guardo e credo che lei sia convinta dentro di sé, convinta di un errore, uno scambio di persona e ti pensa lontano ma pronto per fare ritorno. Io invece so che tu non tornerai mai. Dove sei Richard? Questo me lo chiedo. Mi domando se ti hanno seppellito e se quando lo hanno fatto hanno pensato che eri amico, figlio e fratello di qualcuno. Fratello mio.
Mi manchi. Mi manchi ogni giorno. Anche se di te non parlo.
Mi manchi anche se non riesco più a suonare la chitarra. So che mi sgrideresti, dicendo di averti fatto perdere tempo ad insegnarmi ma tanto non sono mai stata molto brava. Continuo a cantare però.
Ne ho vissute così tante da quando non ci sei più che mi chiedo se saresti fiero di me, di come sta andando avanti la mia vita e di come sono cambiata e dei sacrifici che ho fatto e della felicità che mi sono presa. Perché me la sono presa la felicità Richard, l’ho strappata alla vita, l’ho pretesa: attimo dopo attimo, sorriso dopo sorriso. Mi chiedo se con qualche tuo consiglio mi sarei salvata da tutto il dolore che mi ha travolto, da tutti i guai in cui mi sono cacciata, da tutte le scelte sbagliate che probabilmente ho fatto e sto facendo.
Credevo che avremmo vissuto insieme la vecchiaia dei nostri genitori.
E' difficile, Richard, difendersi da soli. E' difficile ringhiare e mostrare i denti, far vedere chi è che comanda, non farsi mai mettere i piedi in testa.
Io e te siamo difesi con le unghie per tutta la vita ma alla fine io non ero con te. Spero tanto che tu non abbia avuto paura, che non ti sia sentito solo, che l’amore di casa sia riuscito ad arrivare fin lì, su un pianeta tanto freddo e tanto lontano...
Volevo dirti solo che lo sono ancora, una donna di speranza come mi hai insegnato tu.
Tua sorella,
Grace
Grace Sullivan lascia questa lettera, incastrata nel segreto di gambi di meravigliosi fiori arancioni sulla tomba di Richard Sullivan. Ci lascia anche una lacrima. Una sola. Che le riga la guancia nel momento in cui il vento freddo di Greenfield le fa abbassare le ciglia. Poi volta le spalle e da sola se ne torna a lavoro come se niente fosse, se ne torna alla vita.
La ballata dell'Eroe
Era partito per fare la guerraper dare il suo aiuto alla sua terragli avevano dato le mostrine e le stellee il consiglio di vender cara la pelle.E quando gli dissero di andare avantitroppo lontano si spinsero a cercare la veritàora che è morto la patria si gloriad'un altro eroe alla memoria.Ma lei che lo amava aspettava il ritornod'un soldato vivo , d'un eroe morto che ne farà,se accanto nel letto le è rimasta la gloriad'una medaglia alla memoria?
La ballata dell'eroe - Fabrizio De André
