La rabbia ed il dolore le esplodono nel petto.
La domanda non è più chi deve pregare ma contro chi deve bestemmiare.
Si guarda intorno per la cabina della nave che dallo Skyplex la riporta su Greenfield. Quell'ambiente asettico la manda in bestia: il non avere niente da lanciare, da distruggere, da sgretolare fra le mani che sono rigide come artigli.
L'Amore. L'Amore non porta niente di buono. Perché si è sempre ostinata a difenderlo con tanta energia? Quando ogni volta la conduce solo sull'orlo del precipizio. L'Amore è un uomo che la tira per i capelli, costringendola ad affacciarsi da un burrone, uno strapiombo che porta in un oblio di sofferenza. Sofferenza sua, la sofferenza di Cath. Quel bastardo poi le da un calcio e la fa precipitare. Mentre cade è solo il senso di vuoto e di tanta tanta solitudine.
Posso
udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà. E quando il
distacco si è improvvisamente compiuto - o quando non ne colgo più il
suono - allora il silenzio è ancora più terribile perché c'è solo follia
intorno a me, la follia delle cose strappate, che si strappano dal di
dentro, radici che si lacerano a vicenda per crescere separatamente, lo
sforzo compiuto per conseguire l'unità.(*)
Questo non lo può affrontare. Non di nuovo. Non con lei. Questo è un addio che non può permettersi. Non sapendo che in realtà non se ne va. Sapendo che in qualche modo è solamente colpa sua. Sapendo che la sta facendo soffrire, sapendo che non può fare altrimenti. Sapendo che Cath, da qualche parte nel 'Verse, è intenta ad ammazzare l'amore che prova nei suoi confronti e una volta che ci sarà riuscita cosa resterà di loro due? Cosa resterà di due donne che sono come specchio l'una per l'altra? Forse solo frammenti, scheggie che fanno sanguinare. O peggio ancora non resterà niente, neanche l'ombra di quell'amicizia in cui sperava e forse c'è stata almeno per un po'.
Il petto si alza e si abbassa con violenza. Il cuore le impreca contro il costato, come volesse uscire da quella prigione di ossa. Per andare dove non si sa. Forse solo via da tutto. Non ce la fa più. Si arrende. Per la prima volta da quando le sue condizioni di salute sono peggiorate, Grace Sullivan si sente male. Male davvero. Tutto quel tormento la sfinisce e si ritrova svenuta a qualche passo dal piccolo letto. Scivolando nell'incoscienza dove non c'è l'amore di Emile che tace, dove non c'è l'amore di Cath che invece parla e parla forte, dove non ci sono addii imposti o saluti necessari, non ci sono nemmeno i suoi egoismi, non c'è nessuno che le faccia male ma soprattutto non c'è nessuno a cui lei possa far del male.
(*) La casa dell’incesto - Anaïs Nin
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