Sua madre le dice da sempre che una finestra che fischia è la voglia che abbiamo di una persona, di vederla scavalcare ed entrarci nella stanza. Le finestre siamo noi a chiuderle male, le lasciamo mezze aperte quando aspettiamo il ritorno di qualcuno.
Da quando è scoppiata la guerra su
Polaris e suo fratello Richard è partito la sua stanza è gelida,
l'intera casa lo è. Un'epidemia di finestre rotte dice suo padre, il
dottor George Sullivan.
Ogni famiglia ha il suo modo per
affrontare i saluti, qualcuno che se ne va, qualcuno che non si sa
quando tornerà. Loro avevano inconsapevolmente scelto quello.
Grace dorme con un lumino acceso, per farsi faro nella notte, per farsi guida del fratello nel caso dovesse tornare con il buio e le strade non sono illuminate su Greenfield. Un pianeta che piange e la pioggia cade tanto sul Crazy Horse Saloon che sulla Chiesa di Saint Quentin. Almeno quella non fa distinzione, cade sul sacro come sul profano. La pioggia non ha pregiudizi.
Grace dorme con un lumino acceso, per farsi faro nella notte, per farsi guida del fratello nel caso dovesse tornare con il buio e le strade non sono illuminate su Greenfield. Un pianeta che piange e la pioggia cade tanto sul Crazy Horse Saloon che sulla Chiesa di Saint Quentin. Almeno quella non fa distinzione, cade sul sacro come sul profano. La pioggia non ha pregiudizi.
La notte del giorno in cui arriva
la notizia che Richard Sullivan è morto durante un agguato, Grace ha
già finito le lacrime che per tutta la sua vita si è tenuta di
scorta. Si alza dal letto con le coperte a fiori, che promettono una
nuova primavera e va a chiudere la finestra. Controlla che sia
sigillata e spegne la luce. Non c'è più nessuno da aspettare.
08.08.2516
Quel triste ricordo si confonde ora che
diluvia. Lei è zuppa e stanca. Brividi che le scuotono le ossa
nonostante l'aria calda della sera. I capelli attaccati al collo e
alla fronte un po' per l'acqua un po' per il sudore.
Guarda la propria camera. Nonostante viva alla Casa del Black Oak Ranch da diversi mesi ormai, ha accumulato lì dentro poche cose: lo stretto necessario per farla diventare sua.
Guarda la propria camera. Nonostante viva alla Casa del Black Oak Ranch da diversi mesi ormai, ha accumulato lì dentro poche cose: lo stretto necessario per farla diventare sua.
Butta gli stivali sporchi di fango ad
un angolo, getta i vestiti bagnati in un cestino. Prende mentalmente
nota di svegliarsi presto e dare una sistemata ma rimanda tutto a
domani. Tutto. Tranne i pensieri tristi.
Si porta davanti alle tapparelle
chiuse. La mente sudata sul vetro freddo.
Aspetta qualcuno anche questa notte. Qualcuno che si sveglierà in un'altra casa senza lei accanto domani mattina, né la prossima, né la prossima ancora.
Aspetta qualcuno anche questa notte. Qualcuno che si sveglierà in un'altra casa senza lei accanto domani mattina, né la prossima, né la prossima ancora.
“La sera è solo più difficile.
Tutto qui.”
Schiude appena la finestra. Non si sa
mai. Il vento che sibila minaccioso o che le canta una ninnananna,
non ha la forza per capirlo o per ascoltare in ogni caso.
Se ne va a dormire, immergendosi sotto le lenzuola bianche.
Se ne va a dormire, immergendosi sotto le lenzuola bianche.
Il gallo canta. Mary chiama per la
colazione. Sam fa il giro per i corridoi a svegliare chi ha il primo
turno allo stand.
Solleva a fatica le palpebre dopo quelle quattro o cinque ore scarse di sonno.
Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora. E Lei non vuole essere né l'uno né l'altro.
Solleva a fatica le palpebre dopo quelle quattro o cinque ore scarse di sonno.
Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora. E Lei non vuole essere né l'uno né l'altro.
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